E' UCLA-South Carolina la gran finale NCAA

Stanotte la prima delle tre sfide in programma al Rosenblatt Stadium di Omaha (Nebraska). Favoriti gli "orsi" californiani ma i "galletti" della Carolina del Sud sono pronti a combattere fino all'ultimo out

Stanotte, quando in Italia saranno le 2, scatterà la prima delle tre sfide finali che assegneranno il titolo NCAA 2010. Di fronte tra i Bruins della UCLA ed i Gamecocks di South Carolina, i primi (gli "orsi" californiani) dati per favoriti ma i "galletti" della Carolina del Sud sono pronti a "combattere" fino all'ultimo out, come peraltro hanno fatto finora durante tutte le College World Series.
Due le note stonate che hanno condizionato la settimana di gare ad Omaha, nel Nebraska. Le condizioni atmosferiche estremamente variabili, con una continua alternanza tra rovesci temporaleschi e caldo torrido, e la scarsa partecipazione di pubblico, in particolare nelle due sfide di sabato decisive per l'accesso alla finale NCAA che hanno fatto registrare il minimo storico di spettatori dal 1991.
Colpa del forte caldo (ad Omaha si sono registrate temperature oltre i 40 gradi), o delle partite della nazionale USA impegnata al Mondiale sud-africano, fatto è che gli organizzatori del comitato NCAA sono rimasti scioccati nel vedere così tanti posti liberi sulle tribune del Rosenblatt Stadium alle sue ultime College World Series prima di lasciare spazio dal 2011 al nuovo TD Ameritrade Park situato qualche miglia più a nord.
Chiunque sia il vincitore finale sarà comunque la prima volta per UCLA e South Carolina, arrivate alla serie finale (visibile in Italia attraverso il canale ESPN America del bouquet Sky) dopo una settimana di incontri che hanno riservato molte sorprese, prima fra tutte l'eliminazione quasi immediata di Arizona State, testa di serie numero uno.
I favori del pronostico sono per i Bruins di UCLA, autori di una stagione da incorniciare che li ha visti tornare al primo posto del ranking NCAA per la prima volta dal 1997 e che sono guidati dal trio meraviglia di lanciatori partenti composto da Gerritt Cole, Rob Rasmussen e Trevor Bauer.
Se per i californiani la via per la finalissima è stata abbastanza lineare con la vittoria iniziale su Florida e con un primo inning al fulmicotone contro Texas Christian nella partita decisiva di sabato, per gli avversari della South Carolina University il percorso alle College World Series è iniziato subito in salita, con la sconfitta contro Oklahoma, e continuato sempre sul filo dell'eliminazione. Per nulla impensieriti i Gamecocks ("galletti da combattimento") della Carolina del Sud hanno prima estromesso la favorita Arizona State poi Oklahoma ed infine imposto nel derby dello Stato due stop consecutivi ai Tigers della Clemson University: in quest'ultima sfida il potente lineup è stato tenuto sotto "controllo" prima dai lanci del mancino Matt Roth, alla sua prima gara da partente nella stagione, e quindi dal pitcher Sam Dyson con l'aiuto determinante del closer Matt Price che ha lanciato gli ultimi tre innings della vittoria decisiva di sabato scorso.
Nel dopo partita, Rob Tanner – capo allenatore dei Gamecocks, da sempre rinomati per il loro potenziale offensivo – ha elogiato il pitching coach Mark Calvi (un altro paisà) e i suoi lanciatori in toto attribuendogli gran parte del merito della qualificazione a questa serie finale.
Analizzando i roster delle due squadre, ci piace segnalare tra gli "orsi" della California l'interbase Niko Gallego, figlio dell'ex Major League Mike Gallego ora infield-coach per gli Oakland Athletics, l'esterno Beau Amaral ed il pari ruolo di origini italiane Chris Giovinazzo; fra i "galletti" della South Carolina ricordiamo i talentuosi Jackie Bradley Jr, Evan Marzilli ed il forte prima base Christian Walker.

Informazioni su Andrea Palmia 134 Articoli
Andrea Palmia è nato a Bologna il 4 aprile 1968 e vive nel capoluogo emiliano con la moglie Aurora e la figlia Lucia di due anni. Laureato in Pedagogia con una tesi sperimentale sui gruppi ultras, lavora dal 1995 come educatore professionale con utenti disabili mentali e fisici. Appassionato di sport in genere ed in particolare di quelli americani, ha sempre avuto come sogno nel cassetto quello di fare il giornalista sportivo. Dal baseball giocato nel cortile del condominio con una mazza scolorita alle partite allo stadio Gianni Falchi con i fuoricampo di Roberto Bianchi e Pete Rovezzi, il passo è stato breve. Fortitudino nel DNA, nutre una passione irrazionale per i "perdenti" o meglio per le storie sportive "tormentate" fatte di pochi alti e di molti bassi.

Commenta per primo

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.