Quanta America nelle nostre vite…

Un articolo sulle Olimpiadi ci trasporta direttamente a “The terminal” di Spielberg. Cosa c'entra col baseball? Forse nulla, forse molto….

L'articolo che mi ha fatto più arrabbiare sul baseball olimpico (che è un bel primato, visto che leggendo articoli sul torneo di baseball ad Atene mi sono arrabbiato quasi sempre) lo ha scritto un certo Jim Caple per espn.com.
A parte le vagonate di guano scaricate sull'Italia intesa come nostra nazionale (dico 'a parte', perchè mi posso arrabbiare poco con un americano, visto che anche gli italiani si sono scordati che abbiamo battuto Taiwan, che proprio per quella sconfitta è rimasta tagliata fuori dalle prime 4…) e un discutibile umorismo a sfondo razzista (“pensate che l'Olanda ha giocato con 8 neri in campo, non succede neanche in Major”), quel che mi ha fatto arrabbiare di questo articolo è come tratta l'assenza degli Stati Uniti: come un affronto di lesa maestà.
Caple si scorda di spiegare che gli Stati Uniti non hanno partecipato, ma non perchè qualcuno non li ha voluti o perchè un'ingiustizia è stata perpetrata a danno della terra della libertà e casa del coraggioso. Semplicemente perchè alle Qualificazioni Olimpiche delle Americhe sono stati eliminati.
Il torneo aveva una formula ridicola? E' vero. C'ero e posso confermarlo. Ma cos'hanno fatto gli Stati Uniti per cambiarla, prima che il torneo iniziasse?
Due posti per le Americhe sono pochi? Sono d'accordo. Ma perchè a Sydney bastavano? E a Sydney sarebbe stato sufficiente non ammettere di diritto il Sud Africa, per avere 3 americane. Perchè a rimaner fuori 4 anni fa toccò al Canada e non agli Stati Uniti, forse?

Jim Caple ragiona come il responsabile dell'aeroporto “Kennedy” nel film “The Terminal” di Steven Spielberg. Ovvero: le cose devono andare in un certo modo e chi esce dallo schema prestabilito…semplicemente non esiste.
Per Caple l'Europa nel baseball (“quasi non si gioca a baseball e hanno 2 posti alle Olimpiadi”), per il personaggio interpretato da Stanley Tucci (rasato a zero non sembra neanche lui!) il viaggiatore che viene da un paese nel quale c'è stato un colpo di stato (nel film un grande Tom Hanks) e il cui nuovo Governo non è ancora riconosciuto dagli Stati Uniti.
Il film di Spielberg è in questo senso facilmente interpretabile come critica pungente ad un certo modo di pensare in voga nella maggior potenza mondiale. Oltretutto narrato con grazia e senza tralasciare i soliti paradossi di questo grande artista. Il personaggio interpretato dalla Zeta-Jones, ad esempio (detto fra noi: bellissima!) che è onestamente scritto male. O forse è una parodia. E' difficile saperlo. E non avremmo indizi nemmeno chiedendolo allo stesso Spielberg, che quasi di sicuro risponderebbe di rilassarsi e non cercare troppi significati nascosti perchè “it's only a movie”.

Mi sto rassegnando al fatto che l'umanità non viaggerà tra le stelle. Almeno non nel modesto (in termini di tempo, vorrei specificare) periodo di permanenza in vita del sottoscritto. Mi sta illuminando al riguardo un libro del fisico americano Lawrence M. Kraus dal titolo “Oltre Star Trek”. Costruire un motore 'a curvatura' si può anche fare, ma alimentarlo è evidentemente troppo costoso, per la seccante scarsità di anti materia che c'è sulla terra. E ricavare tutta l'anti materia che servirebbe non sarebbe nemmeno impossibile, solo occorrerebbe più tempo che non a viaggiare verso le stelle con un sistema di propulsione tradizionale. Non nascerà una Federazione dei Pianeti, quindi.
Il libro di Kraus mi regala però questa citazione che voglio condividere con voi: Penso si debba considerare aperto chi è disposto a costringere la propria immaginazione a seguire le indicazioni a volte sottili della natura e non chi è pronto ad accettare in modo acritico un universo che riflette le sue teorie preferite e i suoi desideri.

Apprendo dai giornali che ci ha lasciato Johnny Ramone. E' il terzo componente del gruppo rock dei Ramones a scomparire (dopo Joey e Dee Dee). Gli idoli d'infanzia dovrebbero avere il buon gusto di non farci certi tiri mancini, in effetti.
Ai Ramones è legata la mia prima notte fuori casa. Durante un loro concerto al “Vigorelli” crollò un palo che sosteneva le luci. Nessuno si ferì, ma il concerto venne sospeso per parecchio tempo e si concluse oltre l'una di notte. Il che significò tornare alla stazione Centrale a piedi e lì bivaccare fino al primo treno per Parma. Varcai il portone di casa alle 8.30 della mattina. Era domenica e la portinaia mi disse: “Sei mattiniero, oggi”. Cosa posso dire? 'hey, oh…let's go!'

Conclusione numero uno: la scorsa settimana ho scritto che il Rimini non si era piazzato primo nella 'regular season' 2002. Errore, aveva agganciato Bologna all'ultima giornata ed era risultato primo per gli scontri diretti. E la morale è: mai fidarsi della memoria, specie quando l'età avanza.

Conclusione numero due: Jim Caple è americano. Steven Spielberg è americano. I Ramones sono americani. Il baseball è americano. Quanta America nelle nostre vite….

Informazioni su Riccardo Schiroli 1196 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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