La dinastia dei Biggio e l'orgoglio di papà Craig

Conor e Cavan, figli dell'ex stella degli Houston Astros, si stanno facendo onore fra le fila dei Fighting Irish della Notre Dame University per la soddisfazione del loro papà-allenatore a livello di high school

Chissà cosa avrà pensato Craig Biggio, storico seconda base (ma anche catcher ed esterno) degli Houston Astros per un ventennio, quando gli è arrivata la notizia di non essere stato incluso nella Hall Of Fame di Cooperstown per soli 2 voti mancanti alla soglia minima richiesta del 75{1d06026facf75479e5d25f0e4e730ec8c4ff6a93a7899e06cd2b003fc450d771}. Lo scorso anno per ironia della sorte era successa la stessa cosa ma in quel caso la differenza era stata di 39 voti. Meno male che però ci sono i figli e Biggio di sicuro si potrà consolare con le ottime prestazioni dei suoi due rampolli con la divisa di Notre Dame nel campionato NCAA. Conor, il maggiore, al terzo anno nella squadra di baseball dell'ateneo dell'Indiana, molto famoso nel football americano, si è distinto in campo esterno per la velocità e la grinta (ricordando a molti il padre). Battitore mancino, in questa scorcio iniziale di stagione viaggia con una media nel box di .250 e per il momento è relegato dal suo head-coach Mik Aoki al ruolo di pinch hitter/runner.
Il fratello minore Cavan, uno dei primi 20 prospetti usciti dalle High School nel 2013, al suo esordio a Notre Dame, si è invece già impossessato saldamente del ruolo di seconda base ed anch'egli battitore mancino ha realizzato il suo primo fuoricampo a livello NCAA nel successo dei suoi per 2-1 su Santa Clara. Ha messo subito in mostra tutto il suo talento, per questo lo scorso anno è stato scelto nel draft MLB da parte dei Philadelphia Phillies. I due ragazzi sono molto legati fra loro e stanno vivendo questa esperienza al College come una grande opportunità dentro e fuori il diamante di gioco.
Craig Biggio dopo un'ottima carriera all'Università di Seton Hall nel New Jersey (lo scorso anno ha ricevuto l'onore di vedere la sua maglia ritirata) è stato scelto nel 1987 dagli Astros con cui ha giocato in diversi ruoli l'intera sua carriera in Major League ( 1988-2007) diventando un emblema della città di Houston dove vive tuttora e dove ha allenato, fino al 2013, entrambi i figli alla St. Thomas High School vincendo con loro due titoli dello stato del Texas nel baseball. Ora è assistente personale del General Manager degli Astros, Jeff Luhnow, e durante lo spring training svolge il ruolo di istruttore per i giovani della franchigia di Houston.
Da Notre Dame negli anni recenti sono usciti alcuni giocatori che sono stati poi lanciati nel mondo pro del batti e corri, l'ultimo dei quali è stato il prima base Trey Mancini scelto dai Baltimore Orioles e compagno di squadra del nostro Federico Castagnini nella scorsa stagione con gli Aberdeen Iron Birds in singolo A.
Nel week-end appena passato i Fighting Irish hanno affrontato North Carolina State (una delle compagini più forti dell'intera NCAA) ed hanno subito 3 sconfitte non sfigurando in particolare nelle prima sfida che gli vedeva opposti al grande lanciatore mancino Carlos Rodon (miglior prospetto sul monte del baseball universitario). Complessivamente Cavan Biggio ha battuto 3 valide su 10 turni ed è stato impeccabile in difesa, mentre suo fratello Conor ha collezionato una sola apparizione da pinch hitter guadagnando una base ball.

Informazioni su Andrea Palmia 134 Articoli
Andrea Palmia è nato a Bologna il 4 aprile 1968 e vive nel capoluogo emiliano con la moglie Aurora e la figlia Lucia di due anni. Laureato in Pedagogia con una tesi sperimentale sui gruppi ultras, lavora dal 1995 come educatore professionale con utenti disabili mentali e fisici. Appassionato di sport in genere ed in particolare di quelli americani, ha sempre avuto come sogno nel cassetto quello di fare il giornalista sportivo. Dal baseball giocato nel cortile del condominio con una mazza scolorita alle partite allo stadio Gianni Falchi con i fuoricampo di Roberto Bianchi e Pete Rovezzi, il passo è stato breve. Fortitudino nel DNA, nutre una passione irrazionale per i "perdenti" o meglio per le storie sportive "tormentate" fatte di pochi alti e di molti bassi.

Commenta per primo

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.