Milano piange Ralph Punaro, il suo primo oriundo

Morto a Pasadena a 65 anni. Interbase e lanciatore, giocò 2 stagioni con l'Europhon sfiorando lo scudetto nel '74. Tra i primi oriundi anche in azzurro, fu protagonista della storica vittoria sugli USA all'Intercontinentale del '73

La brutta notizia arriva via email dalla California. La manda Steve Runk che spiega: "Ho saputo che è morto Ralph Punaro. Lottava contro un cancro da anni. Riposi in pace". Poche righe per dare agli amici di Milano il triste annuncio. La conferma arriva su internet, dai siti legati al college in cui Ralph aveva lavorato come direttore tecnico, ma anche come allenatore della squadra di basket femminile, fino a un paio d'anni fa. Parole di dolore ma pure grandi ricordi di una persona splendida che aveva dato tanto ai giovani e allo sport in quella zona della California, nei dintorni della sua sterminata Los Angeles. La carriera lo aveva legato per ben 27 anni alla South Pasadena High School, lui che si era diplomato in educazione fisica alla prestigiosa Ucla , dove era cresciuto giocando a baseball ed entrando ben presto nella prima squadra, per entrare nel giro di Steve Shedd e di Roy Coston che poi lo mandarono a Milano da David Phares per una splendida avventura durata solo due anni e finita purtroppo con lo scudetto sfumato nel '74. Punaro, come Phares, ma anche come Runk e come il bollatese Pillow, faceva parte di un gruppo californiano da cui arrivarono a Milano fior di giocatori. I primi veri stranieri ingaggiati per giocare a baseball e , nel caso di Ralph, anche il primo oriundo della storia del Milano, ma anche uno dei primi ad approdare in Nazionale.
Era il 1973 quando sbarcò alla Malpensa questo ragazzo di 24 anni, fisico non straordinario ma talento da vendere. Un Passarotto in fotocopia, per intenderci, anche nelle caratteristiche di gioco. Interbase velocissimo, dotato di grande tecnica ma anche di una grande potenza nonostante la struttura brevilinea. Oriundo di seconda generazione, nonni arrivati in America da Potenza, ma lui nato (nel 1949) e cresciuto nella Los Angeles del dopoguerra. Approdato in Italia in sordina, sembra non convincere subito, ma Phares lo conosce e lo attende. Tempo qualche partita e Punaro esplode, proprio nel derby, con due fuoricampo nella stessa partita: uno subito al primo turno su Teddy Silva, l'altro più avanti su Paolo Cherubini. Non due qualunque. L'Ausonia vince 9-5, Phares se lo coccola, a Milano sono certi di aver trovato l'uomo giusto.
Ma manca ancora una cosa: il passaporto italiano, che arriva solo a metà stagione e che consente finalmente a Punaro di poter lanciare, perché allora il monte per gli stranieri era off limits: Ralph diventa così Raffaello e il Milano comincia a girare a meraviglia. Con Punaro, Passarotto e Spinosa il diamante è una garanzia, non solo, ma Ralph e Carlito si alternano anche sul monte di lancio. Qualcuno scrive che se la burocrazia fosse stata meno lenta, l'Ausonia avrebbe potuto contendere lo scudetto al Nettuno, invece fa solo in tempo a batterlo sul Tirreno proprio grazie al debutto di Raffaello da pitcher, entrato dopo due inning come rilievo di Brambilla e capace di concedere a Faraone, Costantini e compagni una sola valida. Settanta lanci in 7 riprese, dice la Gazzetta del tempo, 22 battitori affrontati, un singolo di Mirra e una base ball. Contro la capolista non c'è male.
Una stagione fantastica per Punaro, che grazie al nostro passaporto entra anche nella Nazionale che affronterà la prima coppa Intercontinentale: lui e Sal Varriale gli oriundi in una grande squadra che ruotava attorno a Castelli, a Rinaldi, a Laurenzi, a Bazzarini, a Vic Luciani, con cui Raffaello faceva coppia al centro del diamante anche nella partita che a Parma ci regalò la prima storica vittoria proprio contro i suoi Stati Uniti.
Attorno a lui il Milano cerca così di costruire la squadra da scudetto per l'anno successivo. Torna l'Europhon come sponsor, arrivano altri giocatori di peso (da Bazzarini a Bonfonte), e Phares si ritrova a guidare una squadra fenomenale, anche se poi non sarà in grado di tenerla sotto pressione fino in fondo e, dopo la sosta di agosto, il sogno tricolore finirà in fumo al Kennedy contro il Grosseto.
Per Ralph l'avventura italiana si chiude qui, dopo due stagioni riassunte da numeri straordinari: 70 partite giocate, 19 fuoricampo, 391 di media battuta, 1.84 di media pgl in una settantina di inning lanciati a cavallo di due campionati. Però, "non si vive di solo baseball", diceva, e infatti torna in California per iniziare la sua avventura di professore di educazione fisica e poi di coordinatore tecnico in vari college, insegnando non solo il nostro sport, ma anche il basket e il football. Tanti ragazzi e tante ragazze cresciuti sotto la sua guida, tanti ex studenti che adesso lo piangono e lo ricordano come persona amabile, uomo di grande disponibilità.
Lo stesso modo in cui lo ricordano tutti quelli che l'hanno conosciuto o lo hanno avuto come compagno di avventura qui in Italia. Anche se per un periodo troppo breve. Di certo con Punaro se ne va uno dei più grandi talenti visti al Kennedy nella lunga storia del Milano. Ai tempi in cui a vederlo sulle tribune c'era ancora tanta gente. A chi l'ha conosciuto o l'ha visto giocare non resta che stringersi alla famiglia e agli amici della California. Adesso quel bel gruppo, purtroppo, ha un posto vuoto.

Informazioni su Elia Pagnoni 50 Articoli
Nato a Milano nel 1959, Elia Pagnoni ricopre attualmente il ruolo di vice capo redattore dello sport al quotidiano "Il Giornale", dove lavora sin dal 1986. E' stato autore di due libri sulla storia del baseball milanese.

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