I "Diavoli Blu" di Duke volano alto

Trascinati dalla coppia di paisà Loperfido-Chillari nonché dal figlio d'arte Graham Conine, Duke sta sorprendendo tutti ed è stabilmente fra le prime 10 squadre del ranking NCAA

Quando si parla della Duke University in America, ma non solo, viene subito in mente probabilmente il famoso programma di pallacanestro 5 volte campione NCAA con il mitico coach K (all’anagrafe Mike Krzyzewski). Ma negli ultimi 3 anni i Blue Devils si sono fatti valere e conoscere anche nel batti e corri partecipando al Torneo Finale Ncaa nel 2016 (dopo un’assenza di ben 55 anni!) e sfornando giocatori di ottimo livello fra i quali ricordiamo il lanciatore Marcus Stroman dei Toronto Blue Jays o il promettente pari ruolo Michael Matuella ora in singolo A con l’organizzazione dei Texas Rangers.
In questo 2018 i ragazzi guidati da coach Chris Pollard stanno andando oltre le più rosee aspettative avendo ottenuto un posto fra le prime 10 compagini a livello NCAA e la quasi certezza di partecipare alla postseason. Tutto questo anche grazie al contributo di un terzetto di giocatori di grandi prospettive come il prima base Joey Loperfido (.331 di media battuta con 35 punti battuti a casa e 6 fuoricampo), l’esterno destro figlio d’arte Griffin Conine (37 rbi e 10 fuoricampo per lui) ed il cui papà Jeff ha giocato per 17 stagioni nella MLB conquistando due titoli nel 1997 e nel 2003 con i Florida Marlins. E per chiudere il lanciatore di rilievo Bill Chillari (5 vittorie e una sola sconfitta con 2.20 di media punti guadagnati e 30 strikeout ottenuti in 28 riprese lanciate).
Dopo aver ottenuto successi di grande prestigio ed importanza contro Florida State e North Carolina State, Duke è ora attesa dal triplice scontro sul mitico diamante dei Durham Bulls (squadra di triplo A affiliata ai Tampa Bay Rays) contro i rivali storici di North Carolina anch’essa ai vertici del Ranking NCAA. Ciò deciderà la supremazia nella Coastal Division della super competitiva Atlantic Coast Conference e potrebbe essere decisivo, in caso di vittoria, per ottenere la possibilità di ospitare uno dei 16 Regionals del primo turno del Torneo Finale Ncaa.
Quello fra Duke e North Carolina non sarà l’unica attesa sfida in questo periodo finale di stagione regolare NCAA poiché in contemporanea Stanford, numero 2 nel Ranking nazionale, sfiderà in trasferta Oregon State sua grande rivale per il titolo nella Pac 12 Conference.
Approfittiamo di questo nostro spazio sul baseball NCAA per analizzare le ultime apparizioni, non troppo positive a dire il vero, sul monte di lancio del nostro Matteo Bocchi utilizzato come rilievo corto (0.1 riprese lanciate) nelle ultime 3 sconfitte dei suoi Texas Longhorns contro West Virginia e Texas Tech quando mancano poche partite al termine della regular season. Per il giovane lanciatore parmense finora 16 apparizioni di cui una sola da partente per un totale di 22 inning con un 3.68 di MPGL, 3 vittorie e zero sconfitte con 21 valide e 16 basi ball concesse a fronte di 18 strikeout-ottenuti.
Chi invece ha finito la stagione 2018 al Clarendon Junior College e terminati gli impegni accademici dovrebbe rientrare in Italia ed unirsi ai Rams Viterbo, è il giovane pitcher mancino Maurizio Andretta che si è distinto con la casacca dei Bulldogs nella sua prima stagione americana con numeri di tutto rispetto: 7 vittorie e una salvezza, 60 strikeout in 41.1 inning lanciati e una media punti guadagnati di 4.35.

 

 

Informazioni su Andrea Palmia 134 Articoli
Andrea Palmia è nato a Bologna il 4 aprile 1968 e vive nel capoluogo emiliano con la moglie Aurora e la figlia Lucia di due anni. Laureato in Pedagogia con una tesi sperimentale sui gruppi ultras, lavora dal 1995 come educatore professionale con utenti disabili mentali e fisici. Appassionato di sport in genere ed in particolare di quelli americani, ha sempre avuto come sogno nel cassetto quello di fare il giornalista sportivo. Dal baseball giocato nel cortile del condominio con una mazza scolorita alle partite allo stadio Gianni Falchi con i fuoricampo di Roberto Bianchi e Pete Rovezzi, il passo è stato breve. Fortitudino nel DNA, nutre una passione irrazionale per i "perdenti" o meglio per le storie sportive "tormentate" fatte di pochi alti e di molti bassi.

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