La medicina? Magari sapere quale è

Riuscire a gestire la Federazione senza ricatti è il primo passo. Al resto si vedrà

Un anno dopo eccoci ancora qui. Non lo aveva previsto nessuno, la vittoria di Everardo Dalla Noce di dodici mesi fa era stata salutata come il gran rinnovamento del baseball italiano, come l’inizio di una nuova era dopo sedici anni di reggenza di Aldo Notari. Rieccoci qua, invece. Su come è andata in questo ultimo anno inutile aggiungere altre parole a quante ne sono già state spese, pezzi persi per strada ancor prima di cominciare, incomprensioni tra vice presidenti, consiglieri e via discorrendo di un programma mai partito a pieno. Dare invece una valutazione su quelli dei candidati alla presidenza federale risulta molto difficile. Se non altro perché quelli che sono stati consegnati al giudizio pubblico per grandi linee si assomigliano tra loro, così come assomigliano a quello di Dalla Noce. La parola d’ordine è il rilancio dell’interesse verso questo sport, diffusione a livello giovanile e relativi problemi da risolvere insieme a quelli delle categorie minori. Da raggiungere con gli strumenti che poi colui che vincerà riterrà i più opportuni. A distanza di un anno le priorità non sono mutate, cosicché grossomodo il programma del presidente dimessosi è più che mai valido tutt’oggi, anche se è andata come è andata. E’ da questa esperienza che si deve trarre tesoro per non ripetere gli stessi errori. Il nuovo presidente dovrà innanzitutto sapersi districare a livello politico, prima che tecnico, senza cadere ostaggio di interessi privati o di pochi. Un caso limite che a Nettuno è stato vissuto molto da vicino è stata la nomina e la successiva rinuncia di Faraone alla guida della nazionale, avvenuta nella prima settimana di Aprile. Il manager della Danesi disse no dopo che il Consiglio Federale non aveva ratificato la deroga al doppio incarico per un solo anno, promessa da Dalla Noce e che in ambito Coni era già stata concessa in altre occasioni. E’ pur vero che poi è stato nominato Davenport, tutt’altro che una seconda scelta, ma per i modi e i tempi la figuraccia è rimasta intatta. Saper dirigere, dunque, senza dimenticare che i promessi ‘tagli” in termini di denaro renderanno la gestione ancora più difficile e complicata. Riuscirci è il primo passo per fare del bene a questo sport. Per il resto il rilancio dell’interesse verso il baseball lo si può fare solo attraverso i grandi media, e valido esempio è stata la sponsorizzazione delle finali scudetto da parte della Gazzetta, che ha creato interesse intorno all’evento, oltre che le World Series commentate da due personaggi di spettacolo così appassionati di questo sport, Elio e Faso, che in qualche modo sono riusciti a racimolare qualche nuovo ‘adepto”. Proseguire su questa strada indubbiamente, potenziando anche un servizio di comunicazione quanto mai latitante in questi ultimi tempi. A livello giovanile la diffusione all’interno delle scuole è una carta fondamentale da saper sfruttare, sulla scia di quanto fatto dalla Federazione Pallavolo nel corso degli anni ’80, programmi scolastici che anche chi scrive ha seguito (soprattutto al liceo) e che in termini di tesserati hanno dato i loro frutti a distanza di tempo, e continuano a darne. Ma queste ovviamente sono solo delle semplici ipotesi, magari conoscere in anticipo la medicina adatta per il baseball… per questo che è bene diffidare di chi dice di averla.

Informazioni su Mauro Cugola 545 Articoli
Nato tre giorni prima del Natale del 1975, Mauro è laureato in Economia alla "Sapienza" di Roma, ma si fa chiamare "dottore" solo da chi gli sta realmente antipatico... Oltre a una lunga carriera giornalistica a livello locale e nazionale iniziata nel 1993, è anche un appassionato di sport "minori" come il rugby (ha giocato per tanti anni in serie C), lo slow pitch che pratica quando il tempo glielo permette, la corsa e il ciclismo. Cosa pensa del baseball ? "È una magica verità cosmica", come diceva Susan Sarandon, "ma con gli occhiali secondo me si arbitra male". La prima partita l'ha vista a quattro mesi di vita dalla carrozzina al vecchio stadio di Nettuno. Era la primavera del '76. E' cresciuto praticamente dentro il vecchio "Comunale" e, come ogni nettunese vero, il baseball ce l'ha nel sangue.

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