E poi dite che non vi voglio bene…

Il vostro cronista abbandona costantemente la sala stampa per ultimo, anche quando…

Non dite che non vi voglio bene, poi.
Ieri sera sono rimasto l¡¦ultimo nella sala stampa di Shinchuang a lavorare per informare l¡¦Italia in tempo reale sulla finale del Mondiale e tutti i suoi annessi e connessi, resistendo alla tentazione di una cena alla quale mi hanno invitato alcuni dei (e va bene, lo ammetto, delle…) componenti dell¡¦ufficio stesso. Certo, la tentazione e¡¦stata forte, ma poi mi sono detto che come facevo a lasciare il lavoro a meta¡¦, senza riportare le parole dell¡¦allenatore degli Stati Uniti?
Non si poteva, non si poteva…Cosi¡¦ ho chiamato al cellulare l¡¦ottimo Kevin Anselmo dell¡¦ufficio stampa dell¡¦IBAF e mi sono fatto riferire quel che Francona aveva detto. Poi l¡¦ho scritto, quindi ho verificato che la mia casella di posta elettronica non contenesse messaggi urgenti, infine me ne sono andato.

Risultato: ormai era mezzanotte e io dovevo percorrere un bel 40 minuti di strada prima di tornare al mio albergo.
Ho attraversato, rigorosamente in taxi, una Taiwan notturna che varia di aspetto notevolmente, a seconda del quartiere in cui si e¡¦. Vi avevo accennato infatti che Shinchuang e¡¦un quartiere ¡¥popolare¡¦. Lo e¡¦, con tutti i crismi. Compresi diversi locali nei quali i cinesi fanno mattina.
Ho anche visto quartieri che a mezzanotte dormivano gia¡¦della grossa e poi ho visto la mia zona di residenza, non lontana dalla stazione dei treni, che essendo piena di alberghi e negozi di abiti da sposa, per forza non puo¡¦avere una grossa vita notturna. Almeno apparente. Perche¡¦negli alberghi situati lungo le laterali se ne svolge una decisamente sommersa, e potete tranquillamente immaginare di cosa sto parlando, che mi era sfuggita.

Sceso dal taxi, mi sono reso conto di avere decisamente fame. Mi sono per un attimo pentito per non essermela presa piu¡¦comoda a Schinchuang, dove avrei potuto visitare un ristorante di quelli attivi la notte. Poi ho detto che potevo pentirmi fin che ne avevo voglia, perche¡¦ormai ero venuto via e mi sono diretto ad un ¡§7/11¡¨, catena di supermercati americani aperti 24 ore su 24. Ho comprato uno di quei pasti mono porzione che, guardando film e telefilm americani, si possono mangiare solo se si e¡¦giu¡¦di morale, si ha la casa sporca e si e¡¦ single. Io me lo sono portato in albergo e, con le mie bacchette, l¡¦ho mangiato. Alla fine, sarebbe stato anche soddisfacente, se non avessi rovesciato parte della birra che lo accompagnava sulle coperte del mio letto.

Con le bacchette ho fatto in 24 ore dei miglioramenti che depongono a favore della mia coordinazione occhi mani piu¡¦ di quanto non faccia la mia carriera di giocatore di baseball e, ultimamente , di softball ¡¥slow pitch¡¦.
In effetti, questi bastoncini apparentemente ostili hanno una loro ragione di esistere, se ripenso alle abitudini alimentari dei cinesi, che come vi dicevo amano “piluccare”. Certo, mi devono spiegare come si riesce a mangiare una bistecca, con i bastoncini. Ma magari questo e¡¦ un discorso che approfondiro¡¦ la prossima volta che vengo in Estremo Oriente.

In albergo ho avuto anche un interessante scambio di sms con il mio solito amico. Che ultimamente non sembra piu¡¦interessato a chiedermi consigli sentimentali, ma ama maggiormente darmi notizie abbastanza inquietanti che tendono a mettermi in agitazione. Oggi auspico che mi tenga aggiornato sui risultati di calcio, visto che per l¡¦ora d¡¦inizio delle partite la finalissima dovrebbe essere storia.

A proposito, sara¡¦un classicissimo Stati Uniti-Cuba. Come dire, che non ho azzeccato il pronostico nemmeno questa volta, visto che io puntavo sul Giappone. Ieri sera i nipponici hanno perso una partita incredibile contro Cuba all¡¦undicesimo. Volendo fare i difficili, posso dire che il Giappone avrebbe vinto 1-0 al nono, se avesse fatto le “piccole cose”. Ovvero, con corridori in prima e in seconda e un out, il terza base avesse cercato l¡¦eliminato forzato in terza. Va anche detto che se Cuba avesse giocato una partita perfetta in difesa la gara sarebbe arrivata al nono sullo 0-0.
Morale? Onore al merito a Cuba, che con i suoi super veterani resiste ai vertici anche nell¡¦era dei professionisti. Ma attenzione: Cuba e¡¦ un certo tipo di squadra con il fenomento Contreras in pedana. Quando non lancia il trentenne gigante dal cranio rasato, le cose vanno diversamente. A questo riguardo, sara¡¦interessante la contro prova oggi con gli Stati Uniti. Pesando il talento delle 2 squadre, vince Cuba tutta la vita. Ma in una gara di 9 inning (o anche 11 o 12, perche¡¦ puo¡¦succedere) entrano in gioco altri fattori. Vedremo.
Intanto, io tendo a bocciare la formula, che vede la disputa delle semifinali e delle finali in gara secca. Secondo me, si rischia di premiare una squadra che non e¡¦la migliore. Sarebbe meglio un Mondiale con meno squadre e che preveda play off disputati sulla base di serie. Questa e¡¦ la mia idea, sarebbe interessante sapere anche come la pensate voi.

Ho dedicato molte delle mie energie per sconfiggere un malefico impianto di condizionamento dell¡¦aria che aveva ridotto la mia stanza ad un frigorifero.
L¡¦impianto elettrico della mia stanza al “Fortuna” e' misterioso. Nel senso che e' dotato di un interruttore centrale e di una miriade di interruttori secondari che comandano il resto della stanza, compreso il televisore e il condizionatore.
Proprio il fatto che non riuscivo piu' ad accendere la ¡¥tivvu¡¦ mi ha fatto pensare che poteva esserci un interruttore da qualche parte. C¡¦era, anche se camuffato vicino alla manopola della radio.
Nel frattempo la mia camera si era fatta inospitale. Cosi¡¦, con 18 gradi all¡¦esterno, ho dovuto dormire con la coperta. Che ovviamente ho fatto sparire la mattina, per non ammettere la mia debolezza.

La finale per il terzo posto e¡¦ arrivata al secondo inning. E¡¦ tempo di portarmi in tribuna. Alle mie spalle si agita l¡¦omettino contro cui ho avuto la crisi del primo giorno. Gli andro¡¦ a stringere la mano: non vorrei che pensasse che gli Italiani sono degli orchi senza cuore.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1199 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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