European Professional League, sogno o realtà?

Durante la presentazione della IBL 2012, il presidente Fraccari è tornato a parlare del progetto di "una lega europea da disputare a fine stagione nel sud Italia". Ma perché non coinvolgere anche altri paesi del Mediteranneo?

La "politica" continentale del baseball non lascia mai senza notizie. E' della scorsa settimana l'annuncio, ripreso da Baseball.it, del presidente Fraccari che a proposito di progetti futuri parla di "una lega europea da disputare a fine stagione nel sud Italia".
Un progetto molto simile a quello che l'ex presidente della CEB, il teutonico Martin Miller, aveva preannunciato a marzo di quattro anni fa prima e durante il Congresso Annuale a Malta e successivamente, a ottobre dello stesso 2008, nella newsletter istituzionale della Federbaseball europea e di cui il nostro sito si è già occupato.
Personalmente sono davvero contento che Fraccari voglia intraprendere questa strada, perché nel passato ha sicuramente dimostrato di essere in grado di raggiungere i propri obiettivi. Ciononostante, non condivido, ma è una mia opinione personale, l'esclusività geografica della competizione, limitata al solo Sud Italia. E mi spiego.
Se è vero che le condizioni meteorologiche di quell'area consentono di giocare a baseball fino a metà novembre, ciò è altrettanto valido anche per realtà come Barcellona (Spagna) e Atene (Grecia) che dispongono di due diamanti olimpici funzionanti e da sfruttare. Dal canto nostro l'Italia dispone, escludendo il Lazio e quindi Nettuno, di due stadi potenzialmente utilizzabili: Palermo e Messina (quest'ultimo recentemente restaurato in occasione della Coppa del Mondo del 2009), entrambi localizzati in Sicilia. Ai quali potremmo aggiungere anche il diamante di Matino in Puglia, utilizzato (con qualche problema) nel 2009 durante un girone della European Cup.
Le due regioni urbane di Atene (oltre 4 milioni di abitanti) e Barcellona (oltre 3 milioni) offrono potenzialmente da sole un bacino di spettatori di gran lunga superiore a quello risultante dalla somma di Palermo (1 milione) e Messina (500 mila abitanti) e dove, durante il Mondiale 2009, sono stati solo 300 gli spettatori che hanno assiepato il diamante siciliano contro i 500 di media a Barcellona nell'ultima "Final Four" disputata nel capoluogo catalano (2010 e senza squadre spagnole), di cui oltre 900 per la sola finale tra Bologna e i tedeschi dell'Heidenheim.
Se di "lega europea da disputarsi a fine stagione" vogliamo parlare, allora l'unica e forse più sensata direzione da prendere, secondo me, sarebbe quella di prevedere il coinvolgimento di tutte e tre capitali europee del Mediterraneo: Atene (oltre 4 milioni), Barcellona (oltre 3 milioni) e Roma (oltre 4 milioni), o meglio Nettuno, in quanto nella capitale un diamante veramente internazionale al momento non esiste. Con un bacino potenziale di oltre 11 milioni di persone ed un certo interesse, anche per gli sponsor, che potrebbe esserci.
Personalmente non escluderei nemmeno la soluzione della location singola, a turnazione annuale, e con un format più simile a quello collaudato nella "Serie del Caribe" o nelle "Asian Series": ovvero con le due squadre vincitrici dei principali campionati continentali (Italia e Olanda) che si scontrano contro le squadre classificatesi prime in due (o più) gironi di qualificazione e che vedano la partecipazione delle formazioni vincenti di Germania, Spagna, Francia, Repubblica Ceca, etc… rinnovando così l'attuale e languente "European Cup". A questo proposito, il "Regolamento delle Competizioni" redatto dalla CEB prevede l'invio delle candidature spontanee ad ospitare i tornei internazionali (sia per club che per le selezioni nazionali) entro non oltre il mese di novembre dell'anno precedente la manifestazione. A quanto ci risulta, a tutt'oggi (oltre quattro mesi di ritardo) non esiste alcuna città candidatasi per le "Final Four" di quest'anno… con buona pace dei club che devono programmare la propria attività e i propri costi.
Non c'è dubbio che sia giunto il momento, quanto mai opportuno, di sedersi attorno ad un tavolo e programmare il "futuro del baseball in Europa" (come recitava il progetto della European Professional League lanciata da Miller)… se davvero il baseball ne ha uno.

Marco Micheli
Informazioni su Marco Micheli 86 Articoli
Nato nel 1980, metà trentino e metà vicentino (ma veronese d'adozione), vive e lavora a Milano dove si occupa della comunicazione nel Sud-Europa per Boston Consulting Group (BCG), la multinazionale della consulenza aziendale. Grande appassionato di tutto ciò che è USA, dallo sport ai "dunkin' donuts", dai grattacieli della East Cost alle spiagge assolate della West. Marco scopre il baseball all´età di 10 anni quando, complice un regalo della madre insegnante, inizia a calpestare lo storico diamante della Polisportiva Praissola sotto la guida del "mitico" Bissa. Gli anni dell´università lo allontanano dalla terra rossa, prima a Feltre e poi a Milano. Ma è con il conseguimento della laurea in Relazioni Pubbliche allo IULM di Milano e il conseguente viaggio-premio a Boston che si ritrova e decide di curare la comunicazione dei Dynos Verona. Due anni favolosi, densi di soddisfazioni e ricordi indimenticabili, impegnato nella promozione del sodalizio scaligero sulla stampa locale e sportiva. Per Baseball.it scrive del "batti e corri" giocato nella sua terra, il Nord-Est, ma non disdegna di "intrufolarsi" anche in questioni a carattere nazionale e internazionale.

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