L'anno nero della Danesi

Era dal 1992 e da dieci finali scudetto consecutive che il Nettuno non mancava i play off. Ripercorriamo le tappe di questa tribolata stagione in riva al Tirreno

Era dal 1992 che il Nettuno non mancava i play off. Dopo la vittoria del 1990, quella storica che riportò il tricolore in riva al Tirreno dopo ben diciassette anni, arrivarono due cocenti eliminazioni in regular season, la prima l'anno successivo e come già detto nel 1992. Poi, dal 1993, una striscia di dieci finali scudetto consecutive che si è interrotta la settimana scorsa con la matematica esclusione dalla post season. E' la fine di un ciclo? E' ora di voltare pagina? Domande dalla difficile risposta. E' bene però analizzare quello che è successo cifre, curiosità e accadimenti di questa tribolata stagione.
– La Danesi il suo campionato l'ha perso negli scontri diretti, senza alcuna ombra di dubbio. Contro le prime quattro della classifica ha ottenuto un modestissimo 9-15, diviso tra un 5-7 del girone di andata e 4-8 in quello di ritorno, dove però ha incontrato Bologna, Rimini e Modena sul proprio campo. Al contrario contro le ultime cinque, escluso ovviamente l'ininfluente derby che si gioca questo fine settimana, vanta attualmente un 21-6. Di queste sei sconfitte, quattro sono state inflitte dal Parma, una dal San Marino e una dal Firenze nella prima giornata. I quattro ko contro i ducali hanno comunque avuto il loro peso non indifferente.
– La Danesi prima della sosta di luglio, in occasione della trasferta olandese della nazionale, aveva inanellato una striscia di 11 vittorie su 12 partite. Alla ripresa, appena 5 su 15, ed il vantaggio accumulato è sfumato come d'incanto. Le motivazioni? Forse mancava il ritmo partita, visto che durante la sosta non sono state disputate amichevoli, ma la sensazione è che il Nettuno è crollato praticamente nel momento decisivo della regular season.
– Che si sarebbe trattato di una stagione tribolata per i lanciatori lo si era capito dall'inizio. Otoniel Lanfranco, partente lo scorso anno, doveva riunirsi alla squadra ma non si sa a tutt'oggi la fine che ha fatto. Angelo Palazzetti, che col Nettuno aveva vinto il tricolore nel 2001, era annunciato per luglio ma erano mesi che a dire il vero non si allenava. Poi Gabriel Ozuna che lascia la squadra dopo la vittoria a Bologna cedendo ad un offerta di Taiwan di 7000 $ mensili, salvo durare lo spazio di qualche settimana ed essere tagliato, tre settimane senza partente straniero e al suo posto arriva Leoner Vasquez in ritardo di condizione, tanto che solo adesso stava cominciando a lanciare a buoni livelli. Senza dimenticare Silvio Censale, sempre alle prese con problemi fisici che ne hanno limitato rendimento ed impiego, e Juan Carlo Vigna, sottotono rispetto a quello degli anni scorsi. Tra un mercato ad ostacoli e sgradite sorprese, il risultato è stato che il bullpen era molto meno competitivo che negli anni scorsi. Mancava all'appello almeno un partente, se non due, e la differenza si è fatta sentire.
– Il discorso Ozuna merita un'osservazione a parte. In molti hanno criticato la scelta di mandare via il veterano Cipriano Ventura, c'è da notare che comunque al suo posto era stato scelto un sostituto di ottimo livello, tanto che dopo un brevissimo rodaggio aveva impressionato praticamente tutti. La polmonite atipica, la fuga degli statunitensi e la conseguente chiamata da Taiwan per rimpiazzare i fuggitivi, cosa successa anche ad altri giocatori del campionato italiano, non poteva di certo essere prevista, la seconda giovinezza del buon Cipriano magari si.
– Chi ha impressionato all'inizio era Luis De los Santos, che però dopo aver messo paura praticamente a tutti a suon di fuoricampo troppo spesso nei momenti decisivi è scomparso. Rendimento a due facce anche per il seconda base Edgar Tovar, prima deludente tanto da rischiare il taglio (era pronto Ryan Miller, già con Nettuno nel 2002, operazione non andata in porto per la questione relativa al numero dei visti d'ingresso), poi sugli scudi, quindi nei momenti decisivi di nuovo nell'ombra.
– Quel pizzico di fatalità che ti fa comprendere che la stagione nasce storta e tale rimane sino alla fine. Parlando con il capitano Roberto De Franceschi, scherzando ma neanche troppo, è stato fatto un lunghissimo elenco di eventi negativi, piccoli o grandi che siano. Dal foul di un millimetro alla linea dentro il guanto degli esterni, dall'infortunio nei momenti decisivi alla chiamata arbitrale un po' infelice, avuti solo nelle ultime uscite. Non è molto tecnico come discorso, ma ridendoci sopra piuttosto che piangendosi addosso ci si è accorti che più di qualche volta la dea bendata si è rivelata effettivamente tale nei confronti della Danesi.
Bagialemani ha provato a fare di necessità virtù cercando di tirare avanti. Al di la dei pareri personali che ognuno ha sulle frequenti rotazioni della formazione, sul gioco spesso molto aggressivo che non era ripagato dai fatti, con una squadra meno competitiva dello scorso anno e che per giunta era sempre alle prese con infortuni e indisponibilità varie probabilmente si poteva fare poco altro, ed il contro vittorie-sconfitte contro le quattro che andranno ai play off è eloquente. Parlare dopo è sempre facile, anche se tutte le mosse fossero state perfette, se ogni line up fosse stato impeccabile, difficilmente si sarebbe vinto di più. Ma quello che è arduo è spiegare tutto questo ai milioni di “tecnici da tribuna” che affollano le tribune dello Steno Borghese. D'altro canto nemmeno Faraone è stato mai troppo profeta in patria, e prima di vincere sono anche qui passati anni.
– Il discorso della squadra da rinnovare e ringiovanire assolutamente, in prima analisi, regge e non regge. Se gente come Ceccaroli, Gambuti, Fochi ancora gioca (e bene) e fa la differenza, non si capisce per quale motivo non dovrebbero farlo De Franceschi e D'Auria, che sono peraltro fisicamente integri e nel proprio ruolo sono sempre tra i migliori, se non i migliori in assoluto (De Franceschi è ad un passo dall'ottavo guanto d'oro). Certo è però che si deve lavorare, e sodo, sui ricambi in prospettiva futura, anche a costo di sacrifici. Frezza, Giuseppe Mazzanti, Salciccia, Paoletti, il rientrato Costantini, ma anche i futuri innesti del settore giovanile, ci vuole tempo prima che facciano la differenza. Sono loro le speranze di un nuovo ciclo vincente, e la speranza è che accada lo stesso che alla fine degli anni '80, quando proprio la generazione dei D'Auria, De Franceschi, Ciaramella, Ubani e così via subentrò ai veterani di allora e dopo qualche anno (badate bene, qualche anno) cominciò a vincere e non si fermo più, almeno sino alla scorsa settimana.
Ci sarà un lungo inverno per riflettere su tutto questo.

Informazioni su Mauro Cugola 545 Articoli
Nato tre giorni prima del Natale del 1975, Mauro è laureato in Economia alla "Sapienza" di Roma, ma si fa chiamare "dottore" solo da chi gli sta realmente antipatico... Oltre a una lunga carriera giornalistica a livello locale e nazionale iniziata nel 1993, è anche un appassionato di sport "minori" come il rugby (ha giocato per tanti anni in serie C), lo slow pitch che pratica quando il tempo glielo permette, la corsa e il ciclismo. Cosa pensa del baseball ? "È una magica verità cosmica", come diceva Susan Sarandon, "ma con gli occhiali secondo me si arbitra male". La prima partita l'ha vista a quattro mesi di vita dalla carrozzina al vecchio stadio di Nettuno. Era la primavera del '76. E' cresciuto praticamente dentro il vecchio "Comunale" e, come ogni nettunese vero, il baseball ce l'ha nel sangue.

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