Liverziani, l'esterno che non sbaglia mai

Il leader della Fortitudo Bologna (ultimo errore da esterno destro nel 2003) "presenta" le finali-scudetto

Infallibile Liverziani. Artista della difesa. L'esterno che non sbaglia mai: da filmare e farne un DVD da proiettare nei Clinics in giro per l'Italia, per far vedere ai ragazzi delle squadre giovanili "come si gioca a baseball".
Sulla scena delle Italian Series 2009, che cominceranno venerdì sera con la prima sfida tra Bologna e San Marino, rivedremo la classe ancora limpida di un campione trentaquattrenne che non finisce più di stupire, brillante interprete da quasi un ventennio, giocatore fra i più bravi e completi di ogni tempo.
Liverziani arriva a queste finali-scudetto con 1000 di media difesa: 150 eliminazioni effettuate (fra partite di regular season e di round robin), 5 assistenze. Nessun errore. E tante prodezze. Una sicurezza assoluta.
Difensivamente, l'ultima volta che il campione novarese della Fortitudo Bologna ha sbagliato qualcosa è avvenuto nelle semifinali della stagione 2006. Due errori, ma nel ruolo di prima base (dove pure è bravissimo). Per andare a "catturare" un errore di Liverziani nella posizione di esterno destro – della quale è diventato uno "specalista" – bisogna far correre indietro la macchina del tempo, fino al 2003! Sì, da 6 campionati Liverziani non sbaglia, giocando laggiù dove le palline a volte sembrano precipitare dal cielo, e bisogna avere grande tempismo, senso della posizione e l'abilità di valutare rapidamente la traiettoria di una battuta, e anche gambe veloci per coprire una vasta zona e non puoi permetterti di perdere di vista la palla nelle luci dei fari.

Sei anni senza sbagliare mai. Lo so, Claudio, non è propriamente simpatico tirar fuori questa cosa proprio alla vigilia delle finali-scudetto, c'è la scaramanzia di mezzo. Non prenderla come una… gufata. Semplicemente, da cronista, riporto un dato statistico che mi pare molto interessante da offrire ai lettori di Baseball.it.
Liverziani sorride. E' un campione anche di sincerità quando rivela: "In realtà, dopo quei due errori da prima base nelle semifinali 2006, ce ne sarebbe stato un altro. E' successo in una stagione successiva a Nettuno. Non venne valutato come errore, ma per me lo era".

"Chiaro che mi fa piacere terminare delle stagioni con 1000 di media-difesa, vuol dire che riesco ad aiutare la squadra".
Sabato scorso, nell'ultima partita del round robin, Liverziani ha compiuto una prodezza straordinaria. Un gesto tecnico e atletico impressionante. Una presa in tuffo, correndo forte sulla propria destra, per afferrare al volo in estensione laterale una palla velenosissima battuta seccamente da Gigi Carrozza. E che sarebbe caduta nella terra di nessuno… se non fosse sbucato da chissà dove il guantone di Liverziani. Un doppio annullato. Roba degna di Ichiro Suzuki o di qualche altro grande esterno della Major League. Valeva da sola il prezzo del biglietto, quella prodezza. "Purtroppo non ha aiutato la squadra a vincere la terza gara contro Rimini, poi vittorioso al 10° inning, ma in quel momento la partita l'avevamo salvata".
Già, il trittico con la Telemarket. Quel 2-1 che, a parità di classifica, ha permesso alla Fortitudo di volare in finale. Mauro Mazzotti si è sentito beffato, dopo essere stato spesso in testa al campionato. Il manager dei Pirati della Romagna si è lamentato (seppure con garbo) per una formula che ritiene penalizzante nei confronti di chi per mesi ha prodotto di più.
E' una formula, quella del round robin, che andrà necessariamente rivista. Concorda anche Liverziani, come sempre equilibrato e obiettivo nelle sue valutazioni. "Lo dico quest'anno che pure siamo in finale, e non l'avevo detto un anno fa quando ci sentimmo penalizzati perché avevamo dominato a lungo la stagione: questa è una formula che scontenta un po' tutti. Diventa necessario apportare alcuni accorgimenti. Non è possibile che noi abbiamo rischiato di giocare uno spareggio a tre arrivando primi in regular season!".
L'opinione di un campione esperto come Liverziani spinge dunque in direzione d'una maggiore valorizzazione della regular season e d quel che è stato il suo responso. Ecco l'idea del leader della Fortitudo: "Arrivi primo? Nel round robin giochi tutte le partite in casa! Arrivi quarto? Giocherai sempre in trasferta. E' giusto che i primi siano avvantaggiati e i quarti penalizzati. La seconda classificata gioca in casa tutte le partite contro la terza e la quarta, e in trasferta contro la prima. Altrimenti, chi vince la regular season non può aver fatto così tanta fatica per poi non avere nessun tipo di agevolazione. Anzi va in trasferta durante la settimana, e le trasferte del mercoledì sotto l'aspetto fisico sono le più pesanti: perché rientri la notte tardi e il giovedì c'è gente che lavora e che magari non riesce a recuperare per la gara del venerdì. Addirittura, sotto questo aspetto, è avvantaggiata la squadra che sta in trasferta il venerdì e il sabato, perché può riposarsi di più. E' paradossale. Come concetto il round robin a me piace, però andrebbe rivisto nella forma".

Stagione di grande sostanza, questa di Liverziani. Un rendimento concreto, regolare, incisivo, efficace. Sempre utile alla squadra. Sul piano dei "numeri" è la sua stagione più positiva di questi ultimi anni. Le statistiche nel baseball non mentono mai (se interpretate nella maniera giusta): in regular season una media battuta di 298, una percentuale slugging di 468, poi 33 punti battuti a casa e 66 totale basi; nelle nove partite del girone di semifinale Liverziani ha fatto registrare un notevole 355 di media-battuta (pensate che aveva raggiunto uno strepitoso 500 prima dell'ultimo trittico!) e una percentuale di arrivi in base di 543 (era 636 dopo sei gare).
Arrivare in base, ecco il compito principale di Liverziani. Non importa come: se con una battuta valida o una delle tante basi su ball che si guadagna o su un errore della difesa avversaria. L'importante è arrivarci. Spiega Claudio: "Il mio ruolo in questa squadra è semplice: io devo cercare di arrivare in base per i due battitori di potenza che vengono dopo di me".

Ha 34 anni, Liverziani. Che si affacciava in serie A, nella sua Novara, appena sedicenne. Ma un giocatore che ha un rendimento ancora così alto, continueremo ad ammirarlo ancora per un bel po' di tempo sui diamanti dell'Italian Baseball League. Sarà così? Arriva quasi una conferma: "Sì, io continuo a divertirmi giocando a baseball. Fisicamente quest'anno è andata benissimo, non ho avuto alcun tipo di problema. E finchè il fisico reggerà, andrò avanti. Pertanto mi diventa difficile dire quando smetterò".

Il segreto di questa Fortitudo?
"Siamo una squadra. E giochiamo di squadra. Con la necessaria umiltà. Lavoriamo per guadagnarci con pazienza una base, o per una battuta che consenta ad un compagno di avanzare di una base. Insomma, tutte quelle piccole cose utili che cerchiamo di eseguire diligentemente e che poi sono quelle che possono fare la differenza. Da noi nessuno cerca di risolvere da solo una partita. Neppure Austin, che con la sua potenza in battuta potrebbe tranquillamente permetterselo. Anche lui, quando occorre, si accontenta di prendersi una base su ball. Questo è lo spirito del nostro gruppo".
A proposito di Richard Austin: è devastante come produttore di punti battuti a casa: 18 nelle 9 gare del round robin. Con 800 di slugging!
"Eh sì, Richard è un giocatore importantissimo per noi. E' un campione spettacolare, il battitore esaltante che attira gente allo stadio. E poi, come persona è il massimo".

Addentriamoci in maniera più specifica nel discorso delle finali. Che cosa è cambiato nella Fortitudo da quella sconcertante notte di San Marino, due settimane fa, quando in vantaggio per 9-0 perdeste clamorosamente 10-9? Un colpo allo stomaco che avrebbe messo ko chiunque…
"E' stato un momento difficile, anche per via della sconfitta accusata due giorni dopo sul nostro campo. Ma non ci siamo disuniti. C'era da soffrire e lo abbiamo saputo fare. Indubbiamente siamo una squadra che nel bene e nel male trasmette emozioni. Belle o brutte, sempre emozioni sono".

Claudio, che cos'ha il San Marino che potrebbe infastidirvi?
"Tutto. Il San Marino ha tutto che potrebbe infastidirci. Il San Marino, intanto, arriva a questa finale caldissimo. Esattamente come un anno fa quando affrontò il Nettuno. E' un merito, evidentemente, di questo gruppo che nei playoff si esalta. E poi, da un punto di vista tecnico, è squadra completa. Il monte di lancio è lungo. Il line up è consistente, con valide alternative un po' dappertutto. Hanno un roster ampio e di qualità. Pertanto tutto può infastidirci. Però… anche noi abbiamo qualche arma per infastidire loro".

E allora, che cosa il San Marino potrebbe soffrire della Fortitudo?
"Siamo due squadre che fondamentalmente si assomigliano abbastanza, a differenza con Rimini che sulla carta sembrava di un altro pianeta all'inizio della stagione. Saranno gare caratterizzate da un forte equilibrio".

Ci sono in queste due squadre tanti forti giocatori stranieri, nonché oriundi e comunitari di qualità. Tuttavia gli uomini chiave potrebbero essere degli italiani. Italiani veri. Come Liverziani, appunto. O come Fabio Betto, o come Francesco Imperiali e Simone Albanese.
"Parlo degli avversari. Imperiali sta facendo una grande stagione. Sia lui sia Albanese hanno battuto 400 nel round robin. Anzi, sono stati loro i migliori battitori del S.Marino, addirittura meglio di gente come De Biase e Vasquez. Simone Albanese è cresciuto molto, grazie al grande numero di partite giocate nelle ultime due stagioni: è stato bravo Bindi a dargli fiducia e a coinvolgerlo. Lui, Simone, ha anche una personalità forte. Francesco Imperiali è molto maturato da quando è a San Marino rispetto a quand'era ad Anzio. Poi, ha grande entusiasmo, porta allegria, è un ragazzo che fa spogliatoio, anche per la nostra Nazionale può essere una pedina in più".

Ci sarà presumibilmente un debutto stagionale nella Fortitudo: potrebbe essere l'inserimento di Matteo D'Angelo a spostare gli equilibri?
"Sì, potrebbe. Matteo è tornato in anticipo dagli Stati Uniti perché infortunato. Sta cercando di recuperare. Ce la farà? Non ho idea a che punto sia. Credo che soltanto lui possa "sentire" se è in grado di darci veramente una mano oppure no. Io non voglio illudermi e non ci faccio affidamento: parto con questa idea e pertanto è chiaro che, se D'Angelo arriverà a lanciare e bene, diventerà per noi una piacevole sorpresa".

LA CARRIERA D LIVERZIANI – Lanciato dal Novara nei primi anni novanta, è poi esploso a Rimini, a Bologna e in maglia azzurra dopo avere anche "assaggiato" l'America vivendo la suggestiva esperienza di due stagioni (1997 e 1998) con Wisconsin Timber Rattlers, squadra di Minor League dei Seattle Mariners. Ha conosciuto giorni e giorni ruggenti. Tante stagioni da "numero uno" del baseball italiano, talmente micidiale con la mazza tra le mani da essere un incubo per i lanciatori, i quali ad un certo punto preferivano "passarlo in base" (ad esempio, 67 basi su ball nella stagione 2004) per non rischiare la battuta tempestosa da extrabase (e da ko).
Liverziani è il fuoriclasse che nel 2000 (giocando con i Pirati di Rimini) vinse la media-battuta con 404 di average; è quello che nel 2003 (in maglia Fortitudo) spedì 14 volte la pallina al di là della recinzione, oltre a battere 18 doppi. Ed è quello che nel campionato 2002 (primo anno a Bologna) primeggiò nella classifica dei "punti battuti a casa" confezionandone 61. E' stato capitano della Nazionale, leader e trascinatore in maglia azzurra (103 presenze), assoluto protagonista nel Campionato Europeo del 1999 quando fece registrare numeri strepitosi di battuta: 467 di average, 720 di slugging. Ha partecipato a tre Olimpiadi (1996, 2000, 2004). Ha rappresentato l'Italia in tre edizioni della Coppa Intercontinentale e in tre Europei, tornando poi a vestire per l'ultima volta la maglia azzurra nel 2006 in occasione della prima storica edizione del World Baseball Classic. Gli impegni di lavoro (ad un certo punto, diventando grandi, bisogna fare delle scelte nella vita poiché gli italiani "veri", anche i più bravi, non possono vivere di solo baseball…) lo hanno praticamente obbligato a rinunciare all'attività in maglia azzurra, quando avrebbe avuto ancora tanto da dare. Ma la famiglia e il lavoro sono responsabilità che hanno la precedenza.
Comunque Liverziani è rimasto un interprete importante e apprezzatissimo sul set del campionato. Questa che sta per cominciare è la sua settima finale-scudetto. Ha vinto quattro titoli: due con Rimini, due con Bologna. Nell'aprile scorso ha toccato le 1000 battute valide in carriera. Attualmente è a quota 1045.

Informazioni su Maurizio Roveri 192 Articoli
Maurizio Roveri, giornalista professionista, è nato il 26 novembre 1949. Redattore di Stadio dal 1974, e successivamente del Corriere dello Sport-Stadio, fino al gennaio 2004. Iscritto nell'Albo dei giornalisti professionisti dal luglio 1977. Responsabile del basket nella redazione di Bologna, e anche del pugilato. Caporubrica al Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Inviato ai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in varie città d'Italia, del 1990 a Edmonton in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Dal 2004 al 2007 collaboratore del quotidiano "Il Domani di Bologna" per baseball, pugilato, pallavolo.  

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