Fraccari, ecco la svolta del baseball mondiale

Intervista al Presidente IBAF che sabato a Panama riunisce l'esecutivo per ratificare l'accordo di collaborazione con la Major League. E l'Italia e la IBL? Orari, pubblico, stadio di Roma, MLB, grandi città… oltre alle Olimpiadi

Fraccari punta a rivoluzionare il baseball mondiale avvicinando la "sua" IBAF e la Major League americana. Se da una parte, infatti, la federazione internazionale da lui presieduta ha fatto del rientro alle Olimpiadi la sua mission (con la partecipazione di giocatori pro), dall'altra ci sono le leghe americane che devono essere pienamente coinvolte per avviare una concreta politica di sviluppo del baseball su scala globale, con un occhio di riguardo all'Italia e all'Europa. E sabato 30 luglio a Panama, Fraccari e l'esecutivo IBAF scriveranno una pagina importante nella storia del "battiecorri" visto che ratificheranno un importante accordo di collaborazione con la Major League che prevede una radicale ristrutturazione delle competizioni internazionali: a partire dal World Baseball Classic che riguarderà 28 paesi (12 squadre sono state già ammesse automaticamente all'edizione 2013 tra cui l'Italia, altre 4 che scaturiranno da un Qualifier previsto a Taiwan nel novembre del 2012) al Premiere Twelve (un sorta di "Super Classic" con le dodici migliori del WBC da tenersi due anni dopo e quindi al posto dell'ex-World Cup) fino al Mondiale Under 18. Ma nelle intenzioni di Fraccari, nell'ottica di massimizzare la diffusione del baseball, c'è anche qualcosa di più che e potrebbe realizzarsi a breve, grazie ai massimi tornei giovanili: l'istituzione di un Mondiale Under 21 e Under 15, oltre all'Under 12 lanciato quest'anno per la prima volta.

Sfide ambiziose per l'attuale Presidente della FIBS che in questa intervista esclusiva a Baseball.it parla anche (e soprattutto) di quanto sta accadendo in Italia, dal dibattuto tema degli orari al pubblico, dal progetto MBL allo stadio di Roma, fino all'allargamento della IBL.

Presidente, siamo alla vigilia di un momento da definire senza esagerazioni "storico" per il baseball mondiale. Panama l'attende, ma in qualità di numero uno anche del baseball italiano l'attenzione principale è su quanto avviene appunto nel contesto nazionale. Cominciamo dall'annosa questione degli orari di inizio delle partite…

Noi dobbiamo come sempre confrontarci con dati di fatto, ricordando che ogni nostra scelta deve essere fatta in funzione non nostra, ma del pubblico. Abbiamo fatto questo esperimento di anticipare gli orari: in alcuni casi i risultati sono stati più soddisfacenti, soprattutto nella prima parte del campionato quando onestamente a marzo, aprile e anche maggio, iniziare alle 21 e finire all'una di notte non è che sia molto gradevole e si perde anche tutta una fascia di utenza che è quella dei ragazzi che vanno a scuola. In altri casi ovviamente l'esito è stato diverso… Poi abbiamo detto alle società: rivediamoci prima della seconda parte, in estate, dove ovviamente le condizioni sono diverse e valutiamo caso per caso quale strada prendere. E anche qui cosa è successo: che alcune hanno detto di voler continuare con i nuovi orari, che poi sono soprattutto le città più interne, mentre le città di mare, che invece vogliano chiaramente cercare di catturare anche l'attenzione dei turisti, hanno deciso di giocare alle 21. Credo quindi che debba esserci un atteggiamento elastico in base alle realtà locali. Il nostro obiettivo è avere più gente possibile allo stadio. Dobbiamo perciò fare il massimo per avere più spettatori. E chi meglio delle realtà locali sa stabilire cosa è meglio fare… Poi c'è un altro aspetto, quello della stampa che certamente va facilitata. Ma il problema è che siamo uno sport che non si sa quando finisce, per cui se una pagina resta aperta per dare spazio al baseball, si rischia di far saltare tutto se la gara che era anche iniziata presto va agli extrainning…

Ma su questo tema, Presidente, ha una sua idea personale?

Certamente, ho una mia idea… occorre però stare con i piedi per terra e tener presente che il baseball non è un sport nostro, nel senso che qualunque sport lo divori in novanta minuti e poi lo spettacolo è finito. Il punto è allora che noi vogliamo far digerire agli italiani e agli europei qualcosa a cui non sono abituati. Intendo dire che le nostre abitudini sono diverse e ci vuole tempo per cambiare mentalità. Credo che dovremmo arrivare a dare uno spettacolo con orario d'inizio intorno alle 20 e proporre la possibilità di stare allo stadio più tempo possibile. Ma per fare questo occorre fare due cose. Uno, cambiare la mentalità allo sportivo italiano. E due, che le strutture abbiano la possibilità di offrire veramente qualcosa di attraente e non lunghe file per prendere ad esempio un panino. Servono tempi normali, non abbiamo certo la bacchetta magica per fare le cose. Giocare prima può aiutare il nostro baseball, però ci vuole il suo tempo. Non possiamo perdere neanche uno spettatore e abbiamo fatto un bel passo avanti nel dire che fino all'estate qualcuno gioca ad una certa ora e altri continuano a giocare presto.

Questione pubblico. Si vedono, purtroppo, anche negli anticipi TV, spazi vuoti sulle tribune ma bastano solo un maggiore appeal delle strutture e un più elevato tasso tecnico in campo per risolvere il problema della carenza di spettatori?

Ognuno deve fare la sua parte, non è che la Federazione ha la soluzione in tasca. Dico questo: non possiamo guardare ad una sola partita, perché è un dato falsato. Tutti gli sport giocano una partita ed il pubblico si concentra solo su quella gara. Ma noi di incontri ne abbiamo tre. Il pubblico può seguire però l'intero trittico? Direi di no e chi lo pensa sbaglia di grosso. La gente non va a vedere la partita del venerdì sera, del sabato pomeriggio e del sabato sera. Non ci va… Il baseball però sappiamo benissimo è uno sport tecnico e bisogna farne tre… Quindi chi fa questo tipo di analisi su una gara sbaglia, perché usa un'unità di misura non corretta. Dal punto di vista tecnico mi sembra non ci sia nulla da dire. Basta guardare la European Cup. Quando andiamo a giocare con gli atleti dei nostri campionati, l'Italia ormai storicamente non ha problemi e ciò vuol dire che il livello da noi è elevato. Ma non basta questo a riempire gli stadi. Occorre in definitiva creare intorno un'accoglienza di un certo spessore, un evento tutte le volte che si può. Io non mi scandalizzo quando vedo 800-1.000 persone… Ovviamente, non va tutto bene certo. Bisogna che le società, cosa che fanno poco, devono darsi da fare per reclamizzare il proprio evento. Perché lo All Star Game ha registrato il tutto esaurito? L'abbiamo pompata, ci sono stati eventi collaterali, c'era l'homerun derby, c'erano stand gastronomici… ma perchè in una partita non si può fare una cosa simile? La Federazione fa quello che deve fare, ma poi tocca alle società e ai dirigenti impegnarsi…

IBL e MLB: ormai del progetto e del business plan ne parla da circa 5 anni, ma nulla di nuovo si intravede all'orizzonte. A che punto siamo esattamente?

Certo, un po' di acqua sotto i ponti ne è passata. Sono successe varie cose, da una crisi economica che ha bloccato tanto a una situazione attuale nell'ambito della MLB che sta rallentando molte cose inclusi i rapporti con la IBAF. C'è anche un dato di fatto. Abbiamo a che fare con un gigante, tant'è che sul tavolo c'erano due cose da avviare: la lega in Australia e quella in Italia ed Europa. L'anno scorso è partita la lega australiana, dopo circa 6 anni di gestazione. Qualcosa si muove… il 51{c8fcf0852f98839f719965eb98bff52c2972e83e23f1393196b0201d7b5fa696} degli atleti della Major non sono americani e questo spinge la MLB a guardare sempre più fuori dal proprio continente, dagli USA. Il discorso lo hanno molto ben presente. Tra l'altro in questo contesto si è inserito un altro fatto, ovvero la collaborazione a 360 gradi tra IBAF e MLB anche sui campionati internazionali. Tant'è che dopodomani, sabato 30 luglio, la IBAF approverà definitivamente la ristrutturazione delle competizioni e nel progetto c'è che una collaborazione in base alla quale delle risorse della MLB vadano alla IBAF per gestire lo sviluppo del baseball il che vuol dire campi, leghe, accademie..,. quindi questo rapporto che prima era tra FIBS e MLB adesso si sta spostando tra IBAF e MLB per la nascita e lo sviluppo di queste leghe. L'Australia è già partita. In Europa non si potrà solo pensare alla IBL, ma anche ad un discorso di post-season europea… La parte italiana in sostanza può fare da traino ad un discorso europeo. D'altronde l'Italia ma anche l'Olanda sono le nazioni su cui questo intervento di sviluppo sarà più facile da attuare. L'accordo con la Major riguarda proprio un fondo per lo sviluppo del baseball nel vecchio continente. La MLB lo ha fatto anche in Australia, ma perché l'Australia è venuta prima? Ovvio, perché lì la stagione agonistica ha tempistiche diverse, quando in America sono fermi possono andare in Australia… Il progetto italiano quindi non è affatto accantonato. Intanto è partita l'Australia, adesso andiamo avanti noi. Probabilmente cambierà il tipo di struttura: vedremo se in questa IBL è pensabile inglobare chissà anche una post-season europea… tempi? Sabato a Panama l'esecutivo IBAF approva intanto questo piano generale di collaborazione con la MLB che passa anche attraverso la ristrutturazione dei tornei internazionali. In quella data avremo dei contorni un po' più nitidi per quanto riguarda anche noi… E' chiaro, dobbiamo preparare il terreno a tutto ciò. Quando abbiamo detto partiamo con la struttura IBL, abbiamo già creato delle condizioni che per loro sono determinanti… loro non investono su una franchigia che l'anno dopo rischia di non esserci. Abbiamo creato la IBL ma dobbiamo continuare. Ecco perché il pubblico è un altro punto determinate, è importante che questa lega possa reggere anche in termini di business plan.

E lo stadio di Roma?

E' un'altra storia. Nel senso che è stato già individuato tutto, ma l'unico rallentamento è legato al fatto della cessione del terreno da parte di Tor Vergata all'amministrazione comunale. E anche su questo sono sollecitato spesso dalla MLB. Alcune cose che accadono o non accadono sono anche un po' colpa nostra. L'ultima volta che la MLB è venuta in Italia è stata in Sicilia, a Parma… è fortemente intenzionata a venire quà, vuole portare gente, ma dobbiamo far qualcosa. Il sindaco Alemanno ha partecipato alla riunione IBAF di febbraio, ha comunicato che il terreno c'è, adesso è solo un problema di natura burocratica.

Presidente, è auspicabile a breve-medio termine un allargamento della IBL e quindi il ritorno delle grandi città che contano?

Nei nostri obiettivi c'è l'ampliamento del campionato e conseguentemente il coinvolgimento delle grandi città. Anche lì però occorre verificare la disponibilità di realtà pronte a salire. La IBL, lo dicono anche le società e spesso non ce ne rendiamo conto, è stata un toccasana, qualcosa che è salvato il baseball italiano. Perchè in un momento di estrema difficoltà economica del paese, dove si tagliano servizi essenziali e figuriamoci se ci sono risorse per lo sport, questa situazione ha permesso alle società di poter pianificare e ridurre l'impegno economico sapendo che non c'era la spada di Damocle delle retrocessioni. Da un lato ha permesso anche l'utilizzo di giovani prospetti che mai sarebbero entrati. Ciò ha fatto sì che anche il campionato di A federale avesse un suo significato. Non è un segreto che negli anni passati quando si arrivava in fondo si giocava a perdere e non a vincere, perché c'era la paura del salto di categoria. Oggi la A federale è un campionato molto più di alto livello rispetto a prima e dove la gente si impegna al massimo. Quindi abbiamo fatto un altro passo avanti. Il mio sogno è quello di allargare la IBL arrivando a fare due gironi da 8 squadre ma occorre tener conto dei budget delle società. Un conto è il desiderio, un altro è lo stato reale delle cose. Mi spiace che quest'anno la Sicilia non ce l'abbia fatta, ma mi auguro che presto possa riaffacciarsi in IBL. Abbiamo però trovato Novara e anche Milano. Ecco Milano, lì il problema è il campo. Fatto quello, molte cose sarebbero risolte. Io vedo per esempio che nell'Italia orientale, il Friuli in particolare, sia vicino a entrare creando una franchigia. Come anche Roma che se avesse definita la questione stadio potrebbe avere la sua franchigia. L'allargamento ripeto è nelle nostre intenzioni. Con 16 squadre divise in due gironi. Vedo bene Milano, Roma e il Friuli, mi piacerebbe essere smentito ed averne molte di più. Secondo me però il baseball italiano soffre anche della mancanza di rinnovamento degli staff dirigenziali.

Veniamo alle Olimpiadi. Come pensa di smuovere la MLB per far sì che i giocatori professionisti possano partecipare ai Giochi e che il baseball possa quindi rientrare nel giro delle discipline ufficiali?

Sbagliamo se ci riduciamo solo a parlare di MLB. Il baseball non è uno sport americano, ormai è uno sport globale. Non dimentichiamo che abbiamo fior fiore di professionisti in Asia. Quando si parla dei avere i migliori atleti, questi non sono solo americani. Ci sono giapponesi, coreani assieme ai pro di Taipei. Dobbiamo ragionare in termini globali. Quando diciamo che dobbiamo avere i migliori giocatori dobbiamo avere anche la MLB, ma non solo la MLB. Questo è il motivo per cui come IBAF ho iniziato immediatamente a parlare anche con i pro asiatici. Poi che la MLB sia importante è fuori di dubbio. Ma il problema è come riuscire in qualche modo a far diventare il momento delle Olimpiadi superiore a quello del campionato americano. Perché si vogliono avere i migliori giocatori? Perché tutti gli occhi siano puntati sulle Olimpiadi… L'hockey su ghiaccio che aveva lo stesso problema con i professionisti, per esempio, ha ridotto il campionato, anche noi dovremmo fare la stessa cosa. Riuscire a fare un torneo breve che offra la possibilità anche alla MLB di sospendere il suo campionato per le semifinali e finali, non siamo troppo lontani da questo. La MLB lo ha detto chiaramente, supporteremo il ritorno del baseball alle Olimpiadi. E noi stiamo lavorando tutti insieme per questo. Oggi il baseball, ribadisco, è globale e non solo americano. Il baseball è uno e uno solo. Quando si parla di baseball non c'è quello della MLB, della IBAF etc. ma c'è solo un baseball. Globale, quindi che va incontro alla visione olimpica.

Informazioni su Filippo Fantasia 654 Articoli
Nato nel 1964 ad Anzio, si occupa di sport USA e in particolare di baseball, pur svolgendo a tempo pieno attività professionale come Ufficio Stampa e Relazioni con i Media italiani e internazionali. Dal 1992 collabora con Il Giornale, in precedenza ha scritto per Tuttosport, La Stampa, Il Resto del Carlino, Il Tirreno, Corriere di Rimini, Guerin Sportivo, Play-off, Newsport, Baseball International, Sport Usa, Tuttobaseball. In ambito radio-televisivo ha effettuato radiocronache e servizi per conto di diverse emittenti quali Radio Italia Solo Musica Italiana, Italia Radio, Radio Luna LT, Radio Enea etc. Ha inoltre condotto programmi e realizzato speciali per alcune televisioni locali: nel 1998 ha curato il video "Fantastico Nettuno" dedicato alla conquista dello scudetto della squadra tirrenica (di cui è stato anche capo ufficio stampa). Significative sono state anche le esperienze vissute personalmente negli USA: gli ottimi rapporti instaurati con gli uffici stampa di diversi club (in particolare dei Red Sox) e con le redazioni dei quotidiani Boston Globe e Boston Herald che gli hanno permesso di approfondire i diversi aspetti legati al baseball e alla comunicazione sui media. E' stato il primo Responsabile Editoriale di Baseball.it, incarico che ha dovuto momentaneamente abbandonare per impegni professionali, tornando poi in seguito per assumere l'incarico di Direttore Responsabile. Nell'ottobre del 1997, durante le finali scudetto, ha curato il primo “play-by-play” in diretta su Internet del baseball italiano. Nell'estate del 1998 ha svolto attività di supporto all'Ufficio Stampa del Campionato del Mondo di baseball, con ampi servizi in voce per Radio Dimensione Suono Network e RDS Roma.

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