Vicino a Carúpano, 528 anni fa, Cristoforo Colombo sbarcò durante il suo terzo viaggio nei Caraibi, diventando il primo europeo a mettere piede sul continente sudamericano. È la stessa terra che oggi conta circa 170 mila abitanti, a oltre 500 chilometri da Caracas, e che ha dato i natali a Giaconino Lasaracina.
In questa intervista a Baseball.it, “Nino” ripercorre il suo cammino umano e sportivo: la scoperta della passione per il baseball in ospedale, le prime battute sui campetti della sua città in Venezuela fino all’approdo nel Bel Paese, nel 2022, a Settimo. Un percorso tutt’altro che lineare, segnato da infortuni e ostacoli, ma sostenuto da una determinazione incrollabile.

Il giovane talento racconta la passione autentica per il baseball, l’impatto dello stile di vita italiano sulla sua crescita personale, l’importanza della famiglia. Oggi, dalla Florida, si prepara al debutto al Classic, evidenziando il rapporto stretto con Francisco Cervelli, punto di riferimento dentro e fuori dal campo. Nel suo sguardo c’è il futuro: i sogni con Parma, l’ambizione olimpica e la volontà di continuare a crescere. La sua è una storia di lavoro, sacrificio e speranza, che si chiude con una riflessione finale per i suoi coetanei.
Partiamo da te. Come rappresenteresti Giaconino Lasaracina come persona e come atleta…
Se dovessi descrivermi a chi non mi conosce, direi che sono una persona semplice e tranquilla, a cui piace ridere e scherzare con gli altri. Mi considero una persona autentica, legata ai valori della famiglia e dedita al lavoro per inseguire i miei sogni.
Cosa è per te il baseball e se c’è un episodio particolare che ha segnato la tua crescita personale o professionale
Credo sia davvero il fatto di essere qui per la prima volta al Classic. È qualcosa che sento mi rappresenta: continuare a sforzarmi, a impegnarmi per inseguire il mio sogno. Per me giocare a baseball non è un lavoro, ma una passione vera. Amo allenarmi, amo giocare, mi piace insegnare ad altri ragazzi a giocare a baseball. È proprio la passione che mi spinge, non il lavoro.
Tra pochi giorni scatta il Classic. Cosa rappresenta per te e come ti stai preparando a questo storico appuntamento della tua carriera
E’ una cosa incredibile, non me lo aspettavo proprio. Potete immaginare come sia contento, ho lavorato intensamente durante l’off-season e mi sento prontissimo per questa nuova esperienza.

Raccontaci le tue origini e il tuo percorso professionale: i primi passi a Carupano, cosa ti ha ispirato a iniziare con il baseball e il successivo trasferimento in Italia
Ho iniziato a giocare a baseball grazie ad una mazza che mio padre mi regalò mente ero ricoverato in ospedale. Da quel momento me ne sono innamorato: mi è subito piaciuto e ho iniziato a giocare e, poco dopo, anche alcuni amici si sono aggregati. Questo ha reso ancora più entusiasmante continuare, perché eravamo sempre insieme. Con il tempo ho iniziato ad allenarmi seriamente, frequentando diverse accademie, ma purtroppo non sono riuscito a crescere come speravo nel momento giusto. Alla fine, mi è stato detto che sarebbe stato difficile andare avanti. Ho smesso quindi con il baseball per due anni e mi sono avvicinato al softball. Successivamente ho avuto la possibilità, grazie a Luis Lunar, di venire in Italia; dal 2022 sono qui, grazie sia a Luis che a Ernesto Wong, allora manager della squadra del Settimo. È soprattutto merito loro se sono arrivato fin qui. In seguito, sono approdato a Collecchio e, grazie a Dio, questa si è rivelata una scelta vincente, perché da lì in poi tutto è andato come doveva andare.
L’Italia e lo stile di vita hanno influenzato il tuo modo di giocare e vivere lo sport?
Moltissimo. Un tempo ero molto agitato: urlavo, fischiavo e tendevo ad essere sempre un po’ polemico. Adesso mi sono tranquillizzato, cerco di aiutare di più la squadra, di restare calmo e concentrato, senza lasciarmi sopraffare.
C’è stato qualche momento difficile che hai affrontato e superato?
Nel mio percorso ho incontrato diverse difficoltà, specialmente durante il periodo in Venezuela. Uno degli ostacoli principali è stato l’infortunio al gomito, che ha influito in modo significativo sulla mia carriera sportiva, costringendomi a smettere con il baseball. Ho subito anche un infortunio alla schiena. Tuttavia, sono riuscito sempre a riprendermi senza lasciarmi abbattere.
Torniamo all’oggi. L’Italia debutta al Classic sabato 7 marzo contro il Brasile a Houston. Una tua riflessione su questo grande evento, sogni e speranze personali
La mia riflessione che considero importante è continuare a lavorare con il massimo impegno per realizzare i propri sogni, come ho fatto fino ad ora. Ho dato ascolto ai miei familiari, che mi hanno sempre incoraggiato a proseguire con determinazione e costanza, mi hanno spronato a lavorare ed allenarmi nella consapevolezza che, con dedizione, arriverà anche il momento giusto. Il mio obiettivo è arrivare il più lontano possibile nella mia carriera.
Il tuo rapporto con Cervelli e gli altri compagni, qualche aneddoto o curiosità
Francisco è davvero il migliore. Con lui mi trovo molto bene e ci capita infatti spesso di parlare non solo di baseball ma anche della vita quotidiana. Il nostro incontro è stato speciale: lui era stato invitato ad una partita per osservare altri giocatori dell’altra squadra. Ma in quella occasione mi ha notato, ha iniziato a chiedere chi fossi, e così abbiamo fatto conoscenza. Da allora, grazie a Francisco, sto diventando sia un giocatore migliore che una persona migliore.
Dopo il Classic, sarai al Parma. Che obiettivi per la prossima stagione?
Aiutare la squadra ad arrivare il più lontano possibile e cercare di vincere il campionato. La squadra è compatta, unita e ha una chimica simile a quella dell’Europeo di Rotterdam.
E tra due anni ci saranno anche le Olimpiadi a Los Angeles. Ci pensi ogni tanto?
Certo che ci penso: vorrei continuare a giocare, anche se in Italia non è facile perché bisogna cercarsi anche un impiego. Ci penso eccome, intanto a continuo a lavorare, cercando di stare bene ed evitando gli infortuni. Mi impegno ogni giorno affinché possiamo andare il più lontano possibile. Questo è il sogno, anche arrivare alle Olimpiadi.
Perché i giovani, secondo te, dovrebbero appassionare al baseball e quali insegnamenti può trasmettere nella vita di tutti i giorni
Il baseball è uno sport unico. Ti trasmette passione, ti offre la possibilità di conoscere tante persone e di creare legami profondi, trasformando i compagni in una vera famiglia, come dei fratelli. E’ una questione di chimica. Tutto ruota intorno alla passione e al senso di appartenenza. E’ tutto qui.
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