Prime reazioni sul protocollo per i campionati seniores

Pareri discordanti sulle norme che serviranno a dare il via alla stagione in sicurezza. C’è chi trova fattibile l’elenco di regole fissate dalla Fibs, ma si punta anche l’indice sulle difficoltà delle trasferte e si chiedono campionati veri

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Un atleta del Codogno, città simbolo del Coronavirus, cerca di dare fiducia al baseball italiano
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Prime reazioni dopo la pubblicazione del protocollo preparato dalla Fibs per la ripresa dei campionati seniores. C’è chi non vede l’ora di tornare a giocare e considera le norme dettate dal Coni fattibili. Mascherine, gel, distanziamento sociale per alcuni sono un ostacolo facilmente risolvibile, mentre c’è chi ha alcuni dubbi sulla effettiva ripartenza e chi chiede una stagione vera, in attesa che l’emergenza sanitaria permetta di allentare un po’ la cinghia.

Venerdì il consiglio federale ratificherà il protocollo, dopodiché la palla passerà alle società, le quali dovranno scegliere, nel giro di poche ore, una rinuncia indolore o di tornare in campo dal 10-12 luglio per disputare le sedici gare della regular season e i playoff, nei primi giorni di ottobre.

«Per quanto mi riguarda – è il pensiero di Alessandro Vaglio, capitano dell’UnipolSai Bologna campione d’Italia e d’Europa in carica –  non vedo problematiche insormontabili. Avere la possibilità di giocare é una fortuna. Ovviamente si chiederà uno sforzo da parte di tutti rispetto a prima nell’osservanza delle nuove regole aspettando che la situazione torni alla normalità. Intanto avremo la possibilità di scendere in campo».

Sulla stessa linea è Mario Chiarini, allenatore del San Marino: «Le regole del protocollo sono quelle di cui si è parlato in questi mesi, anzi pensavo che fosse più rigido. D’altronde se si vuol giocare quest’anno dobbiamo osservare queste norme. In questa maniera andremo in campo  almeno 2-3 mesi per salvare la stagione. I ragazzi hanno bisogno di giocare, sapendo che comunque viene snaturato il senso legato al campo del baseball e allo stare insieme».

«Nessuno di noi è contento di stare distante da un compagno, dall’arbitro – prosegue Chiarini – ma dobbiamo rispettarlo. Diciamo che il protocolo è fattibile. Logicamente il baseball italiano non è composto da squadre professionistiche e ogni realtà è diversa dall’altra e attuare un determinato protocollo non sempre è facile. Stiamo comunque a vedere come si parte, se si parte. Noi del San Marino ci stiamo allenando e siamo pronti al via».

«Fondalmente – dice il presidente del Nettuno Bc 1945, Fabio Bonifazi – è tutto molto chiaro, molto semplice. Addirittura meno severo di quanto mi sarei potuto aspettare. Noi avevamo predisposto qualcosa di molto più stringente, per noi quindi è ottimo, va bene così; non ci sposta di una virgola».

Vaglio, Chiarini e Bonifazi  hanno commentato positivamente il protocollo visto dal campo, mentre dirigenti e giornalisti esprimo tutti i loro dubbi sull’organizzazione delle trasferte.

«Abbiamo letto attentamente il protocollo – sottolinea il direttore sportivo del JR Grosseto, Alessandro Macchelli – e il problema che risalta maggiormente all’occhio è quello delle trasferte, della logistica, che non è stato affrontato, ma viene demandato ai decreti emanati dalle varie regioni. Per noi che abbiamo trasferte di non poco conto (a cominciare da quella di Paternnò) è un argomento che andrà verificato con attenzione. Il discorso del gioco è facilmente attuabile. Un’altra criticità è legata agli spogliatoi. Noi con lo Jannella siamo abbastanza fortunati, ma penso ad impianti obsoleti che si trovano in giro per l’Italia. Aspettiamo con fiducia il consiglio federale di venerdì, ma prima di dare il nostro okay dovremo anche aspettare il consiglio direttivo della società».

«Oltre ai trasporti e agli spogliatoi – aggiunge il direttore generale del Grosseto, Sandro Chimenti – anche la gestione degli spettatori presenta più di una incognita. Fondamentale a questo punto è sapere chi si presenterà al via del campionato, che campionato sarà. Quello che auspichiamo è che sia un campionato con una propria identità agonistica e non una serie di partite tanto per giocare e dire al mondo che il baseball esiste. Fare un torneo amatoriale non penso proprio sia di nostro interesse. Comunque è giusto attendere e valutare cosa si potrà e non si potrà fare.  Siamo comunque fiduciosi in un miglioramento della situazione pandemica che ci permetta di ritornare, non dico alla normalità pre covid, ma ad un allentamento rilevante delle attuali restrizioni».

Sul problema della logistica insiste anche Riccardo Schiroli, una delle firme più prestigiose del nostro baseball: «La mia vera preoccupazione – sottolinea –  è la gestione delle trasferte più lunghe, problema che riguarda in primo luogo il massimo campionato di baseball. Concretamente: vedo difficile che le squadre possano viaggiare con 2 pullman e 4 autisti e possano prenotare 40 stanze singole in hotel. Credo che questo possa essere davvero un grosso ostacolo all’inizio della stagione».

Maurizio Caldarelli
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Giornalista del quotidiano "Il Tirreno" di Grosseto, collabora anche con la Gazzetta dello Sport.