Contestazione ai colleghi, indegno spettacolo

Prima i volantini anonimi, poi le urla verso la sala stampa all'indirizzo dell'équipe Rai. Sotto accusa le frasi su Bagialemani e un presunto gestaccio. Vola pure una busta d'acqua. Interviene la polizia

Si può non essere d'accordo con quello che racconta il collega  della Rai e si può non essere d'accordo con i commenti del capo ufficio stampa della Fibs  E si possono anche contestare, ammesso che lo si faccia civilmente. Quello che abbiamo visto stasera al "Borghese", invece, è uno degli spettacoli peggiori in tanti anni di baseball. Una contestazione scoppiata dopo l'espulsione di Richetti ma iniziata con volantini anonimi arrivati fino in sala stampa con frasi tutt'altro che concilianti.

Sotto accusa, appunto, i colleghi che stanno seguendo per Rai Sport la serie scudetto. "Colpevoli", a quanto pare, di aver sottolineato e criticato le plateali proteste di Bagialemani in gara-4. C'è chi ha cominciato a inveire dall'altra parte del vetro, a battere con violenza contro la struttura metallica della sala stampa, a impedire di vedere la partita e proseguire la diretta. C'è anche chi è addirittura entrato apostrofando malamente chi stava facendo il suo lavoro, al punto che è dovuta intervenire la polizia. In sala stampa!

Cosa avrebbe scatenato tutto questo? Si parla addirittura di un gestaccio nei confronti del pubblico da parte dei colleghi, cosa che sarebbe gravissima, tanto che il sindaco ha iniziato a urlare anche lui e annuncia querele. Nulla è giustificabile se si superano i limiti, immaginiamo fosse una reazione alle continue contestazioni, ma tantomeno si può tollerare che a partita praticamente vinta c'è chi entra di nuovo in sala stampa e lancia una busta d'acqua contro i colleghi, bagnandoli e danneggiando le attrezzature. A fine gara ancora tensione, con giornalisti e tecnici  costretti ad aspettare il via libera della polizia. Uno spettacolo indegno e inaccettabile che rovina l'immagine del vero pubblico di Nettuno e rischia di avere pesanti ripercussioni. Così non si va lontano 

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