Talento, tenacia e voglia di realizzare il proprio sogno sono le caratteristiche che meglio definiscono Samuele Bruno, nettunese doc e che grazie anche all’esperienza nei College americani ha conquistato la chiamata nel baseball professionistico d’oltreoceano più precisamente nella lega indipendente CBL, la Canadian Baseball League. Con determinazione si è via via guadagnato spazio in campo partendo da College of the Desert JC per arrivare in questo 2026 ad essere titolare fisso in campo esterno e nel centro del line up per Hastings College. Parallelamente buone stagioni in Italia fra Godo, Grosseto, Fortitudo Bologna ed un percorso completo nelle varie nazionali italiane di categoria fino all’Under 23. Con la sua Elite Sports Management sta aiutando tanti altri giovani talenti ad entrare in contatto con il baseball di College Usa e seguire le sue orme.
Eccolo Samuele Bruno, che parla in esclusiva per Baseball.it, a poche ore dall’esordio stagionale dei Kitchener Panthers sul diamante dei Toronto Maple Leafs.
Allora Samuele, come è andata questa stagione appena conclusa con Hastings College?
Mi sono trovato bene, il livello era buono, ho avuto ottime statistiche (.350 di media battuta con 25 punti battuti a casa, ndr), giocando quasi tutte le partite. Lasciamelo dire, ho ottenuto anche un buon riconoscimento finale da parte degli allenatori della Great Plains Athletic conference che mi hanno ritenuto meritevole di quella che qui chiamano Honorable Mention assieme ad altri 4 miei compagni di squadra. Abbiamo fatto strada nel torneo di conference, mai così avanti dal 2015, arrivando a giocarci la finale, poi persa, con Doane favorita della vigilia.
Rispetto alle tue due precedenti esperienze con College of the Desert Junior College ed East Central Community College, hai trovato delle differenze con Hastings che è a livello NAIA?
Si, certamente su più aspetti. Secondo me il livello del Junior College è più adatto per ragazzi che approcciano per la prima volta al mondo americano sia sul piano degli studi che su quello del baseball. D’altra parte, però i ritmi sono veramente intensi a livello di vita, perché magari rientri a tarda notte da una partita e la mattina dopo presto hai lezione, poi palestra quindi allenamento e studio prima di andare a dormire. Ottenuto il mio diploma lo scorso anno ad East Central, ho ricevuto una borsa di studio completa da Hastings che essendo un’università quadriennale ha ritmi ed un livello accademico e sportivo migliori.
Hai ancora un anno di eleggibilità universitaria, pensi di tornare ad Hastings?
No, in realtà già nel corso della stagione ho ricevuto un’offerta per passare professionista con una lega indipendente, la Canadian Baseball League con la franchigia dei Kitchener Panthers in Ontario. Ritengo questo uno step ulteriore nella mia carriera e le prime sensazioni sono buone. Ho firmato come utility e mi hanno già provato in vari ruoli tra cui quello di ricevitore nelle due amichevoli prestagionali.
Consideri quindi chiusa la tua carriera nel baseball di College?
Non in assoluto, lascio le porte aperte per il futuro perché la scuola è importante ma il mio sogno quando sono partito dall’Italia tre anni fa era quello di arrivare al baseball professionista e ce l’ho fatta.
Come hai vissuto negli States l’avventura dell’Italia al World Baseball Classic?
Ora, a mio avviso, c’è indubbiamente un rispetto maggiore ed un’attenzione diversa per il baseball italiano. Ci tengo a dire che sono il primo italiano nato e cresciuto nel nostro paese a giocare nella Lega canadese e credo che l’Italia, grazie alla grande prestazione al Classic, mi abbia aiutato e dato più visibilità.
Sei sicuramente uno dei “veterani” dei nostri giovani talenti nel baseball americano, con chi sei in contatto in particolare?
Mi sento spesso con Vincenzo Bruno che quest’anno ha giocato a Phoenix con Arizona Christian sempre a livello NAIA e lo considero un fratello, fra l’altro ha il mio stesso cognome e per scherzare ci consideriamo cugini.
Stai facendo un pensierino alla nazionale in ottica Los Angeles 2028?
Certamente, la Nazionale è sempre uno degli obiettivi che mi pongo ogni anno specialmente dopo le mie prestazioni al College e l’approdo al baseball professionistico. Spero di essere costante nel mio rendimento e che lo staff della nazionale mi tenga in considerazione per i prossimi impegni, io sono sempre disponibile.
Mi parli del tuo progetto Elite Sports Management?
Ho avuto l’idea di partenza ed insieme a mia madre l’ho creato. Non sono un agente ma più un mediatore, metto in contatto giocatori giovani come me che vogliono fare il percorso di College per arrivare al professionismo. Lo faccio perché mi rispecchia, perché l’ho avuto anche io e capisco come ci si sente a cercare di realizzare un sogno. Devi andare in un College dove vieni valorizzato e migliorato, poi il giocare viene perché migliori e ti daranno la tua chance. L’opportunità la devi prendere tu, non è facile perché ti mettono alla prova se non giochi bene 3 o 4 partite ti mettono in panchina per metà stagione. E’ dura ma tutto fa esperienza e ti migliora anche a livello di vita. I prossimi che arriveranno negli States al College tramite Elite Sports Management saranno il lanciatore dei Crazy Sambonifacese Pietro Verzini che ha ottenuto una borsa di studio completa con un College in Illinois e Marco Mastroianni, ma a breve ne arriveranno altri.
Nella tua carriera nel baseball sei sempre stato in movimento fra Italia ed America, ti consideri un globetrotter?
Bella domanda. In effetti sono un giramondo e tramite il baseball a livello di College in America ho imparato le lingue ma non è facile perché ci sono momenti up and down quando ti manca la famiglia, l’affetto familiare e gli amici. Però è una decisione di vita, vuoi crescere a livello di carriera, vuoi conoscere più gente perché questo sport è a livello di connessioni, più ne hai più possibilità hai di proseguire la tua carriera più in alto. Anche le statistiche sono importanti ma i contatti che ti crei sono determinanti. Se mi chiedi perché sono un globetrotter forse è anche perché da Nettuno, dove sognavo di giocare fin da bambino, non mi è mai arrivata una proposta adeguata. Sono passato da Godo a Grosseto ed infine lo scorso anno a Bologna e ti posso assicurare che la Fortitudo è la squadra che avrò sempre nel cuore, mai dire mai ho un attimo rapporto con Lele Frignani e Fabio Betto.
GLI ITALIANI IN NCAA – Breve parentesi sui nostri giovani talenti che hanno chiuso nello scorso week end la loro stagione al College partendo in Ncaa Division III dove sia Tommaso Franceschelli con Rockford Univeristy che Jacopo Tamburini con Beloit College sono stati sconfitti ed eliminati. In particolare, il bolognese si è distinto nel primo match del torneo della Midwest conference con un 2 su 4 nel box ed un fuoricampo da 2 punti che però non è bastato per evitare la sconfitta dei suoi.Destino simile per il trio di giovani italiani composto da Mattia Bernardis, Filippo Baldassarri ed Alessandro Laise che con Arizona Western sono stati sconfitti nel match decisivo del Region I Playoffs da Cochise College per 4-2.
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