C’è una storia che attraversa oltre 70 anni di baseball italiano, fatta di campi improvvisati, trasferte in treno, guantoni ricuciti a mano e partite giocate per pura passione. È la storia di Franco Ludovisi, nato a Bologna il 27 dicembre del 1935 e scomparso il 16 novembre del 2025, che ha visto nascere e crescere il baseball nel nostro Paese, diventando protagonista, testimone e maestro di generazioni di atleti. Una bella e lunga storia che ora è stata racchiusa in un libro “Io e il baseball” di 335 pagine, prodotto da Baseball on the Road con editing e prefazione a cura di Michele Dodde, dedicato a Laura (moglie di Franco Ludovisi), alla figlia Simona e “a tutti coloro che, come me, amano il baseball”. Dieci capitoli densi ed emozionanti, che parlano anche di Presidenti e segretari federali, di personaggi ed “asterischi”. E ancora il “sintetico percorso vita”, l’induzione nella Hall of Fame, il contributo tecnico fino al commovente saluto della figlia Simona.

Tutto comincia nell’immediato dopoguerra, quando i soldati americani liberano Bologna e, nei ritagli di tempo, insegnano ai ragazzi del posto le regole di uno sport sconosciuto: “Toccare, indossare e provare quelle attrezzature fu un colpo di fulmine”, racconta Ludovisi. Da lì, con un manico di scopa e una palla da tennis, nasce una passione che non si spegnerà più.
La carriera di Ludovisi è un viaggio attraverso le tappe fondamentali del baseball italiano: dalla Libertas Bologna alle Calze Verdi, dalla Fortitudo alle Fiamme Oro, fino alle esperienze da allenatore e dirigente in tutta Italia. Ogni squadra, ogni stagione, è occasione per nuovi aneddoti, amicizie e insegnamenti. “Il baseball era scuola di vita, palestra di valori, ma anche teatro di scherzi, rivalità e grandi abbuffate dopo le partite”, scrive Ludovisi, che non risparmia ironia e autoironia nel raccontare episodi memorabili, come la volta in cui una partita fu decisa da una “mazza truccata” o quando, per colpa di una traduzione sbagliata del regolamento, i battitori potevano “rifiutare” i lanci a piacimento.
Ma la vera forza di Ludovisi è la capacità di trasformare ogni esperienza in un insegnamento: “Non ho mai vinto uno scudetto, ma ho formato decine di giocatori arrivati in Nazionale. Ho allenato, insegnato, litigato e fatto pace, sempre con la voglia di trasmettere qualcosa in più del semplice gesto tecnico”. Il suo palmarès è fatto di promozioni, titoli giovanili, ma soprattutto di riconoscimenti morali: “La mia più grande soddisfazione? Sentire un ex allievo dire che grazie a me ha capito cos’è il baseball e la vita”.

Nel 2009, l’ingresso nella Hall of Fame della Federazione Italiana Baseball Softball corona una carriera straordinaria, ma Ludovisi resta fedele al suo stile: “I premi più belli sono quelli che ti dà la gente, la stampa, i tuoi ragazzi. Le coppe si impolverano, i ricordi restano”. La motivazione tratteggia la figura di Franco Ludovisi. Inizia a giocare nella Libertas Bologna nel 1951. Disputa 27 campionati: 7 nella massima serie. In Nazionale nel 1959 a Trieste contro la Spagna è il primo lanciatore a lasciare a zero gli avversari. L‘anno dopo (1960) è nella Nazionale che per la prima volta batte l’Olanda. Come bolognese ha la miglior media pgl (0.91 nelle Fiamme Oro 1959. Nel 1953 diventa allenatore e per 12 stagioni la sua squadra viene promossa. E’ stato vice allenatore della nazionale Seniores nel 1961, allenatore di quella militare nel 1997, pitching coach della Cadetti 1979, Militare 1997 e Universitaria 2000. Fiduciario regionale del CNT dell’Emilia-Romagna fino al 1972, dal 1985 al 1989 è stato consigliere nazionale del CNT.
Il libro si chiude con una dedica alla famiglia e agli amici, e con una lezione che vale per tutti: “Il baseball è divertimento, è stare insieme, è costruire qualcosa che resta. Se oggi i ragazzi si divertono ancora a lanciare e battere, allora tutto questo viaggio è servito a qualcosa”.
Il libro verrà presentato giovedì 22 gennaio alle 17.30 a Bologna presso la Palazzina Linea 37 in via Scipione Dal Ferro 16 – dove parteciperanno Simona Ludovisi (figlia di Franco), Paolo Castagnini e Michele Dodde – e venerdì 23 gennaio in occasione della Coach Convention presso la Fattoria La Principina Hotel in via dei girasoli, 1 a Grosseto.
“Io e il baseball” potrà essere acquistato a partire da venerdì 23 gennaio 2025 sulla piattaforma Amazon,com al costo di 10 euro. Il ricavato della vendita sarà destinato a sostenere iniziative e progetti legati al baseball.
L’ANEDDOTO – Nel 1966 ritornò dagli Stati Uniti Toro Rinaldi e venne immediatamente ingaggiato dal Parma che ne intuì il futuro. Il Parma, come noi della Fortitudo, era in Serie A. Nella partita di ritorno in quel di Parma Toro, che era cresciuto moltissimo tecnicamente e che aveva appreso diverse mentalità sul gioco, raccolse una battuta rimbalzante di Morelli proprio dietro il cuscino di seconda e tirò la pallina in prima con un acrobatico tiro in sospensione molto spettacolare. Morelli era sicuramente salvo di almeno un paio di metri, ma il base umpire Dossena lo decretò eliminato. Tutti i giocatori della Fortitudo, in particolare Carlo Morelli e Sergio Ghedini, suggeritore in prima base che aveva potuto meglio di ogni altro giudicare la decisione del direttore di gara, si portarono attorno all’arbitro con fare minaccioso. Io, come loro allenatore, li allontanai e poi chiesi lumi all’umpire che molto candidamente affermò: “Ho premiato la bella azione del difensore!”. A questa precisazione, ostentando calma e controllo, presi ad aggiustare la cravatta a Dossena come se fosse fuori posto (la divisa degli umpire allora era composta da pantaloni blu navy, camicia bianca a maniche corte e cravatta nera. ndr) e, stringendola sicuramente ed intenzionalmente più del dovuto, gli sibilai fra i denti: “Dì che ti senti male e va fuori dal campo che è meglio per tutti!”. Non ci fu alcuna reazione. Allora, visibilmente alterato, mi diressi verso il chief umpire chiedendogli di consultarsi con il collega e convincerlo a cambiare la decisione. Non fu così poiché il novello “Ponzio Pilato” si dimostrò assolutamente disinteressato e seguitò a ripulire meticolosamente il piatto di casa base. A quel punto esclamai: “Bravo! Questo è il tuo mestiere, altro che controllare il gioco che avviene in campo!” Questa volta però ci fu reazione poiché subito mi espulse dal campo dimostrandomi quanta fosse la sua autorità. Come può essere intuibile, uscii infuriato e negli spogliatoi mi sfogai contro una inerme porta abbattendola ed in seguito rifondendola. Da ultimo mi fu comminata una bella sospensione di sei lunghi mesi. “” L’aneddoto comunque non finisce qui poiché dopo ebbi occasione di prendere visione del rapporto dell’umpire Dossena che, riportando la sua versione dell’episodio, scrisse: “Ludovisi, nonostante la favorevole occasione, non mi ha picchiato!” Da ridere se non ci fosse stata di mezzo la squalifica.
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