Alessandro Laise, prossima fermata Arizona

Intervista esclusiva al talentuoso seconda base cresciuto nel Senago e, dopo diversi anni in Serie A, approdato nel 2025 a Bologna con la Fortitudo. E che ora è atteso dalla sua prima stagione di College con Arizona Western

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Il seconda base Alessandro Laise
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Dopo Samuele Bruno, Nicholas Fancellu, Tiburtini e Tamburini, cresce ulteriormente la colonia di giovani prospetti italiani che scelgono di proseguire la loro carriera nel batti e corri oltreoceano a livello di College. E’ il caso del seconda base e switch-hitter Alessandro Laise, formatosi nel vivaio del Senago con allenatori del calibro di Claudio “Caio” Mattielli e lo scomparso Alfredo “Alfio” Moia, contribuendo giovanissimo alla storica promozione in A1 nel 2020 con la squadra guidata da Dave Sheldon. Alcune stagioni di costante crescita e desideroso di un’esperienza fuori casa, poi Laise è passato nel 2024 alla Farma Crocetta, fortemente voluto dal manager Gibo Gerali, e nel 2025 l’approdo alla corte della Fortitudo Bologna. Dalla scorsa estate il quasi ventunenne milanese ha intrapreso l’avventura a livello di Junior College con Arizona Western e prima del suo rientro negli Stati Uniti dopo le vacanze natalizie ha concesso a Baseball.it questa intervista esclusiva.

Come sono andati i primi mesi negli USA e l’ambientamento ad Arizona Western?

Mi sono trovato molto bene fin da subito anche se sono stati mesi molto, molto duri e faticosi a livello fisico e mentale ma sinceramente me lo aspettavo. Ho fatto del mio meglio tutti i giorni e per fortuna sono riuscito ad entrare in squadra visto che inizialmente eravamo ben in 45 e 15 ragazzi sarebbero stati tagliati alla fine di questi mesi. E’ stata anche la mia prima volta lontano da casa per un periodo così lungo e certamente non è stato facile anche se negli States ero già stato con la Nazionale per il Mondiale under 18 e non solo.

Con te in questa avventura ci sono anche due giovani prospetti sul monte di lancio Mattia Bernardis, cresciuto negli Staranzano Ducks, e il pesarese Filippo Baldassarri…

Sì, anche loro sono molto soddisfatti e felici di aver superato la selezione anche se quello dei lanciatori è un mondo a parte.

Come è nata l’idea di provare quest’esperienza nei College americani?

Ci stavo pensando già da tempo, da un paio d’anni circa, poi nel 2024 ho avuto un po’ di problemi fisici ed infortuni (mandibola e ginocchio) e quindi ho saltato un anno. Mi sono messo di nuovo in forma e poi ho iniziato a mandare e-mail dappertutto. ricevendo un po’ di offerte e scegliendo alla fine Arizona Western Junior College. Sono proprio curioso di vedere come andrà.

Hai avuto indicazioni specifiche qui in Italia o negli USA?

In realtà mi sono state davvero utili i suggerimenti su come approcciarsi e scrivere le e-mail alle Università che mi ha dato Brian Grey, fondatore di Mynextplay.org, un’associazione americana specializzata nell’aiutare studenti/giocatori delle High School a trovare la giusta realtà per loro a livello di College.

Cosa studierai al College?

Mi sono iscritto ad una Laurea biennale in Scienze con indirizzo in Biologia.

Qual è la tua giornata tipo di pre-season ad Arizona Western? Ritmi abbastanza diversi da quelli in Italia…

Sì, assolutamente: alle 8 colazione, poi dalle 9 al primissimo pomeriggio allenamento prima sul campo e poi in palestra, pranzo veloce in mensa e quindi lezioni fino a sera, cena e se non devi studiare per i test del giorno seguente vai a dormire presto per essere pronto ed attivo l’indomani.

Facciamo un passo indietro, analizzando il tuo 2025 con una prima parte di stagione in Serie A con la Fortitudo Bologna, quindi gli Europei in estate con la Nazionale under 23

Della mia metà stagione in Fortitudo sono abbastanza contento, ma non del tutto, in un ambiente dove puoi crescere con dei ragazzi fantastici. Io mi sono trovato benissimo con tutti, allenatori e compagni. Sul campo si può sempre migliorare ma non mi ritengo insoddisfatto. Con la Nazionale è stato un anno diverso dagli scorsi, con un nuovo staff guidato dall’head-coach Francisco Cervelli: personalmente mi è piaciuto tanto e non solo a me, questo si vedeva anche in campo, eravamo più uniti come squadra, ma l’Europeo non è andato come speravamo sebbene abbiamo giocato molto bene.

Sei in contatto con qualcuno dei nostri giovani talenti ora nei College o nelle Minors in America?

Certamente, con Matteo Marelli ora nell’organizzazione dei New York Mets siamo cresciuti a Senago giocando insieme dall’età di 6 anni. Ci sentiamo quasi ogni giorno.

Quando hai iniziato a giocare a baseball e perché?

Mio padre è sempre stato appassionato di baseball e lo ha praticato in gioventù per 2/3 anni ma rimanendo comunque nell’ambiente. Sui 5/6 anni con un mio caro amico abbiamo provato e da lì non ho più smesso facendo tutta la trafila nel settore giovanile del Senago.

Ti senti più interbase o seconda base?

Bella domanda, personalmente mi sento un utility in grado di disimpegnarmi in tutti i ruoli. A Bologna, però, non ho giocato interbase perché ho trovato il ruolo già coperto da atleti più forti. In questo momento della mia carriera, quello di seconda base è il ruolo migliore dove ho preso sicuramente più fiducia negli ultimi due anni.

Hai un giocatore in America o in Italia a cui ti ispiri o consideri un idolo?

Sono cresciuto guardando la MLB e sicuramente Andrew McCutchen dei Pittsburgh Pirates mi ha da subito entusiasmato ed appassionato. Come giocatore attuale se dovessi scegliere direi invece Francisco Lindor fenomenale interbase dei New York Mets.

 

Informazioni su Andrea Palmia 183 Articoli
Andrea Palmia è nato a Bologna il 4 aprile 1968 e vive nel capoluogo emiliano con la moglie Aurora e la figlia Lucia di due anni. Laureato in Pedagogia con una tesi sperimentale sui gruppi ultras, lavora dal 1995 come educatore professionale con utenti disabili mentali e fisici. Appassionato di sport in genere ed in particolare di quelli americani, ha sempre avuto come sogno nel cassetto quello di fare il giornalista sportivo. Dal baseball giocato nel cortile del condominio con una mazza scolorita alle partite allo stadio Gianni Falchi con i fuoricampo di Roberto Bianchi e Pete Rovezzi, il passo è stato breve. Fortitudino nel DNA, nutre una passione irrazionale per i "perdenti" o meglio per le storie sportive "tormentate" fatte di pochi alti e di molti bassi.

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