Un mancino che si staglia contro un cielo stellato

Secondo appuntamento con il romanzo "The Southpaw" (1953) di Mark Harris: dove si spiega perché non solo nel baseball, ma anche nel mondo, c'è un disperato bisogno di mancini

Abbiamo visto como nel corso dello sviluppo storico della baseball fiction lo schema del romanzo di formazione (il cosiddetto Bildungsroman, in cui viene raccontata la crescita di un protagonista dall'adolescenza alla maturità) divenne ben presto un punto di riferimento delle narrazioni. È questa la struttura seguita da Mark Harris in The Southpaw: Henry Wiggen, il pitcher mancino, racconta in prima persona la sua infanzia, l'ambiente familiare con il padre -anch'egli pitcher e mancino- che gli insegna i fondamentali del gioco, la sua esperienza nel farm system dei New York Mammoths, il suo esordio in Major League fino alle World Series.

Bel tipo, questo Henry Wiggen. Sulla carta è il tipico busher (un giocatore delle serie minori) proveniente dalla provincia, rozzo e diretto nell'espressione, un eterno bambinone ingenuo capace di slanci di generosità e delle peggiori gaffe. Insomma, il classico tipo la cui versione "ottusa" coincide con il profilo di Jack Keefe, il pitcher sbruffone che si esprime in un inglese sgangherato nel divertentissimo You Know Me Al di Ring Lardner (1916). In realtà, Henry è un personaggio molto più profondo e soprattutto più intelligente della creatura di Lardner. È vero, Henry "scrive come parla" (e addirittura scrive in cifre ogni numero, anche il numerale one quando è usato come pronome), sulla falsariga della tradizionale attenzione al parlato che nella letteratura americana risale a Mark Twain, ma benché conservi qualcosa della comicità propria dello stile "basso" della sua parlata, ciò che dice sa davvero emozionarci. Il suo ricordo di quando suo padre (Pop) lanciava per i Perkinsville Scarlets, la descrizione dettagliata e al tempo stesso impacciata del movimento del lanciatore trasmette l'entusiasmo e l'affetto di un bambino per il suo idolo (la traduzione è del sottoscritto): Ho visto molti pitcher, ma ce ne sono pochi così belli quando lanciano. Pop ruotava il braccio due volte, poi si inclinava all'indietro su 1 sola gamba, con la destra su in aria, la mano sinistra all'indietro fino quasi a toccare il suolo, e sembrava che poggiasse su 1 braccio e 1 gamba con gli altri 2 in aria, e poi quel braccio schizzava all'insù e la gamba scendeva in terra, e allora per una frazione minima di secondo la divisa gli si stirava addosso, gli si attaccava al corpo, e così faceva volare quella pallina bianca sulla traiettoria verso Tom Swallow, e la divisa gli si increspava di nuovo, e come per incanto in quella frazione di secondo in cui la divisa si raggrinziva sentivi il colpo della palla nel guanto di Tom e capivi che quella palla aveva percorso 60 piedi e 6 pollici in meno di 1 secondo, e sapevi che non avevi visto solo Pop all'opera, ma anche una possente macchina, e tutto sembrava così semplice che pensavi che anche tu avresti potuto farlo senza sforzo alcuno, ed era bello e sorprendente, e ti faceva sentire orgoglioso di lui.

L'altra grande presenza nella vita di Henry è Aaron, il vicino di casa, un vecchio astronomo in pensione, libero pensatore, depositario dei valori di libertà che fanno parte dell'ideario americano sin dalla fondazione degli Stati Uniti. Per Henry, Pop e Aaron l'America sta prendendo una brutta piega: è appena cominciata la guerra di Corea, siamo già in piena Guerra Fredda, e il ragazzo (di convinzioni pacifiste, come lo stesso Mark Harris) preferisce passare per vigliacco anziché esercitare la violenza:

Ogni volta che c'era una zuffa io mi coprivo e lasciavo che l'altro tizio, chiunque fosse, mi colpisse sui polsi e sulle braccia . Fino a che qualcuno interveniva per interromperlo. Anche solo vedere 2 persone picchiarsi mi fa star male. Nell'ultimo anno di liceo a Perkinsville ci fecero fare un'esercitazione militare in cui la classe di divideva in 2 gruppi armati di baionette con dei guanti da boxe sulla punta, e dovevamo conquistare una collina su per Callahan Avenue. L'avremmo fatto 100 volte e io ero sempre il primo a essere ucciso. Non ucciso davvero, mi buttavo per terra e morivo, ero troppo debole per combattere, mi accucciavo fino a che qualcuno mi pugnalava col guanto da boxe. I ragazzi la chiamavano la "Posizione del Vigliacco". […] Pop si preoccupava per questo, ma Aaron gli diceva: "Perché ti preoccupi? Non è meglio accucciarsi nella Posizione del Vigliacco e vivere per poter combattere un altro giorno?"[…]

Circa 2 settimane fa 1 tizio mi scrive una lettera per dirmi che era sorpreso che un uomo che ha tanto fegato sul campo da gioco abbia poi paura della guerra. Ma lanciare 1 palla da baseball e lanciare 1 bomba a mano sono 2 cose differenti, e io sono il migliore con 1 e spaventato a morte dall'altra. Se ci pensi un momento, probabilmente non sarebbe un'idea stupida se i coreani e i cinesi e i russi e gli americani e tutti gli altri avessero tutti insieme un attacco di sciolta e si ritirassero dietro le linee e si sedessero sul cesso per pensare un po' a come si stiano comportando da imbecilli. Dove cazzo stanno andando tutti quanti?

[…] Eppure quando c'è la guerra non posso evitare di pensarci almeno la metà del tempo, specialmente in inverno. Per tutto l'inverno prendi un giornale e cosa ci leggi? Guerra e football, soprattutto guerra, e non sai fino a quando i tuoi nervi riusciranno a resistere.

Nel brano (e in tutto il romanzo) affiora in filigrana il discorso delle origini "mitiche" del baseball, lo sport agrario dove non c'è contatto con l'avversario, il gioco estivo dove non si simula una guerra come nel football. È una delle riformulazioni di una visione del rapporto fra baseball e società che molti anni dopo riprenderà Bartlett Giamatti nel suo ultimo saggio Take Time for Paradise (1989).

Ma accanto a Pop y Aaron c'è Holly, la fidanzata che osserva con apprensione come il baseball professionistico può cambiare Henry. Tradire lo spirito del gioco è tradire se stessi, ma c'è sempre una salvezza se sappiamo ricordarci chi siamo. Ecco il dialogo in cui verso la fine del romanzo Holly rimprovera a Henry di aver lanciato uno spitball, il lancio bandito perché irregolare nella traiettoria e potenzialmente pericoloso: "Ne vale la pena Henry? E se avessi ucciso quell'uomo? Dov'è il mio Henry Wiggen che ricordo che non poteva neanche minacciare un uomo con un pugno? Dov'è il mio Henry che preferiva accucciarsi nella Posizione del Vigliacco piuttosto che colpire il suo peggior nemico?". "È tutto difficile", le ho detto "terribilmente difficile. Ogni lancio è denaro, Holly. Un mucchio di soldi. Non solo per me, ma anche per gli altri ragazzi. È una casa per la famiglia di Coker Roguski e una nuova vita per la figlioletta di Hams Carroll. Qui si fa sul serio. Non è il baseball dei ragazzini" […].

Poi Henry prova ad allentare la tensione: "Va bene, lascerò la squadra domani mattina", le ho detto scherzando. "No, non lo farai", mi ha risposto, "continuerai a giocare a baseball fino a quando la barba ti arriverà ai piedi. È un grande gioco. Mi piace vederlo, mi piace quando ne parli. È un gioco bellissimo, pulito e gentile e onesto. Ma non rimarrò qui a guardare come diventi un animale a mezza strada fra una creatura acida come Sad Sam Yale e uno squalo come Dutch Schnell. "Tu sei un mancino, Henry. Lo sei sempre stato. E il mondo ha bisogno di ogni mancino, perché questo è un mondo di destri. E tu sei un mancino che si staglia contro un cielo pieno di stelle".

Nel nostro prossimo appuntamento vedremo come Harris procede nella narrazione delle avventure di Henry e dei suoi compagni, e vedremo in che consiste la difficoltà di raccontare una partita di baseball.

Informazioni su Luigi Giuliani 102 Articoli
Un vita spezzata in tre: venticinque anni a Roma (lanciatore e ricevitore in serie C), venticinque anni in Spagna (con il Sant Andreu, il Barcelona e il Sabadell, squadra di cui è stato anche tecnico, e come docente di Letteratura Comparata presso le università Autónoma de Barcelona e Extremadura), per approdare poi in terra umbra (come professore associato di Letteratura Spagnola presso l'Università di Perugia). Due grandi passioni: il baseball e la letteratura (se avesse scelto il calcio e l'odontoiatria adesso sarebbe ricco, ma è molto meglio così...).

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