Un homerun in cambio dell'anima

Fino a dove ci si può spingere pur di vincere nello sport? Il dilemma morale nel baseball fa da sfondo al romanzo The Year The Yankees Lost The Pennant di J. Douglass Wallop, datato 1954

Fermare il tempo, tornare a essere giovani, vivere in un eterno diamante dove tutto è possibile, ogni lancio è strike, ogni swing è una battuta valida. È questa l'opportunità che il Diavolo offre al cinquantenne Joe Boyd in The Year The Yankees Lost The Pennant di John Douglass Wallop (1954). Al momento della pubblicazione del libro Wallop era un giornalista con solo un romanzo all'attivo, abilissimo stenografo tanto da essere contrattato dal presidente Eisenhower per la trascrizione sotto dettatura delle sue memorie. The Year The Yankees Lost The Pennant fu il suo secondo romanzo, l'unico dei suoi tredici lavori letterari (anche'essi tutti stenografati: Wallop non usava la macchina da scrivere) incentrato sul baseball. Gran tifoso dei Washington Senators al tempo della supremazia degli Yankees, immaginò che solo il Diavolo potesse fermare la squadra di New York.

Nel romanzo, dunque, Mr. Applegate (pseudonimo del Demonio) fa firmare al protagonista Joe Boyd un patto infernale per trasformarlo nel campione Joe Hardy permettendogli così di aiutare i Senators a sconfiggere gli Yankees, e cerca poi di dissuaderlo dall'avvalersi della clausula di rescissione che può essere attivata due mesi dopo la firma del contratto. Inoltre, per impossessarsi definitivamente dell'anima del malcapitato, Applegate presenta a Joe la più bella donna del mondo, Lola, una splendida ragazza disposta a cedere ai suoi desideri: se Joe non si tirerà indietro alla scadenza prevista, potrà avere Lola per l'eternità. Così, sulla falsariga del Faust -il poema di Goethe in cui Mefistofele offriva al protagonista nientemeno che l'amore di Elena di Troia – Wallop sviluppa parte della trama del romanzo attorno al tema della potenza sessuale in quanto attributo della gioventù. La ragazza è attraente, ma Joe vuole rimanere fedele a sua moglie Bess, a cui, prima di sparire, aveva lasciato un biglietto in cui diceva di doversi assentare per lavoro.

La nuova condizione di Joe, convertito nell'idolo dei Washington Senators, si rivela dunque per lui una fonte di conflitto interno. Non c'è solo la questione della fedeltà coniugale, ma anche il problema della libertà dell'uomo e dello spirito di lealtà che informa il baseball. Chi sta giocando e vincendo realmente le partite? Joe Hardy o il diabolico Mr. Applegate? Joe comprende per la prima volta che sta agendo illegalmente, che sta alterando la genuinità del gioco, quando i Senators affrontano i Philadelphia Athletics, la squadra che nella realtà si sarebbe trasferita a Kansas City pochi anni dopo a causa della concorrenza dell'altro club della città, i Phillies. Nel romanzo Bobby Schantz, pitcher degli Athletics (facilmente identificabile con il quasi omonimo Bobby Shantz che – ironia della sorte – avrebbe poi vinto le World Series del 1961 proprio con gli Yankees), sta per portare a termine un sensazionale no-hit quando Joe si presenta al piatto all'ultimo inning. Bobby rifiuta la proposta del suo manager di concedere una base intenzionale al suo avversario, e Joe, come aveva fatto in tutte le partite precedenti si limita a seguire il consiglio di Applegate ("Tu gira la mazza, al resto penso io") e spedisce la palla fuori campo togliendo ingiustamente a Schantz la gloria di un no-hit che si era conquistato sul campo. È in questo modo che in soli due mesi Joe Hardy aveva messo a segno ben 48 homeruns con una media battuta di .545.

Nel romanzo, comico nelle sue linee generali, sono individuabili punti di contatto in chiave di parodia con The Natural (Il migliore), pubblicato due anni prima da Bernard Malamud, tanto da poter tracciare un parallelismo rovesciato fra Roy Hobbs – l'atleta maturo che non vuole invecchiare, anch'esso diviso fra l'amore di due donne, che finirà col fallire perché non apprende dai propri errori – e Joe Boyd/Hardy – l'uomo di mezza età che ringiovanisce ma si rende presto conto dei rischi che comporta il dimenticare la vita reale e l'abbandonarsi all'autosufficienza gratificante del gioco, che capisce a proprie spese che il vero eroismo sta nel vivere quotidianamente con dignità la propria esistenza.

Dilaniato dal dubbio, combattuto fra la moglie Bess e la seducente Lola, Joe comincia anche a essere perseguitato da un giornalista, Luster Head, che cerca di indagare sull'inesistente passato del "campione venuto dal nulla" perché sospetta che dietro le vittorie dei Senators ci sia un qualche inganno. Viene così chiesto che la giustizia sportiva giudichi il caso e decida l'eventuale perdita a tavolino di tutte le partite dei Senators. Joe sarà assolto grazie al solito Applegate che interviene come avvocato difensore davanti al tribunale, ma si allungano le ombre – e non poteva essere altrimenti- sulla "sincerità" e sul fair play del Diavolo. Quali sono le vere intenzioni di Applegate? Per chi tifa realmente il Demonio?

La trama si risolverà in modo sorprendente dopo il processo, all'ultimo inning della partita contro gli Yankees, nella corsa mozzafiato di Joe dalla terza a casa base. Un finale che, in una storia di squisita leggerezza, ci invita a riflettere sul prezzo che dobbiamo pagare per il nostro libero arbitrio e ci parla della forza dell'amore disposto a ogni sacrificio. Un finale che potrà conoscere chi vorrà leggere The Year The Yankees Lost The Pennant in inglese in attesa che qualche casa editrice italiana si decida a tradurre nella nostra lingua questo popolarissimo classico della narrativa sul baseball. Ne varrebbe davvero la pena.

Luigi Giuliani
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Un vita spezzata in tre: venticinque anni a Roma (lanciatore e ricevitore in serie C), venticinque anni in Spagna (con il Sant Andreu, il Barcelona e il Sabadell, squadra di cui è stato anche tecnico, e come docente di Letteratura Comparata presso le università Autónoma de Barcelona e Extremadura), per approdare poi in terra umbra (come professore associato di Letteratura Spagnola presso l'Università di Perugia). Due grandi passioni: il baseball e la letteratura (se avesse scelto il calcio e l'odontoiatria adesso sarebbe ricco, ma è molto meglio così...).

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