1976-2016: Germal, tra mito e nostalgia

Sabato sera Parma celebra il quarantennale del suo primo storico scudetto. Ricordi di una squadra leggendaria, ma anche di un baseball e di un'Italia che non esistono più

Parlare di eventi che, purtroppo, non ho vissuto mi risulta ovviamente difficile. Tuttavia esistono fatti, situazioni, personaggi, che anche chi non ha avuto la fortuna di viverli o incontrarli, li conosce e li porta nella mente e nel cuore esattamente come chi di quegli stessi episodi era protagonista o testimone. Il primo scudetto vinto da una squadra di baseball di Parma nel 1976 con la divisa bianco-verde, sponsorizzata dalle cucine Germal è uno di questi.
Erano i mitici anni settanta, il "sessantotto" era passato da un pezzo, anche se il ricordo e, soprattutto, le conseguenze, erano ancora vive. Erano passate anche la crisi del petrolio e il momento più difficile della guerra fredda. L'Italia era uscita dalla crisi ed era piena di fermento, economico e sociale. Spopolava il sogno americano e le discoteche si riempivano, ma non esistevano ne i social network, ne i telefoni cellulari e neppure i cinema multisala. Le movide che tanto fanno arrabbiare oggi gli abitanti dei centri storici delle città ancora non erano di moda. Così nelle sere d'estate tanti giovani, da Nettuno a Bologna, da Rimini a Grosseto, da Milano a Ronchi dei Legionari affollavano le tribune dei campi da baseball della serie A e andavano in estasi per le terrificanti legnate dei campioni americani, per i lanci al fulmicotone dei lanciatori, per le prese spettacolari degli esterni e per i doppi giochi degli interni. Urlavano, incitavano i loro nuovi eroi e si spellavano le mani per gli applausi, magari rischiando di far cadere per terra il prezioso "bif", il ghiacciolo acquistato con le 50 Lire del babbo al bar dello stadio. Parma non voleva, come al solito, essere da meno e già da qualche anno, con un gruppo di giocatori autoctoni, formatosi dalla fusione di due entità, stava dando la caccia al titolo italiano. Terza, poi seconda, poi di nuovo terza, infine ancora seconda, per una sola lunghezza, dietro il Rimini. Intanto il pubblico, formatosi anni prima attorno alle reti del campo da calcio centrale del parco Cittadella, si era trasferito sui gradoni del nuovo monumentale impianto di viale Piacenza, nei pressi della stazione. E già si parlava di aumentarne la capienza, tanto numerosi erano gli appassionati che già un'ora prima del play-ball assiepavano le tribune. Però pare che il marchio Bernazzoli non bastasse a sostenere economicamente le ambizioni del carismatico presidente Aldo Notari che, un giorno, nella famosa osteria dell'Anna al Molinetto, strinse un accordo di sponsorizzazione con un certo Mario Salvarani, proprietario dell'omonima azienda, il quale accettò, pare, per cinquantamilioni, di apporre il marchio della nuova linaea di cucine Germal sulle casacche della squadra. Arrivarono campioni stranieri da altre squadre italiane come l'interbase Ron Coffman dal Bologna e il lanciatore Dan Miele dal Grosseto, ma anche dagli USA, come il lanciatore Craig Gioia. Ma l'idolo di tutti era il ricevitore parmigiano Giorgio Castelli che rifiutò pure l'ingaggio tra i professionisti per continuare a giocare in nazionale. Insieme a lui il capitano Gatti, il velocissimo seconda base Cattani, Gigi Ugolotti, "Paco" Dallospedale, "Pillola" Jaschi e il formidabile quanto divertente italo-americano "Sal, Sal Sal Varriale", come lo incitavano dagli spalti i "fedelissimi". Poi i giovani talenti: Stefano Manzini e Claudio Corradi su tutti. Una squadra che iniziò la stagione 1976 da protagonista e la finì in modo trionfale, dopo aver vinto 51 delle 54 partite di campionato. Roba mostruosa, da "Big-green-machine", come venne ribattezzata dalla stampa americana, in ricordo della "Big-red machine" di Cincinnati (Cincinnati Reds). Vinse il titolo nella notte dell'11 settembre 1976, contro il Rimini di Orrizzi che interruppe la festa dei giocatori parmigiani per donare a Castelli lo scudetto tricolore che si era appena staccato dalla sua casacca, uno dei gesti più sportivi della storia del baseball italiano. E Castelli lo prese e lo mostrò, esultante al pubblico in delirio. Momenti magici che difficilmente torneranno, ma per una sera, sabato alle ore 20,15 potranno essere ricordati sul diamante dello stadio "Cavalli", quando la nuova società 1949 Parma baseball e i suoi tifosi, festeggeranno il quarantesimo anniversario di quello che viene ricordato come il primo di una lunghissima serie di trionfi. I nuovi giocatori doneranno ai campioni del 1976 targa ricordo e cappellino verde con la "G" stilizzata. Perché è giusto che i giovani conoscano e onorino la storia. Affinché possano in un futuro non lontano, prendere esempio.

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Informazioni su Matteo Desimoni 337 Articoli
Nato a Parma l'8 febbraio 1978, laureato all'Università di Parma in Scienze della comunicazione, con tesi di laurea "La comunicazione in una società sportiva: il caso dell'A.S.D. Baseball Parma", collaboratore della "Gazzetta di Parma", iscritto all'ordine dei giornalisti, elenco pubblicisti, dal settembre 2009. Ha collaborato nel 2005 anche con "L'informazione di Parma". Dal luglio 2009 a fine agosto 2011 ha ricoperto l'incarico di responsabile dell'ufficio stampa della società A.S.D. Baseball Parma. E' l'ideatore e direttore responsabile del periodico gratuito "Baseballtime" distribuito sui campi da baseball della provincia di Parma. Ha iniziato la carriera da giocatore a 8 anni, nel 1986 nelle giovanili dell'Aran Group, poi ha militato in diverse squadre della provincia di Parma e debuttato in serie B con il Sala Baganza e in serie A2 con la Farma Crocetta nel 1998. Dal 2002 al 2008 ha allenato le giovanili di Crocetta e Junior Parma.

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