Secondo voi come sta il baseball italiano?

Angelo Introppi, nostro ex collaboratore fisso, ci ha inviato una riflessione sull'annoso problema “oriundi”. La pubblichiamo integralmente

Una breve e personale riflessione per aprire un dibattito e cercare idee valide
Il sempre più massiccio ricorso agli oriundi da parte di molte società di baseball è una soluzione che può fare da traino al movimento o è un indice di malessere nascosto?
I pareri sono contrastanti, basterebbe intervistare qualche presidente di alcuni sodalizi per avere risposte diametralmente opposte.
Prima di tutto è bene specificare che il cosiddetto “oriundo”, se perfettamente in regola, gode degli stessi diritti di un italiano “nativo” e quindi non c'è nulla da dire.
Comunque c'è chi sostiene a spada tratta il ricorso agli oriundi perché portano in patria del baseball di assoluta qualità, garantendo spettacolo.
Insomma, la ricetta giusta per riavvicinare il pubblico dei record della metà degli anni ottanta, quando il baseball era una disciplina emergente, molto seguito dai mass-media.
Il sistema giusto per avere in squadra dei “personaggi” da dare in pasto ai giornali locali, capaci di creare intorno a loro quella piccola leggenda presa come esempio dai ragazzi del settore giovanile.
Settore giovanile. Ecco l'argomento sul quale fanno leva altri esperti del settore, nettamente contrari all'infusione di oriundi nelle squadre di baseball nostrane.
Sono in molti a sostenere che il continuo ricorso ad atleti italiani di scuola straniera sia il chiaro sintomo di un settore giovanile sempre più in difficoltà.
Dati alla mano, le squadre giovanili che fanno attività federale pare siano diminuite.
L'età media dei giocatori che fanno attività agonistica si sta alzando.
Il numero complessivo dei tesserati è diminuito.
Probabilmente il numero di tesserati in attività non è mai stato reale, perché fino all'anno scorso costava poco tenere tesserati dei giocatori non più in attività, nella speranza che potessero ripensarci e tornare in diamante.
Quest'anno l'aumento del costo della quota del rinnovo del cartellino ha indotto tante società a sfoltire i ranghi, depennando i rami secchi.
Il risultato è una diminuzione dei tesserati.
Purtroppo lo sport italiano sta attraversando un momento difficile, inutile negarlo.
A farne le spese sono soprattutto gli sports di secondo piano, come appunto il baseball.
Continuando così, il rischio è quello di finire alla pari di discipline come l'hockey su ghiaccio, dove partecipano ai campionati le società che hanno disponibilità economiche e riescono così ad allestire dei team con atleti stranieri ed oriundi.
Forse tra qualche anno, speriamo di no, potrebbe essere così anche per il baseball.
Squadre che stanno in piedi per la passione di pochi dirigenti che si adoperano a fare tutto.
Presidenti che si prendono responsabilità enormi, tagliano addirittura l'erba del diamante durante la settimana, ed al sabato tirano le righe del campo di buon mattino.
A volte queste persone si domandano se è il caso di continuare.
Fortunatamente queste riflessioni durano poco, poi si va avanti, perché questi eroi dello sport, sanno benissimo che se “mollano” non hanno alle spalle alcun ricambio generazionale e finirebbe tutto.
Questa è la realtà dei fatti. Che fare?
Prima di tutto centrare la Qualificazione Olimpica, per poter avere i contributi del CONI.
Qui è fuori discussione che la Nazionale si dovrà avvalere di buoni oriundi.
Tra parentesi, ce ne sono di veramente buoni e con lo spirito di patria nel cuore. Basta valutare attentamente.
Poi il Consiglio Federale è l'organo preposto, eletto dalla base, per dare indicazioni, suggerimenti e quant'altro per migliorare tutti assieme.
Siete soddisfatti di quello che è stato fatto?
Sono state rispettate le promesse?
Cosa vi aspettate per il futuro?
Apriamo un dibattito, confrontiamoci costruttivamente, qualche buona idea di sicuro salterà fuori.
Angelo Introppi

Informazioni su Alessandro Labanti 937 Articoli
Webmaster e responsabile del dominio Baseball.it

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