Una partita per Don Sergio

Giovedì sul campo “Guglielmo Catuzzi”, all’interno del complesso “Ferruccio Bellè” di San Pancrazio, vicino Parma, due squadre di softball amatoriale commemoreanno Don Sergio Sacchi a un anno dalla scomparsa

Corrado Benedetti (NADOC)
Amici e appassionati alla presentazione de "La Partita di Don Sergio", l'iniziativa dedicata a Don Sergio Sacchi scomparso il 7 giugno 2018
© Corrado Benedetti (NADOC)

A fine luglio del 2006 ero a fianco di Don Sergio Sacchi quando stava pronunciando l’orazione funebre per Aldo Notari. Fu la prima volta che non lo vidi sorridere. E fu anche la prima volta che trovai le sue parole tanto belle quanto gravi. “Aldo non aveva paura di questo momento, perché era accompagnato da una fede profonda. Anche se non la ostentava”.

Come era serio, Don Sergio, mentre scandiva “non la ostentava”. Non ho potuto fare a meno di ripensarci quando ho letto sul sito della Diocesi di Parma quanto fosse ritenuta rivoluzionaria “la dolcezza del volto sorridente” di Don Sergio.

Nel luglio del 2006 non mi rendevo conto del fatto che Don Sergio mi appariva così serio perché in quel momento l’uomo si concedeva la debolezza del dolore per la perdita dell’amico di una vita. Ma io ero colpito, perché lo avevo sempre visto sorridente. Fin dal giorno in cui dall’Oratorio Salesiano, dove muovevo i primi passi da giocatore, mi mossi di qualche decina di metri fino alla Chiesa di San Vitale. Il Sacerdote sorridente mi mostrava un filmino in super 8 dei Cincinnati Reds.

“Vedi, quello è Johnny Bench” disse qualcuno. E da quel giorno volli anch’io giocare catcher e indossare la maglia numero 5. Spero che Bench non lo abbia mai saputo: potrebbe chiedermi i danni d’immagine.

Oggi, nell’epoca delle dirette a portata di click, può fare tenerezza. Ma nel 1975 l’opportunità di vedere una partita di Major League segnava una piccola svolta rivoluzionaria, per noi aspiranti appassionati.

Rivoluzionario Don Sergio lo era da sempre. Giovane sacerdote appena ordinato, fu destinato alla Parrocchia di Santa Maria del Rosario. Nel 1960 Don Sergio aveva appena 25 anni e il ruolo di Cappellano di una Parrocchia situata in via Isola non era esattamente l’ideale per un Prete inesperto. Era una delle zone dove sorgevano i famigerati Capannoni, vale a dire case ultra popolari progettate, tra la fine degli anni ’20 e la metà degli anni ’30, dall’Ingegnere Capo del Comune di Parma Giovanni Uccelli. Nascevano per ospitare temporaneamente gli abitanti del quartiere Oltretorrente, sfollati a forza per la necessità di dotare la cosiddetta ‘Parma Vecchia’ di una nuova rete fognaria.

I Capannoni erano rimasti però abitati ben oltre il rifacimento delle fogne, perché rappresentavano l’unica soluzione alla portata delle tasche di chi scendeva in città dalla montagna alla fine della seconda guerra mondiale. E nel gergo parmigiano ‘capannoni’ era diventato un termine spregiativo per definire le persone di livello sociale modesto e con comportamenti in linea con il livello sociale in questione.

“Don Sergio era una cosa fantastica” ricorda Claudio Iaschi, detto ‘Pillola’. Classe 1948, arriverà a giocare ai massimi livelli, facendo qualche apparizione anche nella grande Germal. Allora era uno dei ragazzini che avevano chiesto al giovane Cappellano di mettere assieme una squadra di baseball.

“Eravamo 10 o 12” ricorda Iaschi “Don Sergio non ebbe esitazioni. Comprò magliette e pantaloni bianchi e ci dotò di scarpe Superga… quelle che lasciavano i piedi macchiati di blu”.

Nacque così l’Astra, gloriosa società che in meno di un decennio vincerà uno scudetto Little League. In campo c’era Claudio Corradi, futuro Campione d’Italia e d’Europa. E il manager era un giovanissimo Giulio Montanini, lo skipper della Germal delle 51 vittorie nel 1976. E anche il coach di terza base, quando Corradi segnò il punto decisivo della finale dell’Europeo 1977 contro l’Olanda a Haarlem.

Sandro Rizzi, di un anno più giovane di Iaschi, all’Astra arrivò nei primi anni ’60. Ma aveva già imparato a giocare allenandosi con Guido Pellacini e Nino Cavalli. Quest’ultimo, il leggendario pioniere che portò a Parma il primo materiale da baseball grazie al Presidente degli USA Eisenhower, condivise parte di quel materiale con l’Astra di Don Sergio.

Quando nel 1977 la Federazione Italiana mise assieme una squadra Under 12 per partecipare al Mundial Juvenil organizzato dalla Federazione Internazionale in Messico, il Vice Presidente Aldo Notari pensò che non ci potesse essere accompagnatore migliore di Don Sergio Sacchi.

Massimo Fochi, classe 1964, era parte di quella squadra: “Eravamo bambini che si trovavano lontani da casa. Don Sergio fu fondamentale perché ci aiutò a superare la nostalgia di casa. Fu un mese lungo e ricordo la pazienza con cui calmava tutti coloro che si ritrovavano a piangere prima di andare a dormire”.

Fochi si trovò a un passo dal diventare l’eroe della partita con il Venezuela: “Eravamo sotto 7-6 quando azzeccai una battuta che sembrava destinata al fuoricampo. Ma l’esterno del Venezuela, sporgendosi oltre la recinzione, riuscì a eliminarmi al volo. Con quel fuoricampo avremmo vinto, invece sull’azione finì la partita. A Don Sergio quella scena è rimasta sul gozzo per tutta la vita”.

Stefano Desimoni, campione d’Italia a Parma e Rimini, è stato l’ultimo giocatore tesserato Astra ad arrivare in Nazionale. Nato nel 1988, ricorda le apparizioni di Don Sergio al campo prima delle partite della domenica mattina: “Veniva sempre per chiarire ai nostri genitori che, dovendo giocare, eravamo esonerati dalla Messa”.

Il fratello Matteo, classe 1978 e già collaboratore di Baseball.it, fa il modesto al riguardo della sua carriera di giocatore: “Non ero un fenomeno come altri…”. Ha però un suo ricordo: “Quando passai dalla Crocetta all’Astra, corsi il rischio che un mancato accordo mi tenesse fermo un anno. Ci pensò Don Sergio”.

Ci sono giocatori nati in 5 decenni diversi che si sono avvicinati al baseball a Parma grazie a Don Sergio. E molti di loro non hanno voluto mancare alla presentazione della Partita per Don Sergio, l’iniziativa voluta dal nipote Michele per commemorare Don Sergio a un anno dalla scomparsa, avvenuta il 7 giugno 2018.

Si troveranno in campo le squadre di softball amatoriale delle Parrocchie dove Don Sergio ha trascorso la gran parte del suo Servizio Sacerdotale: Santa Maria del Rosario (Cappellano dal 1960 al 1966 e Parroco dal 1978 al 2000) e San Vitale (Parroco dal 1971 al 1978).

Michele Sacchi capitanerà la squadra di Santa Maria del Rosario. Gian Paolo Agoletti, uno degli (Ex) Ragazzi che a metà anni ’70 condivideva la Messa della domenica con Ron Coffman e altri campioni, guiderà San Vitale.

La Partita di Don Sergio si gioca al campo “Guglielmo Catuzzi” del complesso “Ferruccio Bellè” di San Pancrazio, periferia ovest di Parma, alle 20 di giovedì 30 maggio. Alla serata sono invitati tutti gli appassionati che avranno voglia, in memoria di Don Sergio, di indossare una delle magliette celebrative e concedersi un turno di battuta.

Al termine della partita è previsto un rinfresco. La partecipazione sarà a offerta libera. Il ricavato verrà destinato a sostenere la Cooperativa Sociale Il Giardino. Gianluca Agoletti, uno dei Ragazzi di Don Sergio, ne è il Presidente.

 

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Informazioni su Riccardo Schiroli 1185 Articoli
Nato nel 1963, giornalista professionista, Riccardo Schiroli aveva la passione per il baseball scritta nei cromosomi. E' infatti nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Smessa presto una tutt'altro che promettente carriera di giocatore, a 22 anni ha iniziato per diletto a cimentarsi nelle radiocronache attraverso l'emittente 'Onda Emilia'. Crescendo assieme alla radio, della quale è divenuto responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo, ha raccontato partite di baseball dall'Italia e dall'Europa, divenendo 'la voce' di scudetti parmigiani nel baseball e nel softball. Grazie al baseball ha pronunciato la fatidica frase 'Parma è Campione d'Europa' dalla 'Cipale' di Parigi, dal 'Pim Mulier' di Haarlem e dallo stadio del 'Neptunus' di Rotterdam. Dalla sua penna è uscito il capitolo dedicato al softball del libro '50 anni di sport a Parma' e coordinato da Gian Franco Bellè. A livello di stampa ha collaborato alla 'Gazzetta di Parma', alla 'Tribuna di Parma' a 'Tuttobaseball' e, negli Stati Uniti, alla rivista 'Baseball America' e al periodico 'Fast Pitch', dedicato al softball. Ha prestato inoltre gratuitamente, ma è difficile dire quanto volontariamente, la sua opera per varie riviste nate attorno a questo sport e purtroppo già morte e sepolte. Tecnico federale dal 1989, è stato 'scout' delle principali società italiane di softball sul mercato americano. Assieme all'attuale tecnico azzurro Pisi ha curato il trasferimento in Italia di campionesse di assoluto rilievo come Kathy Van Wyck, Amy Day, Liz O'Connor e Melanie Parent. Non pago degli insuccessi giovanili, nel 1993 ha fondato una squadra di softball 'slow-pitch' della quale, giusto per non mettere in dubbio il suo ruolo di prima base, è presidente e allenatore. Tra i suoi 'ragazzi' annovera il direttore di 'Tuttobaseball' Giorgio Gandolfi e il conduttore 'Mediaset' Massimo De Luca. Nel frattempo la sua carriera giornalistica è proseguita. Nominato redattore capo dell'emittente televisiva 'Teleducato' nell'autunno del 1996, ha ideato con Michele Gallerani e Gianluigi Calestani la trasmissione 'Baseball Nights'. Al suo sforzo personale si deve la trasmissione in differita, ma 'in chiaro', delle 'World Series' di baseball, che Teleducato si è assicurata a partire dal 1998. Nel gennaio 2000 è stato chiamato a esportare il marchio 'Teleducato' a Piacenza. Dal gennaio del 2001 è stato chiamato dal neopresidente Riccardo Fraccari a prestare la sua opera all'Ufficio Stampa della Federazione Italiana Baseball Softball. Sul 'web' potete trovare suoi articoli anche su www.topsport.it e www.sportal.it.