Azzurri a un "Premier 12" che cerca una sua identità

Mission impossible per gli uomini di Mazzieri, nonostante un torneo in tono minore a causa del no della MLB ai giocatori nei "roster dei 40". Quasi certo il ritiro del Messico: la dodicesima, dietro all'Italia, nel ranking mondiale

Più ci si avvicina alla data di inizio, il prossimo 8 novembre, più il "Premier12" fa pensare ai vecchi campionati iridati, delle varie sigle che ha avuto la federazione mondiale del baseball nel tempo. Anzi, è più esatto dire coppe Intercontinentali, visto che il titolo di campione del mondo, per il momento, è nelle mani del World Baseball Classic.
Il no della MLB all'utilizzo dei giocatori nel "roster dei 40" non è che abbassi il tasso tecnico, come conseguenza generale: abbassa in particolare quello delle nazionali di Porto Rico, Dominicana, Olanda (tre della quattro finaliste del WBC 2013), poi di Stati Uniti e Venezuela. E a questo si deve aggiungere la contemporaneità con le Winter League centroamericane, compresa quella messicana, anche se il problema del Messico – che dovrebbe rinunciare – non è in questo, ma in un mix di problemi economici e politici, sportivi e non. Magari la seconda edizione sarà diversa, visto che, in caso di riammissione del baseball alle Olimpiadi, di Tokio 2020, dovrebbe valere come qualificazione unica per le prime sei. Per il momento si un annuncia un torneo con i primi quattro posti, su dieci partecipanti, già scritti: Cuba, Giappone, Cina Taipei e Sud Corea, con probabile finale fra le prime due. Poi, potrebbe sempre succedere come alle Asian Series per club, che aperte ad Australia ed Europa, due anni fa hanno visto vincere Canberra.
L'Italia va a Taiwan, onestamente, penso, per cercar di non perderle proprio tutte. Anche Mazzieri mi aveva detto, tempo fa, ma già sapendo che non avrebbe avuto determinati giocatori, che il suo obiettivo è il passaggio del turno. Tradotto vorrebbe dire fare meglio di quattro fra Cuba, Porto Rico, Canada, Olanda e Cina Taipei. Quasi impensabile, anche con i tre nuovi "oriundi" per il monte pescati in giro per il mondo: Gionny Franchiolla nella Bundesliga (Legionaere Ratisbona) e Luis Lugo (Indians) e Trey Nielsen (Cardinals) in A+ negli States.
Bravo lui, se il nostro "Conte" ci riuscirà. Attenuanti comunque, qualcuna almeno, l'ha. Perché fuori dai famosi roster dei 40, non ha Da Silva e Liddi, impegnati nelle leghe invernali. E, fra quelli dell'IBL, oltre a Mazzanti e De Santis: Galeotti (che ha rinunciato), Anselmi (infortunato) e Cadoni (non disponibile per motivi di lavoro).

Informazioni su Mino Prati 844 Articoli
Mino Prati, giornalista dal 1979, ha scritto di baseball per 'Il Giornale Nuovo', la 'Gazzetta di Bologna', 'Stadio', 'Tuttobaseball' e 'Baseball International' e 'Agenzia ANSA' e 'Il Resto del Carlino', oltre ad essere stato il curatore del sito BaseballNow. É stato anche direttore responsabile, a livello bolognese, di diverse testate tra cui 'Fuoricampo', 'Baseball Time' e 'Baseball Oggi', nonchè addetto stampa della Fortitudo Bologna. Ha lavorato per l'Ufficio Stampa F.I.B.S. Ha pubblicato l'Almanacco del Baseball, per la Nuova Sagip, nel 1980. Oltre che giornalista, vanta un'esperienza anche dall'altra parte "della barricata": ex-tecnico, dirigente di società, a livello di categorie minori praticamente da sempre (dal 1972) a Minerbio (in provincia di Bologna dove è stato uno dei fondatori della società), e come Direttore Tecnico nelle Calze Verdi Casalecchio (Serie A2-1991) prima e nella Fortitudo Bologna (Serie A1-1992/93) poi. Più volte eletto negli organismi locali della Federbaseball a livello provinciale e regionale. E' stato il Responsabile Editoriale di Baseball.It nel 2002.

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