C’è una linea invisibile che parte da un diamante spelacchiato degli Anni Cinquanta e arriva fino alle luci dei campionati moderni. È una linea fatta di scivolate, sacrifici, trasferte infinite e sogni coltivati lontano dai riflettori. “Ragazze Vincenti. La lunga corsa del softball in Italia”, il nuovo libro di Alessandro Ballor (Casa Editrice il Punto – Piemonte in Bancarella), racconta proprio questa traiettoria: una storia sportiva narrata in ben 434 pagine che è anche una storia sociale, tutta declinata al femminile.
Perché il softball, in Italia, non è mai stato solo “la versione rosa” del baseball. È stato sacrificio, ostinazione, identità. Ballor, ex-giocatore di baseball dagli anni ’90 e 2000, lo racconta e lo dimostra con rigore giornalistico e passione narrativa attraverso un lavoro straordinario, ricco di dati e informazioni, testimonianze e fotografie vive. Ricostruisce la storia iniziata con le pioniere degli Anni Cinquanta, che scendevano in campo quasi per scommessa in un Paese che fatica persino a riconoscere lo sport femminile come tale. Il cuore del libro batte forte fino alla rinascita del 1969, quando Torino diventa la culla di un movimento che finalmente prende forma, organizza campionati, accende rivalità, crea identità. Il Car Renault, il Renoir Claudier, l’Amatori, il Ciadit Almese: nomi che oggi sembrano usciti da un album in bianco e nero, ma che allora rappresentavano il futuro. Da lì in poi la corsa non si ferma più.

Il racconto ha il passo lungo delle maratone e il ritmo secco delle partite tirate. Ballor accompagna il lettore lungo decenni di diamanti, raccontando il passaggio dall’epoca artigianale a quella moderna. Ci sono le dinastie, come Bollate, diventata un vero “sistema”; le favole sportive, come Bussolengo e le “sette meraviglie”; le piazze calde e identitarie, da Forlì (che morde come uno “squalo in diamante”) a Parma (che introduce il mental coach), fino ai derby eterni di Lazio e San Saba Roma con altre storie capitoline. E poi ancora Macerata, Caserta, Bologna, Legnano e Saronno. Ogni capitolo è come una base toccata, ogni stagione un inning che aggiunge profondità al racconto. Squadre, città, allenatori, dirigenti e soprattutto donne che hanno fatto strada quando la strada non c’era.
La forza del libro sta nella sua capacità di unire il dato storico al racconto umano. Le partite non sono solo risultati, ma storie e incroci di vite. Le vittorie non sono soltanto titoli, ma rivincite culturali. In un’Italia che per anni ha considerato certi sport “inadatti”, il softball femminile ha saputo crescere in silenzio, spesso senza campi, senza soldi, senza copertine. Ma non senza passione. Allenatori visionari, dirigenti ostinati, ragazze che hanno giocato senza campi, senza tutele, spesso senza pubblico. Donne che hanno costruito un movimento quasi dal nulla, sostenute solo dalla convinzione che quel gioco valesse la pena di essere praticato.
La prefazione di Massimo De Luca è una dichiarazione d’amore per uno sport “dell’anima”, capace di legare generazioni e ricordi, mentre la postfazione di Stefano Caliciuri riporta il discorso all’attualità, con quell’ultima pagina vuota tutta da scrivere. Ma senza mai dimenticare da dove si è partiti. Il softball di oggi è fatto di Nazionali competitive, club strutturati, nuove generazioni che raccolgono un testimone pesante, costruito con pazienza e sudore.
Ragazze Vincenti non è solo un libro per addetti ai lavori e per gli appassionati di softball. È una lettura per chi ama lo sport come racconto epico, identità e memoria condivisa, per chi sa che dietro ogni scudetto c’è una lunga corsa, e per chi crede che certe storie, anche se poco raccontate, ma che nascono dal dugout, con la terra rossa sulle ginocchia, meritino finalmente il centro della pagina. Proprio lì, sul diamante della memoria.
“Ragazze Vincenti. La lunga corsa del softball in Italia” è in vendita al prezzo di 25 euro sulle piattaforme online Amazon e IBS oppure direttamente sul sito della casa editrice “Il Punto – Piemonte in Bancarella” (www.editriceilpunto.it)
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