Benvenuti nel futuro. L’All Star Game numero 95 va alla National League, che ad Atlanta torna a vincerlo in “casa” dopo 14 anni (48-45-2 ora il bilancio a favore della American), ma verrà ricordato soprattutto per la sua versione altamente innovativa. La più clamorosa nel suo epilogo: quelli che nel calcio chiamiamo i calci di rigore, nel caso del baseball tre “swing” a caccia del fuoricampo.
Ma andiamo per ordine, partendo dal sempre spettacolare “Home-Run derby” del lunedì, che per la prima volta nella storia va a un catcher, Cal Raleigh. Il ricevitore dei Mariners sta giocando la stagione della vita e a metà stagione guida la classifica dei fuoricampo con 38 (solo Barry Bonds con 39 nel 2001 ha fatto meglio di lui) e non si è smentito nemmeno stavolta. Un successo di famiglia, si potrebbe definire, visto che lanciatore e ricevitore erano rispettivamente suo padre Todd e suo fratello Todd Jr. Ma anche una vittoria scritta nel destino: nel primo turno a eliminazione, infatti, in cui si passa da otto pretendenti a quattro, Raleigh chiude proprio al quarto posto alla pari di Brent Rooker degli Athletics con 17 homer, per cui la discriminante è chi ha battuto il fuoricampo più lungo: quello di Cal 470,61 piedi, quello del rivale 470,53. Cioè? Due centimetri e mezzo. Inutile dire che da lì in poi è un cammino trionfale, con semifinale e finale dominate.
Passando all’All Star Game, la prima grande novità tecnologica è la…var anche per i lanci (Abs Challenge System), con due possibili chiamate per squadra da parte di lanciatore, ricevitore o battitore. Che va subito a segno al primo inning, con Machado che diventa strike-out a video. La partita offre tante curiosità: dai partenti Skubal, che fin qui ha concesso solo 16 basi ball (solo Scherzer e Schilling in passato erano stati sotto i 20) a Skenes, che dopo 64 anni è il primo starting pitcher con bilancio negativo (4 vittorie e 8 sconfitte) ma anche il secondo della storia ad aver fatto il partente già due volte a soli 24 anni dopo il mitico Doc Gooden, E poi lo 0.2 che si regala Clayton Kershaw, al suo ultimo All Star Game, l’ovazione per Freddie Freeman, che ad Atlanta aveva giocato 1.565 partite vincendo una World Series, il rilievo di Misiorowski, che debutta con sole 5 partite lanciate in carriera, per chiudere con i pitcher impiegati: addirittura 24 (!!!), 11 per l’American e 13 per la National.
Dulcis in fundo la partita. Che sembra un inedito dominio National (22-4-1 per l’American negli ultimi 27 anni), brava a segnare subito due punti con il doppio di Marte e poi ad allungare sul 6-0 al 6° con i fuoricampo di Alonso e Carroll. Invece arriva la remuntada: fuoricampo da tre di Rooker e altro punticino al 7° (6-4) e clamoroso aggancio al 9°, con i super closer Suarez e Diaz che non riescono a impedire il 6-6 nonostante una giocata difensiva strepitosa del padrone di casa Olson in prima. Insomma, finisce in parità e per la prima volta nella storia si va ai…rigori. Tre battitori per squadra con tre battute a disposizione: chi fa più fuoricampo vince. Rooker ne piazza subito due per l’American, Stowers accorcia le distanze, Arozarena firma il 3-1 ma ecco il colpo di scena: nel box si presenta Kyle Schwarber dei Phillies che piazza un 3/3 da sogno. La National quindi sale 4-3, Aranda è l’ultima speranza dei rivali ma il secondo swing si spegne a pochi centimetri dal fuoricampo. Vince la National, Schwarber è l’inevitabile Mvp.
Una cosa è certa, stavolta ci siamo davvero divertiti!!!!
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