Onore al Rimini ma riflettiamo sul movimento

Il gioco non è stato soddisfacente, troppi errori e una situazione generale che va affrontata. Non c´è più tempo

Anzitutto onore al Rimini. Nessuno degli addetti ai lavori avrebbe scommesso un centesimo sulla squadra di Mike Romano che alla fine, al termine di una stagione ricca di saliscendi e sorprese, si è cucita sul petto lo scudetto. Lo ha ammesso il vertice della società adriatica e lo stesso manager, fino alla qualificazione ai play off nemmeno loro credevano possibile l´impresa. Invece è riuscita e va dato atto alla Telemarket di aver dimostrato lo spirito necessario nei play off. Qui proviamo a fare il punto di una stagione altalenante in classifica ma nella quale non abbiamo visto il gioco che ci saremmo aspettati. Lo dimostrano gli stessi play off e la finale stessa. Tanti errori banali, di guanto soprattutto ma di testa anche, forse non si erano mai visti prima. Per non parlare dei bunt che dal ritorno delle mazze di legno sono un´azione obbligata in attacco e che vengono sbagliati anche da fior di professionisti o della corsa sulle basi che spesso è stata a livelli di minibaseball. Si sbaglia, per carità, possono farlo tutti, ma così tanto non c´era oggettivamente da aspettarselo. La tensione? Può darsi. Di certo non è sufficiente, almeno per noi, guardare ai risultati "chiusi" e in bilico fino al termine per dire che ci sono state partite affascinanti. "Tirate", questo sì, ma di bel gioco – è un´opinione – ne abbiamo visto poco. In finale come prima, in tv (e la grande novità è stata la copertura mediatica, quest´anno, anche se i meno esperti a volte faticano a capire di cosa si parli) o dal vivo. Poi quando c´è in gioco lo scudetto ritrovi anche la gente sugli spalti, pensando che lo spettacolo sia più degno o semplicemente per un "riavvicinamento" per la posta in palio. E´ comunque desolante – e su questo il movimento deve interrogarsi – vedere tribune vuote quando una partita è trasmessa su Rai Sat e va in tutto il mondo. Si poteva evitare? Se lo chiedessero le società, perché in questo modo non si va da nessuna parte. E tra le cose da dimenticare c´è anche la sosta non prevista inizialmente, partite che giocate in un determinato momento avevano un significato e dopo ne hanno avuto un altro. Che movimento è – e parliamo a livello di federazione internazionale – quello che fa slittare i tornei internazionali? Si dà l´immagine dei "dilettanti allo sbaraglio". Per questo ripetiamo un concetto spesso usato in questo stesso sito: o si fa il salto di qualità o si resta eterni dilettanti, con scarso seguito di pubblico – fatto sì e no di appassionati – e sempre meno di sponsor. Un concetto che la Federbaseball sembra avere ben chiaro e non a caso si sta lavorando sulle "franchigie" con le formazioni di major league ma le società sembrano poco convinte. Di certo un campionato, giocato praticamente tutti i giorni, con professionisti e sotto l´egida della Mlb sarebbe ben altra cosa. Almeno speriamo. Perché la Fibs deve almeno provare a pretendere che arrivi gente di primo piano. Ma facciamo un passo indietro, torniamo al campionato appena concluso: la vittoria del Rimini è meritata ma lascia spazio ad alcuni interrogativi, come l´età media di una squadra che ha vinto grazie all´apporto in certi casi fondamentale di "giovanotti" come Cabalisti e Gambuti. Si deve riflettere, quindi, su un ricambio che in generale fa fatica ad esserci in tutto il torneo. Grosseto si lecca le ferite, perdere la finale con tre sconfitte per un punto deve essere tutt´altro che piacevole ma quello che sta emergendo sull´ambiente dello spogliatoio (anche se è facile parlare quando si è dall´altra parte dell´oceano) la dice lunga su un clima che non poteva certo aiutare nei momenti decisivi. Per le semifinaliste, Bologna e Nettuno, si può affermare che chiusa in questo modo la stagione è stata deludente. I campioni d´Italia – toccati dalla tragedia di Fontana e che avevano volutamente rinunciato ad Almonte con un gesto che resterà negli annali – avevano chiuso bene la stagione regolare ma non hanno retto. La Danesi sperava in ben altra conclusione ma ha dalla sua la rinuncia all´ultimo istante di Arias. E´ stato, in conclusione, un campionato che fino all´ultimo ci ha lasciato con il fiato sospeso dal punto di vista della classifica prima e dei risultati della finale poi ma che non potremo ricordare per un baseball – inteso come gioco e movimento – cresciuto.

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