Domani a Trebic e Brno comincia l’Europeo Under 23 con gli azzurrini pronti al debutto contro la Germania. Poi il 20 settembre a Senago la Nazionale Elite inizierà il suo percorso nella prima fase dell’Eurobaseball 2025 contro la Svizzera. In questa intervista a Baseball.it, il coordinatore tecnico delle due squadre, Gilberto Gerali, si sofferma sull’importanza di questo doppio appuntamento internazionali di assoluto livello per il nostro baseball, del lavoro di preparazione e selezione, degli obiettivi, della crescita dei talenti, della motivazione e di quella maglia azzurra che, come dice lo stesso Gerali, “non viene regalata, deve essere conquistata”.
Come si inseriscono queste due sfida europea nel percorso di crescita del movimento italiano?
E’ un percorso che è iniziato da pochi mesi dopo l’insediamento di Marco Mazzieri come presidente e la definizione dei nuovi staff tecnici. Nessuno di noi ha la bacchetta magica o una ricetta speciale per risollevare immediatamente il baseball italiano: stiamo lavorando su tanti aspetti per cercare di coinvolgere il maggior numero di atleti di interesse. Non parlo solo di Elite o Under 23 ma partendo dall’Under 12 dobbiamo cercare di coinvolgerli e tenerli monitorati per allargare la base soprattutto fornendo opportunità di crescita tecnica. Abbiamo in cantiere un paio di progetti per l’off season che permetterà a chi vorrà seguirli di lavorare in maniera innovativa e strutturata.
Come arrivano gli azzurrini dell’U23 e la nazionale maggiore a questi momenti clou del 2025 e con quali obiettivi?
Partendo dagli obiettivi ho sempre sostenuto che l’Italia deve ambire alla finale. È vero che le ultime edizioni ci hanno visti relegati a posizioni non soddisfacenti ma penso che il lavoro svolto da Francisco Cervelli e dal suo staff possa riportare le nostre squadre ad un ruolo di primo piano. Quello fatto finora ha dato segnali positivi: il manager ha portato la sua filosofia di gioco e di gestione della squadra facendo capire ai ragazzi che la porta è aperta a tutti a patto che ognuno di loro sia pronto a sacrificarsi e a dare il 100% per la maglia. Potrebbe sembrare una banalità ma forse questo spirito di appartenenza è un po’ mancato nel passato. Avremmo anche voluto fare di più a livello di raduni e incontri, ma il campionato giustamente non può permettersi ulteriori pause.
Come è stato strutturato il lavoro di preparazione per le due squadre?
Ci sono stati due momenti, a Grosseto in marzo e alcuni giorni fa a Reggio Emilia, dove Elite e Under 23 hanno lavorato congiuntamente e ritengo che siano state iniziative che hanno creato occasioni di crescita soprattutto per i più giovani. Abbiamo inoltre organizzato partite contro realtà locali che ci hanno permesso di lavorare su aspetti specifici per poi affrontare le gare. Ed infine la selezione U23 ha partecipato al torneo di Praga dove ha affrontato alcune importanti squadre europee. I ragazzi sono stati costantemente monitorati durante il campionato da Massimo Baldi e Gianni Natale per gli aspetti fisici/atletici, mentre Cervelli e il suo staff hanno cercato di seguire e scoutare gli atleti sui campi.
Che criteri avete utilizzato per la selezione degli atleti? Ci sono state scelte difficili o sorprese?
Nessun criterio particolare: Francisco e il suo staff credono molto nella meritocrazia, nell’attitudine, nella valutazione dei tool di ogni singolo atleta e non ultimo nel potenziale che si vede nel ragazzo, anche se i numeri potrebbero non rivelarlo. Nessuna difficoltà o sorpresa: riteniamo che i convocati rispettino le idee di chi ha la responsabilità di scegliere con l’obiettivo di arrivare il più in alto possibile. Sono certo che chi non farà parte della spedizione oggi farà ancora meglio per poterci essere domani.
L’Under 23 sarà la prima a partire. Come giudichi il livello di preparazione, quali sono i punti di forza e quali aspettative avete?
Il livello di preparazione è buono, siamo stati a Ronchi dei Legionari per lavorare sui dettagli. Penso che la squadra sia competitiva in ogni reparto, ma sarà fondamentale l’approccio mentale: per alcuni di loro sarà la prima volta e dovranno capire subito l’importanza di ogni out o turno di battuta.
Ci sono aspetti su cui avete lavorato e su cui occorrerà insistere ancora?
Si è lavorato e si insisterà sui fondamentali del baseball che alla fine sono quelli che ti fanno vincere: muovere un corridore, una copertura. In poche parole, le piccole cose.
Come è la situazione all’estero? Ci sono paesi che stanno facendo passi da gigante ed esprimono un baseball di alto livello. La competizione è sempre più forte…
È naturale che sia così, paesi che prima non erano competitivi sono cresciuti e si sono attrezzati, succede un po’ in tutti gli sport. Dovremo essere bravi a studiare cosa questi paesi hanno fatto di innovativo ma allo stesso tempo non fasciarci troppo la testa: abbiamo materiale umano, intendo ragazzi e tecnici, per riprendere un ciclo vincente.
L’altro weekend, negli ottavi di finale, il Modena ha schierato il grande Cipriano Ventura che a 60 anni ha gestito benissimo le mazze avversarie per oltre 6. Il nostro movimento ha un problema di passaggio generazionale?
Personalmente faccio i complimenti a Cipriano per il risultato da lui ottenuto. Entrare in partita “a freddo” a causa dell’infortunio del compagno di squadra ed essere così performante conferma le qualità che ha sempre avuto, sia quando era giovane che negli ultimi anni da perfetto “veterano”. Credo che – così come accade anche in altri sport quando succedono situazioni del genere – dovranno essere fatti diversi ragionamenti da tutti gli interpreti.

Che iniziative si stanno introducendo per far sì che possano svilupparsi giovani talenti anche in chiave azzurra? Quali sono i prospetti più interessanti per la Nazionale Elite?
Abbiamo sul tavolo diverse iniziative da portare avanti durante l’off season soprattutto per quanto riguarda i lanciatori ma non solo. Poi ritengo che permettere a più ragazzi possibili di partecipare a leghe invernali, come ad esempio Scotti e Mineo, possa essere un motivo di crescita importante così come per i ragazzi che si apprestano all’avventura nel college americani. Insieme alla IABF stiamo inoltre valutando nuove iniziative volte alla crescita dei nostri giovani. Abbiamo ragazzi molti promettenti sia in Under 15 che Under 18 e su di loro vogliamo puntare per il futuro della nostra nazionale maggiore perché possano seguire l’esempio degli Ercolani, Taschin etc.
C’è una continuità tecnica e tattica tra la Nazionale Elite e l’Under 23? E quanto è importante questa sinergia nel progetto azzurro?
Faccio una premessa molto personale ed è quella che vedrei più interessante una nazionale Under 21 piuttosto che un Under 23. Ci sarebbe meno stacco dall’Under 18 e più possibilità di lavoro tecnico: un giocatore Under 23 è quasi formato e probabilmente è già in orbita della Nazionale maggiore. La sinergia è fondamentale e se alcuni giovanotti Under 23 continueranno a far vedere buone cose sono certo verranno presi in considerazione per la maggiore a settembre.
Tu sei stato per decenni manager di diverse squadre e in vari club. Come si lavora sulla motivazione e sul senso di appartenenza alla maglia azzurra, specie con i più giovani?
Parto dal presupposto che la maglia azzurra deve essere un obiettivo, un traguardo da raggiungere e per questo non esiste motivazione maggiore; una volta raggiunta, il singolo deve essere consapevole che la maglia viene data in prestito e dovrà dare tutto per meritarsela e mantenerla, con sacrificio, spirito di appartenenza e dedizione. I giovani questo devono capirlo: la maglia non viene regalata, deve essere conquistata.
Cosa rappresenta per te, a livello professionale ed emotivo, essere coordinatore tecnico di queste due Nazionali?
In molti mi chiedono se c’è spirito di rivincita dopo la delusione delle Qualificazioni: no, c’è solo voglia di lavorare tanto per il nostro sport mentre quella cosa è già nel passato. Ho accettato senza esitazioni la proposta di Marco perché vedevo concretamente nel suo progetto la voglia di ripartire e risalire. Ho poi l’opportunità di seguire anche il lavoro delle nazionali giovanili e questo mi dà ancora più stimoli. Con Francisco mi trovo benissimo, ha entusiasmo, conoscenza e si relaziona con tutti con umiltà. E sappiamo bene che l’unica strada che ci porterà a raccogliere soddisfazioni è quella del lavoro.
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