Ci siamo. Mercoledì notte parte la nuova stagione Mlb. Dopo una lunga attesa, l’opening game di San Francisco tra Giants e Yankees alza il sipario su un 2026 che promette emozioni e scintille come ha già dimostrato il World Baseball Classic, un gustoso antipasto che per una volta ha fatto sognare proprio noi italiani, conquistati dai caffè e dai baci in dugout dopo ogni fuoricampo (e sono stati tanti). E allora è tempo di presentazioni e pronostici…
Una squadra sola al comando
Una certezza: la squadra da battere saranno i Dodgers, che dopo aver centrato una doppietta che in Mlb mancava addirittura dal 2000 (tris degli Yankees) si è rinforzata sempre di più con le acquisizioni pesanti dell’esterno Tucker, il pezzo pregiato del mercato, e del closer Diaz. E considerando che l’Ohtani lanciatore stavolta ci sarà dall’inizio, difficile se non impossibile che la National West, i play-off e forse anche le World Series non vedano Los Angeles come grande protagonista. Restando nella Division, grande equilibrio per la probabile corsa a una wild-card: la più attrezzata sembra San Francisco, che con qualche ritocco doc come Mahle, Arraez e Bader può mettere la freccia su San Diego, rimasta pressochè invariata (Castellanos la novità più interessante), e Arizona, che ha puntato su due veterani come Arenado e Santana. Fanalino di coda Colorado, sempre in difficoltà sul monte, dove non potranno cambiare inerzia gli esperti Quintana e l’azzurro Lorenzen.
Spostandoci nella Central, solito grande equilibrio: i Cubs hanno puntellato il monte con Cabrera e hanno sostituito il free agent Tucker con Bregman, candidandosi a favoriti. Milwaukee sembra leggermente sotto, avendo perso un big pitcher come Peralta, mentre St.Louis è in ricostruzione, soprattutto sul monte. Cincinnati può sicuramente dire la sua, forte di una squadra giovane che cresce bene, con l’aggiunta dei fuoricampo di Suarez. E stavolta non è male neanche Pittsburgh, che ha fatto un mercato aggressivo (Lowe, O’Hearn, Ozuna) e con super Skenes migliorerà sicuramente la sua classifica finale.
Chiudendo con l’East, Philadelphia, praticamente immutata con l’unico cambio Garcia-Castellanos, sembra comunque la migliore del lotto. Ci riproveranno i Mets, che hanno rivoluzionato la squadra con innesti doc come Peralta, Bichette, Polanco, Semien e Robert Jr per invertire un trend che li vuole sempre eliminati sul più bello. Anche Atlanta, dopo una stagione di infortuni a raffica, proverà a tornare in auge sperando nella buona sorte fisica dei suoi big, mentre Miami e Washington difficilmente potranno arrivare davanti alle rivali, anche se i giovani emergenti dei Marlins creeranno più di una difficoltà alle altre.
Passando all’American, la corsa alle World Series sembra molto più incerta e senza una favorita principale. Yankees, Blue Jays e Mariners dovrebbero partire dalla prima fila: New York stavolta non ha operato grossi colpi ma punta forte sul recupero fisico di Cole e Rodon, e sulla consacrazione di Warren e Schittler. Nella East, però, c’è un Toronto in grande ascesa, pur avendo perso Bichette, visti gli innesti di Cease e Okamoto su un telaio fortemente competitivo. L’outsider è Boston, che ha rinunciato a Bregman ma ha ingaggiato Wilsson Contreras e soprattutto Gray e Ranger Suarez per rinforzare un monte ora lungo e profondo. Un passo indietro Tampa Bay e Baltimore, ma attenzione alla rotazione dei Rays, molto pericolosa, e al line-up degli Orioles, arricchito dal bomber Alonso.
Nella Central dovrebbe essere Detroit a partire davanti a tutti, forte di di due acquisti doc come Valdez e Verlander, che vanno unirsi a Skubal. Cleveland è rimasta la stessa e quindi sembra un gradino sotto, così come Kansas City, che si affida all’italico duo Pasquantino-Caglianone, e Minnesota (Bell unica novità). In ultima fila i White Sox, ma destinati a guadagnare terreno con i suoi giovani.
West con una favorita sicura, Seattle, arricchitasi con Donovan, ma Houston non è lontana, forte dei recuperi a pieno regime di Javier e Alvarez. Texas può fare da terzo incomodo con Gore e Nimmo in più, mentre gli Angels e gli Athletics possono essere considerati dei semplici “underdogs”, non avendo rinforzato organici già di secondo piano.
Ragazzi, non resta che goderci lo spettacolo e una volta di più il meraviglioso giuoco del baseball.
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