Inizia l’avventura azzurra

La nazionale maggiore e la preolimpica in Florida

Inizia ufficialmente oggi il biennio che dovrà portare la Nazionale di baseball alle Olimpiadi.
Il verbo 'dovere' in questo caso non va mica tanto preso alla leggera, visto che da una qualificazione per Atene dipende il benessere futuro del movimento. Non partecipare alle Olimpiadi, infatti, significa diventare 'sport di serie B' per il Coni, con tutte le conseguenze del caso.
Oltretutto, quest'anno alle Olimpiadi pare vada una sola formazione europea, oltre alla Grecia, che è il paese organizzatore. Fermo restando che non si ha idea di che squadra potrà comporre il paese ellenico, dove il campionato è di livello amatoriale, Italia e Olanda si dovranno dare battaglia senza quartiere il prossimo anno.
Come e dove, non si è capito. La Federazione Mondiale aveva garantito a Taiwan che all'Olimpiade avrebbero partecipato 2 europee più la Grecia. La federazione Europea ha invece spiegato a Sofia ad inizio anno che sarà una sola europea a giocare (sempre più la Grecia) e che il torneo di qualificazione sarà l'Europeo solo se la Grecia non parteciperà. In caso contrario verrà varato un torneo di qualificazione.


Quel che conterà è vincere questo benedetto torneo di qualificazione, che presumibilmente si giocherà ad inizio estate.
In fondo, questo sarà un vantaggio per noi, perché della forte Olanda vista a Taiwan una quindicina di giocatori sono regolarmente sotto contratto in giro per il mondo, a quell'epoca giocano e molti di loro potrebbero non essere disponibili. E non si può credere che l'Italia possa temere di essere eliminata dalla Russia o dalla Francia o dalla Repubblica Ceca.
L'importante sarà per l'Italia costruire una nazionale in grado di vincere. A partire da un lanciatore partente in grado di incrociare le armi con Cordemans e De Lange.
Sfortunatamente, in Italia non lo abbiamo. Di nostra scuola, intendo. I 'numeri uno' azzurri delle ultime 3 stagioni sono stati Urbani nel '99, Simontacchi nel 2000 e Marchesano nel 2001. Di questi, solo Marchesano è nato in Italia, da dove è emigrato quando aveva 4 anni. Sono tutti e 3 “oriundi”, insomma. Anche se la parola non esiste, rende l'idea.
Con tutto il rispetto per chi farà parte della spedizione in Florida, di almeno un paio di questi signori c'è la fondata certezza ci sia davvero bisogno. Ora come ora, infatti, i partenti più affidabili della spedizione azzurra appaiono De Santis e Betto, ma non credo che nemmeno loro si sentirebbero pronti a giocare una partita che vale la partecipazione alle Olimpiadi. Certo, a casa c'è Cossutta, ma è pur sempre un classe '61 che dubito abbia scoperto il segreto dell'eterna giovinezza.
Altro ruolo nel quale l'Italia soffre da sempre è quello del ricevitore. Sono stati convocati Landuzzi del Bologna e Malagoli del Modena, a casa ci sono Gambuti e Illuminati (anche loro, non proprio di primo pelo). Negli Stati Uniti vive Madonna, che era il ricevitore della nazionale a Sydney e si è diviso il ruolo con Illuminati a Taiwan.
Come esterno centro riappare De Franceschi. Inutile negarlo, è il migliore. Ma anche lui veleggia per i 37 anni.

Per il neo manager Faraone il compito più arduo sarà coprire queste 3 posizioni. Per il resto, non siamo messi male come qualcuno vorrebbe far credere. Anzi, non abbiamo mai avuto tanti talenti nei ruoli di interno come in questo inizio di terzo millennio, se si considera che negli Stati Uniti stanno giocando Imperiali e Mazzanti, che in Florida voleranno Pantaleoni, Dall'ospedale, Bissa, Schiavetti e il veterano D'Auria e che a casa c'è sempre La Fera.

Oltre alle indicazioni del campionato, Faraone potrà attingere al serbatoio della pre olimpica, che lavora in contemporanea in Florida in questo pre campionato. Beppe Massellucci e David Robb svolgeranno un lavoro importantissimo su ragazzi che si affacciano alla ribalta internazionale ma hanno tutto per sfondare (per sentito dire: Avagnina e Andrea De Santis, ad esempio) e su qualcuno (tipo Paoletti o Chiarini) che il grande baseball lo ha già assaggiato.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1199 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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