Cose da pazzi sui diamanti di provincia

Cosa fareste se un giorno un grande campione si offrisse per giocare una partita con la vostra squadra? Nei racconti di Charles Van Loan ogni tanto le storie più strane hanno un finale davvero inatteso

L'anima del baseball, l'essenza del gioco, si ritrova più sui campi di provincia, nelle partite dei campionati minori, che nei grandi stadi delle Major Leagues. È quanto sembrano suggerire i racconti di Charles Van Loan (1876-1919), uno dei più importanti pionieri della baseball fiction. Nelle sue storie i due mondi del battiecorri -quello del professionismo e quello del baseball amatoriale o semidilettantisco- giungevano in contatto anche in maniera rocambolesca quando un giocatore di provincia riusciva ad approdare in una grande squadra o quando una delle star dell'epoca appariva come per incanto sui campi di periferia. Questi schemi narrativi poteva avere delle divertentissime variazioni, come nel racconto intitolato Mathewson, Incog., pubblicato un secolo fa sul mensile Baseball Magazine del marzo 1911, e che oggi si può leggere in Charles Van Loan, The Collected Baseball Stories, McFarland & Company, 2004, a cura di Trey Strecker.

L'ambientazione iniziale è la solita, ma questa volta la geografia del racconto è fittizia, perché la cittadina di Silverville, Colorado, in cui si svolge la storia è inesistente, così come lo è il vicino paesino rivale di Oranto. McGuirk, manager dei Silverville Bronchos, è preoccupatissimo: gli hanno appena detto che per l'ennesima volta il suo unico pitcher è stato ritrovato in una bettola ubriaco fradicio, e mancano poche ore alla partita contro gli odiati Oranto Owls. È troppo tardi per mandare qualcuno a Denver ad assoldare un lanciatore degno di questo nome, e la sconfitta dei Bronchos significherebbe anche la perdita dei 2000 dollari che gli abitanti della cittadina hanno scommesso sulla vittoria della loro squadra.

Ma ecco un arrivo inatteso: un forestiero dallo sguardo d'acciaio e una folta barba gli si para davanti, gli stende la mano e dichiara: "Io lancerò per voi. Mi chiamo Slanting Al, sono di Albuquerque e sono il più grande pitcher di tutti i tempi". McGuirk lo osserva con diffidenza: "Neanche per sogno! E poi non ho mai visto un pitcher con la barba!". Ma il forestiero abbassa la voce e risponde. "Shh! Non lo dica in giro, ma io sono Christy Mathewson, sto viaggiando in incognito e la barba me la son fatta crescere per non farmi riconoscere".

Christy Mathewson era uno dei più forti pitchers dell'epoca. Negli anni della cosiddetta Dead-Ball Era stabilì numerosissimi record, giocando soprattutto per i New York Giants e diventando ben presto un'autentica leggenda. Era quindi logico che nel racconto di Van Loan, l'allenatore McGuirk non credesse all'inizio alle parole del sedicente Mathewson. È vero, giravano storie di giocatori professionisti che si trovavano proprio allora in vacanza in Colorado, ma quello proprio non sembrava il grande Christy Mathewson. Il forestiero chiede allora di poter dimostrare la propria identità: viene chiamato il catcher della squadra e il forestiero inizia a lanciare con precisione a una velocità terrificante. McGuirk non sa che pensare: ricorda di aver visto sui giornali delle foto di Mathewson, ma certo con quella barba è davvero difficile riconoscerlo. Il ragazzo potrebbe essere davvero un pitcher della Major League, e comunque ha un braccio eccezionale. Alla fine l'allenatore accetta di schierarlo per la partita, ma lo straniero insiste: "Mi raccomando, voglio mantenere l'incognito. Dite a tutti che mi chiamo Slanting Al".

Alla partita lo straniero colleziona uno strikeout dietro l'altro, concedendo a malapena delle battute in foul. Nei primi tre inning si cimenta solo con la dritta, poi passa alla curva. Il catcher, estasiato, gli chiede di lanciare il famoso fadeway pitch, il nuovo lancio "inventato" in quegli anni che poi sarebbe stato chiamato screwball, e che allora Mathewson e pochi altri avevano in repertorio, ma il forestiero spiega che per contratto non lo può lanciare fuori dai circuiti professionistici.

Sugli spalti siedono anche due talent scout che osservano con attenzione quel pitcher barbuto e portentoso e attendono il finale della partita per fargli una proposta di lavoro. I Bronchos vincono 13 a 0 e dopo l'ultimo out i tifosi si riversano in campo, assieme all'allenatore, ai giocatori e agli scout per festeggiare il lanciatore vincente. Ma fra la folla si fa strada anche un uomo in uniforme blu con un berretto a visiera che sale sul mound, afferra il pitcher per un braccio e gli dice: "Finalmente ti ho trovato! Adesso andiamo via, ragazzo, si torna a casa!". "Posso lanciare almeno un altro po'?" implora ora il forestiero con lo sguardo perso. "Ma certo, Mathewson", grida entusiasta l'allenatore, "con noi potrai lanciare quando e quanto vorrai!". Ma interviene uno scout: "Come? Mathewson? Ma quello non è Mathewson!". "Shh!", lo interrompe l'uomo in uniforme picchiettando un dito sulla tempia, "è scappato dal manicomio di Stato la settimana scorsa. È un fanatico di baseball della peggior specie. Quando tira la palla diventa un agnellino, altrimenti dobbiamo mettergli la camicia di forza. Crede di essere un tizio chiamato Christy Mathewson…"

E mentre "Mathewson" viene portato via, lo scout mormora: "Io avrei provato lo stesso a offrigli un contratto. Vi assicuro che nelle Major League ho incontrato dei tipi ben più pazzi di lui…".

Mathewson, Incog. è un classico esempio dei racconti di Van Loan, un cronista sportivo convertitosi in un eccellente scrittore di fiction capace di ritrarre efficacemente con pochi tratti personaggi e situazioni estremamente famigliari per i lettori e di presentarli in una miriade di variazioni tutte incredibilmente fresche e godibili. È dunque la chiave comica a prevalere nei suoi racconti, una comicità che, come vedremo nel nostro prossimo appuntamento, diventa satira graffiante nelle pagine di un altro grande scrittore di baseball fiction dell'epoca, Ring Lardner.

Luigi Giuliani
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Un vita spezzata in tre: venticinque anni a Roma (lanciatore e ricevitore in serie C), venticinque anni in Spagna (con il Sant Andreu, il Barcelona e il Sabadell, squadra di cui è stato anche tecnico, e come docente di Letteratura Comparata presso le università Autónoma de Barcelona e Extremadura), per approdare poi in terra umbra (come professore associato di Letteratura Spagnola presso l'Università di Perugia). Due grandi passioni: il baseball e la letteratura (se avesse scelto il calcio e l'odontoiatria adesso sarebbe ricco, ma è molto meglio così...).

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