IBL, è l'ora del question-time

Riunione domenica a Firenze delle otto società che compongono la IBL. Orari delle partite al centro dell'attenzione. Ma sarebbe meglio che ci si confrontasse su temi più consistenti e si trovasse il coraggio di ragionare da vera lega

Orologio alla mano, domenica a Firenze torna a riunirsi la lega del baseball italiano. O perlomeno quella parvenza di lega che è il consesso delle squadre di IBL. Orologio alla mano, perché – stando alla convocazione diramata dal segretario della Fibs Standoli – sembra che il problema principale del nostro baseball sia quello di discutere e stabilire gli orari delle partite del girone di ritorno: confermare la formula innovativa delle 20 o tornare velocemente alle vecchie 21, tanto per far rincasare la gente alle ore piccole come succede da anni?
Con l'aria che tira, e conoscendo i protagonisti di queste riunioni, non ci sarebbe da stupirsi di una bocciatura delle 20. Eppure, con il nuovo orario, se non è aumentata l'affluenza del pubblico, non è certamente diminuita. E forse qualcuno ha portato allo stadio anche il proprio figlio, senza temere di fare notte fonda.
Ma il problema vero non è certamente quello degli orari. La cosa che lascia più perplessi è che alla nascita ufficiale della IBL (fino a prova contraria Italian Baseball league) non è seguita la gestazione, nemmeno in embrione, di una vera lega delle società. Basti pensare che le otto (o sedici, se mettiamo anche la IBL2) teste pensanti del massimo livello del baseball italiano si ritrovano attorno a un tavolo a distanza di oltre sei mesi dall'ultima riunione. E solo perché ci ha pensato ancora mamma Fibs a convocarle.
Ma è mai possibile che si possa costruire una vera lega, che si possano discutere i problemi di questo sport, trovandosi un paio di volte all'anno, con un ordine del giorno confezionato in viale Tiziano e magari con le soluzioni già sul tavolo? Ma nessuno tra le otto sorelle sente la necessità di confrontarsi con gli altri sul mare di problemi che questo sport dovrebbe affrontare? Oppure si deve continuare perennemente a bisbigliare attorno ai campi, a discutere con l'avversario di turno o col vicino di casa, senza avere il coraggio di affrontare il futuro in riunioni serie e articolate?
Allora tanto valeva chiamarsi ancora serie A1, restare perennemente sotto la campana di vetro federale, aspettare le imbeccate di papà Fraccari e al limite continuare a lamentarsi come si è fatto per anni. Perché gli otto presidenti non liquidano in un quarto d'ora la questione degli orari e non si buttano su altri temi? Magari riconvocandosi tra un mese, senza bisogno di aspettare la canonica riunione delle società di novembre, quella in cui non si riesce nemmeno a trovare un'intesa sullo sponsor tecnico? Sarebbe questa l'altisonante Italian Baseball league? Se non si trova un'intesa su un tema di interesse comune come quello del materiale da gioco (soldi che entrano nelle tasche di tutti), come si può pensare di trovarlo su strategie più complesse.
Purtroppo le nostre società sembrano ancora in un'età infantile, in cui bisogna vivere perennemente con il cordone ombelicale della federazione. Ben sapendo che qualcuno, coinvolto su entrambi i fronti, magari preferisce prendere le decisioni in viale Tiziano piuttosto che al tavolo con i compagni di avventura.
E non si dica che argomenti più seri degli orari non ce ne sono. Perché non si mette sul tavolo la questione dell'allargamento di questo ridicolo campionato a 8 squadre? Perché non si parla di allungare una stagione che dura appena quattro mesi e che fa del campionato di baseball il più rattrappito degli sport di squadra italiani? Società che hanno 4 mesi per giocare e 8 per parlare e programmare, eppure non si confrontano mai.
Perché non si rivedono queste regole degli ASI e dei NON ASI che fanno venire il mal di testa a tutti e impediscono a qualsiasi allenatore straniero di sedersi su una panchina italiana, perché prima dovrebbe passare un mese dal notaio per capirci qualcosa? Perché non si apre una finestra di mercato alla fine del girone d'andata per riparare gli eventuali errori o gli eventuali infortuni? O perché non si tengono dei visti di scorta per chi si ritrova dopo un mese col pitcher straniero rotto (vedi Parma) o col miglior battitore fuori uso (vedi Nettuno)? In un campionato così breve, in queste condizioni, si rischia già di dover pensare al 2012…
Ma ancora: perché non si ha il coraggio di lasciare libero l'utilizzo degli stranieri? Se una squadra vuole prendersi più pitcher che battitori, perché non deve utilizzarli in più partite? Tanto, che differenza c'è tra un venezuelano, uno spagnolo o un romeno? Magari le squadre più deboli si potrebbero tutelare maggiormente in questo modo. E perché non consentire a chi arriva ultimo, o anche penultimo, di poter tesserare uno straniero in più nella stagione successiva, giusto per aumentare l'equilibrio e ridurre il distacco delle ultime della classe.
Oppure perché non suddividere tra tutte le squadre della lega le spese di chi deve affrontare lunghe trasferte per gli anticipi televisivi, invece di ricorrere a escamotage tipo quello di fare il doppio incontro il venerdì per non pagare due notti d'albergo? La lega che cerca pubblico e visibilità è quella che consente di giocare il venerdì pomeriggio? Non ci sono i soldi: bene, se ne prenda atto e allora si riducano le pretese. Tre stranieri invece di quattro; due partite invece di tre; incontri il sabato e la domenica invece di impegnare i giocatori anche il venerdì. Non c'è il problema delle ferie da richiedere, perché tanto sono tutti professionisti? Sì, ma in quattro squadre, non in tutte.
Inutile dilungarsi, ma era solo per dare un'idea dei tanti temi che una lega seria dovrebbe discutere. Cominciando a ragionare in termini di mutualità, non solo tra le big, ma anche nei confronti di chi dovrebbe entrare per allargare il campionato. Sarebbe già una vittoria se si uscisse dalla riunione di domenica con un nuovo appuntamento già fissato. Magari senza bisogno di mamma Fibs.

Informazioni su Elia Pagnoni 49 Articoli
Nato a Milano nel 1959, Elia Pagnoni ricopre attualmente il ruolo di vice capo redattore dello sport al quotidiano "Il Giornale", dove lavora sin dal 1986. E' stato autore di due libri sulla storia del baseball milanese.

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