Verona in A2, che la festa abbia inizio

La gioia del DS Risi e dell'allenatore Newman: la promozione in serie A2 premia un progetto nato quattro anni fa e che punta al ritorno del grande baseball in riva all'Adige

Sabato ore 23.30, una lunga volata si spegne nel guanto di Lucas Montalbetti, esterno sinistro della FDS Verona. E' l'ultimo out della terza sfida con il Pesaro.
Verona può dar inizio alla sua festa, incontenibile e meritata, per la promozione in serie A2. La stagione regolare chiusa al primo posto (31 vittorie su 36 partite disputate), con un epilogo sorprendente, lo sweep nelle finali play-off sul Pesaro.
E' il momento delle celebrazioni. Alla luce delle sole alogene del diamante marchigiano di via Strasburgo i ragazzi scaligeri daranno libero sfogo alla propria felicità. E' la festa di Luciano Risi, direttore sportivo e primo tifoso dei "suoi ragazzi", come li chiama lui. La festa di Danny Newman, il manager ritornato quest'anno nella città di Romeo e Giulietta in qualità di allenatore-giocatore. La festa degli assistenti Gianluca Meliori e Andres Garcia Cuesta detto "Cippa", allenatore cubano che ormai da anni affianca il club e la sua prima squadra.
Ma è anche la festa di tre società (BT Verona, Dynos e San Martino Baseball Junior) e di un progetto che punta a far ritornare il grande baseball all'ombra dell'Arena dopo i fasti del 1991 quando sul diamante "Gavagnin" di via Montorio arrivarono gli emiliani del Parma Angels per contendere loro lo scudetto.
Perchè a Verona il baseball ha origini antiche e può contare su un movimento florido costituito da ben 9 società. "L'immagine di quella palla nel guanto rappresenta il raggiungimento del nostro obiettivo di tornare subito in serie A" commenta un incontenibile Risi. "Ci abbiamo creduto, i ragazzi ci hanno creduto: il merito è solamente loro, noi abbiamo cercato di dare loro la possibilità di dimostrare quanto valessero e così è stato". Pesaro dista da Verona 300 chilometri, 3 ore di viaggio per pensare al presente appena passato e al futuro già presente. "Ora voglio godermi questa promozione con loro, i veri campioni".
La voce di Danny Newman, in quel suo italiano un po' stentato, non nasconde la sua felicità. "Sono tornato a Verona dopo 12 anni e dopo esserci già stato come giocatore nel biennio 1995-1996. Qui ho ritrovato una società e dirigenti professionali, un movimento nettamente cresciuto da allora e soprattutto tanto entusiasmo".
Il modello Verona è infatti qualcosa di più di un semplice "scimmiottamento" del farm-system americano. Qui il concetto franchigia è stato sposato sin dall'inizio e migliorato in questi ultimi anni. Al vertice della piramide troviamo il Baseball Team Verona con la sua formazione ora in serie A2. Alla "holding" fanno riferimento le società Dynos Verona del presidente Paolo Castagnini e San Martino Baseball Junior, guidata da Stefano Burato. La collaborazione tra queste due società nello sviluppo dei rispettivi vivai crea il bacino naturale dal quale la squadra di vertice può attingere i migliori prospetti grazie alla presenza di formazioni che militano in serie C1 (San Martino BJ) e nel campionato Under21 (Dynos).
"Si tratta di un progetto ambizioso. Insieme al presidente Burato abbiamo deciso che le nostre società dovessero puntare a far crescere i giovani. Abbiamo fatto entrambi un passo indietro e investito insieme nel BT Verona, la nostra prima squadra, sbocco naturale per i migliori atleti veronesi". Le parole di Paolo Castagnini, il Presidente come lo chiamano genitori e atleti dei Dynos, rivelano un certo orgoglio nel vedere che il risultato appena raggiunto è anche frutto del contributo dei tanti giocatori provenienti dai vivai delle due società.
"Sono felice, davvero. Ora speriamo di riuscire ad allestire una squadra ancora più competitiva per la prossima stagione. In fin dei conti l'obiettivo finale è un altro". Chi lo conosce sa che Luciano Risi è uno di poche parole, ma professionalmente deciso e determinato sugli obbiettivi da raggiungere. Un dirigente che ama questo sport fino a sacrificare il proprio lavoro. Chissà che un giorno il diamante di via Montorio non sia solcato da quel professionismo che la Federbaseball sta cercando di importare nel Bel Paese. Chissà che con questa passione sognare ad occhi aperti non sia solo un "peccato".

Informazioni su Marco Micheli 86 Articoli
Nato nel 1980, metà trentino e metà vicentino (ma veronese d'adozione), vive e lavora a Milano dove si occupa della comunicazione nel Sud-Europa per Boston Consulting Group (BCG), la multinazionale della consulenza aziendale. Grande appassionato di tutto ciò che è USA, dallo sport ai "dunkin' donuts", dai grattacieli della East Cost alle spiagge assolate della West. Marco scopre il baseball all´età di 10 anni quando, complice un regalo della madre insegnante, inizia a calpestare lo storico diamante della Polisportiva Praissola sotto la guida del "mitico" Bissa. Gli anni dell´università lo allontanano dalla terra rossa, prima a Feltre e poi a Milano. Ma è con il conseguimento della laurea in Relazioni Pubbliche allo IULM di Milano e il conseguente viaggio-premio a Boston che si ritrova e decide di curare la comunicazione dei Dynos Verona. Due anni favolosi, densi di soddisfazioni e ricordi indimenticabili, impegnato nella promozione del sodalizio scaligero sulla stampa locale e sportiva. Per Baseball.it scrive del "batti e corri" giocato nella sua terra, il Nord-Est, ma non disdegna di "intrufolarsi" anche in questioni a carattere nazionale e internazionale.

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