Macerata: le ragioni della mancata trasferta a Parma

Lauro Bassani (Photobass)
Oscar Tucci (Macerata)

Con un comunicato pubblicato solo su Facebook poche ore fa, il Macerata ha voluto chiarire e spiegare la posizione della società in riferimento alla mancata trasferta a Parma di mercoledì 2 settembre. Qui di seguito il testo integrale:

Come ormai tutti sapete, abbiamo avuto tre casi di covid-19, che sarebbero potuti essere molti di più se non avessimo agito con rapidità e accortezza, secondo le indicazioni dei protocolli e anche nei tracciamenti e nel tamponamento di massa di tutti i componenti. Al momento posso dire, in via definitiva, che su più di 40 tamponi e di almeno 20 quarantene obbligatorie, i casi si sono limitati ai nostri tre atleti. Aver circoscritto il virus è stato un gran risultato, considerata la sua contagiosità.

Tuttavia la situazione ha avuto pesanti strascichi. Al momento, dei tre atleti positivi (tre titolari di cui un lanciatore) due position player risultano purtroppo non negativizzati al secondo tampone di controllo dopo il 14° giorno, per cui dovranno continuare nella loro quarantena; difficilmente, credo, potranno riprendere la stagione, anche per via del lungo stop (ormai siamo al 30° giorno).

Come prima conseguenza, per situazioni familiari delicate, hanno abbandonato il campionato due lanciatori titolari, a cui va comunque il nostro ringraziamento e la nostra solidarietà. Inoltre alcuni giocatori titolari di posizione, che lavorano da precari, ci hanno comunicato che non faranno più trasferte, poiché una seconda quarantena metterebbe a rischio il loro rapporto di lavoro. Purtroppo al trasferimento in bus è imputata la principale causa del contagio. La società non si è sentita di mettere alle strette questi giocatori che già danno tanto allo sport. Abbiamo deciso di essere solidali con loro e accettare la loro decisione.

Va poi detto che, come per tutti, ci sono alcuni casi inevitabili di giocatori che hanno turni lavorativi pomeridiani e non possono venire in trasferta per motivi di orario. A soffrire di questo problema è soprattutto il turno infrasettimanale (come quello del 2 settembre appunto). Se prima del covid-19 riuscivamo a sopperire oggi, tra quarantene e rinunce, siamo in difficoltà a raggiungere il numero legale.

Mi preme raccontare in breve la dinamica degli eventi subito successivi al contagio. Nella prima telefonata col Presidente Marcon avevo comunicato alla Federazione l’intenzione di ritirarci. La Federazione ha espresso solidarietà ma al contempo si è detta convinta che il ritiro sarebbe stato un messaggio negativo per il baseball e che, viceversa, continuare sarebbe stato un grande segnale positivo per tutti. Non potevo che essere d’accordo. Il Presidente Marcon, informato di quanto scritto sopra, mi chiedeva se una eventuale proposta alle squadre di A1 di disputare tutte le partite in casa nostra avrebbe favorito il nostro rientro. Dopo una riunione con i giocatori ho avuto un riscontro positivo, poiché il pensiero comune è che i rischi maggiori siano proprio nel contatto prolungato nei mezzi di trasporto. So che può sembrare una sorta di psicosi ma vi assicuro che avere il virus in casa cambia radicalmente il punto di vista delle persone, che hanno paura per se stessi e per i propri cari, e ne subiscono i danni sotto il profilo lavorativo. In questo senso accettare di giocare in casa è stato un segnale di grande attaccamento di cui ringrazio tutti. Comunque non era e non è assolutamente nostra pretesa che le altre squadre affrontino più trasferte di quelle dovute, cosa che ho fatto ben presente al Presidente, il quale a sua volta mi ha rassicurato: vista la situazione eccezionale, avrebbe tentato di sentire le squadre per vedere se la sua proposta era realizzabile.

Cosa è accaduto poi? La Fortitudo ha accettato e già giocato a casa nostra lo scorso sabato 22 agosto; a loro e alla Federazione va il nostro sentito ringraziamento. Lo stesso ha fatto il San Marino, che si è reso disponibile a darci una mano; anche a loro un grandissimo grazie. Noi nel frattempo abbiamo un po’ integrato il roster, e siamo riusciti ad avere un numero minimale (8 o 9 position player) per le trasferte del sabato, dove spesso non c’è il problema di chi lavora. Per questo siamo riusciti ad andare a giocare a Godo, pur mandando in battuta qualche lanciatore, cosa di cui non andiamo fieri.

Certamente è una situazione doppiamente triste per noi, sia per il dispiacere e la preoccupazione di quanto accaduto, e per i ragazzi ancora positivi, sia per il fatto che non giocare una partita è un evento che non ci è mai capitato in 70 anni di storia.

Ieri ho avuto un colloquio cordialissimo, come al solito, con Massimo Fochi per capire se ci fosse la disponibilità del Parma a giocare da noi venerdì su sabato o sabato su domenica, offrendo anche il pernotto a nostre spese. Purtroppo anche i giocatori del Parma hanno i loro problemi e in maniera assolutamente tranquilla ho dovuto prendere atto delle motivazioni certamente sincere di Massimo. D’altra parte, per i motivi che ho spiegato sopra, noi non siamo riusciti a mettere insieme il numero legale per questo mercoledì, e ce ne dispiace molto.

Abbiamo accolto l’invito della Federazione a non mollare, a patto che si capisse bene che non abbiamo alcuna pretesa ma solo voglia di giocare e finire questo campionato. Abbiamo a cuore il baseball e il benessere dei nostri giocatori, siamo convinti che continuare è stato una decisione giusta, anche nelle difficoltà.

Il Presidente, tutta la società e tutti i giocatori.