Raciti: “Gli oriundi sono una necessità”

Il presidente del Paternò racconta la stagione che ha riportato la sua squadra in serie A1, e parla delle prospettive per il 2004

Dopo una sola annata trascorsa in serie A2, i Warriors Paternò sono ritornati nel massimo campionato. 32 vittorie in stagione regolare, 5 in meno del Rajo Rho, poi nei play-off un secco 3-0 all'Acegas Trieste, che aveva dominato nell'altro girone. Della stagione da poco conclusa, e delle prospettive in vista della prossima, parliamo con il presidente della società siciliana, Mario Raciti.

Quella 2003 è una stagione che avevavmo già impostato l'anno scorso, dopo il primo anno in serie A1. Avevamo fatto degli errori, delle scelte sbagliate, abbiamo speso troppo, chiamato in squadra tanti veterani, giocatori non nostri, in prestito. Poi abbiamo dovuto adeguare il campo alla A1, e anche per quello abbiamo speso più del previsto. Siamo anche rimasti fregati da un paio di oriundi, uno che sembrava avesse i documenti ma poi non è riuscito ad ottenerli, e l'altro che è scappato dopo essere arrivato qua. Stavolta, abbiamo investito sui giovani, mettendo tutti i tasselli al posto giusto; volevamo fare un campionato tranquillo, e invece siamo riusciti a risalire. Ora viviamo il fatto di essere in A1 con più serenità. Confermeremo i nostri stranieri, ma cercheremo di rinforzarci sul monte di lancio. Abbiamo dei contatti, e potrebbe arrivare un nome importante. Di sicuro saremo messi meglio rispetto alle esperienze passate“.


Per quanto riguarda il vostro impianto, invece?
L'illuminazione è un grosso problema. Il nostro è un impianto privato. Difficile chiedere altri soldi al comune, visto che a febbraio partiranno i lavori per un impianto finanziato dalla provincia. Si tratta di un progetto che si era fermato, e che ora è ripartito, del valore di circa 11 miliardi delle vecchie lire. Noi quasi speravamo che non lo facessero, perchè avremmo voluto cercare di migliorare il nostro impianto, che è l'unico privato in tutta la provincia, ma è andata così. Non so come risolveremo il problema dell'illuminazione. Non vogliamo andare a giocare a Messina, perchè non avrebbe senso spostarci e perdere il nostro pubblico, quello che ci siamo conquistati in questi anni. Da qui a Messina sono un centinaio di chilometri, costringeremmo la gente a delle trasferte troppo dure. Io sono convinto che per tutte le squadre l'ideale sarebbe giocare il sabato e la domenica, ma per tutti è una questione di principio. Anzi, sono convinto che quando faremo l'impianto di illuminazione ci chiederanno di giocare solo sabato e la domenica”.


Ritiene che tre partite siano troppe?
E' inutile che ci lamentiamo degli oriundi finchè si gioca anche il venerdì sera. Gli italiani hanno problemi a stare a casa dal lavoro il venerdì. Dobbiamo concepire un baseball veramente nazionale, che vada fuori dalla zona Modena-Bologna. Quando si tratta di fare delle vere trasferte, non si può pensare di giocare anche il venerdì sera. Due anni fa, non c'è una squadra che è venuta qua da noi al completo già il venerdì sera. Perchè non è possibile giocare tre partite nelle condizioni in cui siamo. Bisogna essere realisti: se riempissimo gli stadi si potrebbe anche giocare tutti i giorni, ma così non si può. Addirittura, alle ultime elezioni, un candidato opposto a Fraccari voleva organizzare una lega europea: come si può pensare di fare una cosa del genere, quando con il budget che abbiamo non c'è una squadra italiana che va a fare la Coppa Ceb?“.


La sua squadra è ricca di giocatori che si possono definire “oriundi”. Cosa risponde a chi critica questa scelta?
Il problema è che in Italia non ci sono abbastanza lanciatori validi da permettere ad una squadra di sopportare una serie di tre partite. Se non hai 4-5 lanciatori di livello, affrontare la terza partita diventa insostenibile. E i lanciatori italiani validi sono pochissimi, ancora meno quelli che si allenano seriamente. A questo punto dell'anno, molti italiani non stanno facendo ancora nulla, mentre so che gli oriundi (che poi sono italiani a tutti gli effetti perchè sono trapiantati qua) sono già in palestra. Sono d'accordo anch'io sul fatto che dobbiamo attingere il più possibile dal vivaio italiano, ma dobbiamo guardarci in faccia e capire come stanno le cose. Io ricevo decine di telefonate di presidenti che mi chiedono oriundi senza neanche averli visti giocare, a scatola chiusa. Dobbiamo sederci ad un tavolo e dirci le cose come stanno: è inutile che quando ci incontriamo tutti fanno finta di essere ricchi, pieni di sponsorizzazioni, poi in sostanza… Anche in Nazionale: io ero capo-delegazione con la Nazionale Universitaria a Messina, lo scorso anno. Se non avessimo avuto dei lanciatori oriundi, avremmo preso 50 punti a partita. Allora è inutile andare a certe manifestazioni, se non si hanno i giocatori, considerando che poi capita a volte che gli italiani riunciano alle convocazioni perchè non possono avere le ferie. Io sarei il primo a volere una nazionale tutta italiana, ma dove si vanno a trovare i giocatori? Poi, se a queste manifestazioni si fa brutta figura, dal Coni non arrivano soldi ed è crisi per il movimento. Prima ero anch'io dell'opinione “troppi oriundi”, ma ora che sono dentro all'ambiente e vedo come stanno le cose, la penso diversamente. Bisogna fare delle scelte coraggiose, anche se mi rendo conto che il pubblico si affeziona molto più ai locali che ai giocatori che vengono da fuori. Poi, se io avessi una squadra tutta di italiani avrei bisogno di una serie di jet privati per portare in trasferta tutti, secondo le esigenze di ognuno. Spesso gli oriundi sono persone che fanno scelte di vita diverse“.

In conclusione, dove pensa di poter mirare con la sua squadra la prossima stagione?
Tutto dipenderà dai lanciatori. Abbiamo contatti con dei buoni giocatori, ma speriamo di rinforzarci sul monte. Quando avevamo Larreal, Carbini e Bartolucci ce la giocavamo con tutti; quando non hai lanciatori di un certo calibro, si fa sempre fatica, e di lanciatori buoni ce ne sono pochi. Anzi, vedrete che quest'anno ci sarà grande caccia a veterani come Cossutta, visto che c'è veramente poco altro“.

Informazioni su Matteo Gandini 704 Articoli
Giornalista pubblicista e collaboratore di Baseball.it dall’ottobre 2000, Matteo è un grande appassionato in genere di sport, soprattutto del mondo sportivo americano, che segue da 10 anni in modo maniacale attraverso giornali, radio, web e TV (è uno dei pochi fortunati in Italia a ricevere la mitica ESPN).Per Baseball.it ha iniziato seguendo le Majors americane. Ora, oltre ad essere co-responsabile della rubrica giornaliera sul baseball a stelle e striscie, si occupa di serie A2. Inoltre, nel 2002, per il sito e l’ufficio stampa FIBS ha seguito da inviato lo stage della nazionale P.O. in Florida, la Capital Cup e i mondiali juniores di Sherbrooke (Canada), il torneo di Legnano di softball, e la settimana di Messina, a cui ha partecipato anche la nazionale seniores azzurra. Nel 2003 è stato invece inviato agli Europei Juniores di Capelle (Olanda). Nel 2001 ha anche collaborato alla rivista “Tutto Baseball e Softball”.Per quanto riguarda il football americano, da 3 anni segue il campionato universitario e professionistico americano per Huddle.org, oltre ad essere un assiduo collaboratore alla rivista AF Post. Nel 2003 partecipa al progetto radio di NFLI, ed è radiocronista via web delle partite interne dei Frogs Legnano.Dopo aver collaborato per un periodo di tempo ai siti web Inside Basketball e Play it, nel 2001 ha seguito i campionati di basket americani (NBA e NCAA) per Telebasket.com, in lingua italiana e inglese. Ora segue la pallacanestro d’oltreoceano per Blackjesus.it.Più volte apparso come opinionista di sport americani a Rete Sport Magazine, trasmissione radiofonica romana, lavora stabilmente nella redazione di Datasport, dopo una breve esperienza in quella di Sportal.Nel 2003 ha lavorato anche per l’Ufficio Stampa delle gare di Coppa del Mondo di sci a Bormio.Ha 26 anni, è residente in provincia di Lecco e si è laureato in scienze politiche alla Statale di Milano. La sua tesi, ovviamente, è legata allo sport: il titolo è “L’integrazione dei neri nello sport USA”. Il suo sogno è dedicare tutta la vita al giornalismo sportivo, in particolare nel settore sport USA.

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