Cuba e Giappone le favorite per la finale

Canada e Australia non vanno però sottovalutate. L'Italia si interroga sulla sua partecipazione e guarda al futuro

L'Olimpiade si è chiusa con un risultato inferiore alle ambizioni del nostro movimento, ma pienamente in linea con l'attuale valore del nostro baseball e con la (serena) analisi che avevamo fatto mesi fa su queste stesse colonne.
Parlo di analisi serena, perchè quando ci si avvicina al baseball è necessario essere sicuri che le analisi lo siano, viste alcune malsane abitudini che, praticate per anni, sono ormai diventate consuetudini.

Visto il livello tecnico (senza precedenti in un torneo internazionale) dell'Olimpiade del 2004, andava messo in preventivo che l'Italia potesse perdere tutte le partite. Perchè? Guardate semplicemente al numero di giocatori con esperienza di Triplo A o Grande Lega di tutte le altre squadre: 6 dell'Olanda, 13 del Canada, tutto il Giappone, 8 australiani, 5 di Taiwan (con tutti gli altri a rappresentare la crema di una Lega che lo scorso anno ha 'macinato' in 2 partite Gabriel Ozuna, che a Nettuno si era rivelato vncente). La stessa Grecia ha 4 giocatori di Triplo A, 2 di Doppio A e un super prospetto come Markakis (gli Orioles hanno pagato 2.5 milioni di dollari per la sua firma, un anno fa).
E l'Italia? Non è naturalmente una squadra di sprovveduti, ma gli unici atleti con un'esperienza di quel livello sono Buccheri, Francia (arrivati al Triplo A) e Marchesano (miglior pitcher della Northeast League nel 2003).

Detto questo, ribadiamo con forza che l'approccio alle partite col Giappone e col Canada non è stato comunque accettabile.
Certo, battere il Giappone sarebbe stato probabilmente impossibile (ma l'Australia non l'ha pensata esattamente così e Taiwan, che con l'Italia ha perso, si è arresa al decimo), ma non era certo necessario calare le braghe con 2 errori al primo inning.
Per non parlare della sfida col Canada, nella quale 3 errori sono valsi 9 punti avversari non guadagnati e l'uscita di scena di Rollandini. E per non tacere nemmeno del fatto che i primi 2 punti contro l'Australia sono arrivati a seguito di un altro errore.
La compattezza della difesa è ancora un concetto troppo sfumato nel nostro baseball, culturalmente tutt'ora influenzato dai tempi nei quali (con l'uso delle mazze in alluminio) un buon inning poteva cancellarne 8 di incertezze in difesa.
Così come è necessario, per competere a questi livelli, essere più aggressivi e non permettere alla pallina di 'giocare per noi'.

Un esempio lampante dell'approccio giusto lo abbiamo per altro avuto in squadra: Jim Buccheri. E' stato splendido e merita un plauso incondizionato. Buccheri ha giocato 'duro' dalla prima all'ultima pallina del torneo. E non sto considerando le sue notevoli doti tecniche e atletiche, ma l'atteggiamento.
"E' stato un esempio per tutti noi" ha riconosciuto il capitano Liverziani e quando un atleta parla di un suo collega in questi termini pubblicamente, un cronista non ha bisogno di aggiungere davvero altro.
Lasciamo invece parlare il manager azzurro Giampiero Faraone: "Il torneo era iniziato male, ma dopo le prime 2 partite posso affermare con orgoglio che i giocatori hanno dato il massimo. Nessuno si è mai tirato indietro".

Un'altra cosa interessante ha detto Liverziani: "E' stato molto importante disputare incontri di preparazione di alto livello".
La nazionale infatti deve giocare contro avversari di livello pari o superiore e che cerchino di batterla. Questo per avere battitori pronti ad affrontare lanciatori che concedono pochissimi ball e lavorano a velocità non usuali per noi.
Diversi nostri battitori hanno il talento e la rapidità di swing per battere a questi livelli, ma per acquisire la continuità devono naturalmente essere testati a questi livelli.
Altri 'difetti' della nostra squadra sono invece più difficili da correggere. Oltre a La Fera, in Italia non c'è un interbase che garantisca una gestione tranquilla della routine. Nel ruolo di catcher siamo onestamente in sofferenza, visto che Parisi è in una fase di preoccupante involuzione (fisica, mentale o tecnica non saprei dirlo) e che Bischeri (estremamente positivo in battuta) non riesce a tenere sotto controllo la corsa sulle basi.


"Per avere più credibilità e più risorse, servono i risultati della nazionale" ammonisce il Presidente Federale Fraccari.
A questo punto c'è da chiedersi se nell'immediato possa essere una soluzione cercare alternative in questi ruoli trai 'paisà' che sono sparsi per le Leghe Minori americane. Un po' come ha fatto l'Olanda con gli antillani come Chairon Isenia, Coffie, De Caster e un po' come ha fatto la nazionale di rugby.
Nell'uno e nell'altro caso i risultati sono contraddittori. L'Olanda ha raggiunto un livello medio di gioco superiore al nostro, ma quanto a risultati può festeggiare solo titoli europei o la 'Settimana di Haarlem'. All'ultimo Mondiale, addirittura, è stata eliminata dal Brasile. Nel rugby il miglior record ottenuto al 'Sei Nazioni' è di una vittoria su 5 partite e al Mondiale la nazionale allenata dall'ex All Blacks Kirwan non è andata oltre il primo turno.
Voglio dire che non esistono ricette facilmente applicabili per primeggiare ai vertici assoluti e lo dimostra la nazionale di calcio (quella sì, non ha problemi a trovare grandi talenti), che negli ultimi 4 anni ha raccolto solo batoste.
Ci aiuta ad inquadrare il problema un'altra dichiarazione di Liverziani: "Quest'anno per arrivare in semifinale sarebbe servito qualcosa in più di un miracolo".

Qui ad Atene ci prepariamo a goderci 2 giorni di baseball che si annuncia stellare.
Martedì il Giappone incrocia le armi in semifinale con l'Australia, l'unica squadra ad averlo battuto. I nipponici dovranno valutare bene la scelta del partente, perchè l'Australia è una squadra in crescita e da prendere assolutamente con le molle e ritrovarsi il miglior lanciatore per giocare la finale per il terzo posto sarebbe quanto meno seccante.
Il concetto di 'miglior lanciatore' è per altro abbastanza sfumato, nel Giappone. I pro del Sol Levante dispongono di 2 veri fenomeni come Daisuke Matsuzaka e Tsuyoshy Wada. Considerato che Wada è uno specialista della 'split finger' e che l'Australia ha diversi battitori mancini, non mi stupirei di vederlo in pedana martedì.
Da parte loro gli 'aussie' hanno già battuto il Giappone con Phil Stockman (triplo A con Boston) e la logica direbbe di riprovarci. Ma in pedana potrebbe anche andare Oxspring (triplo A con San Diego) per lasciare a Stockman la partita successiva e tenere Craig Anderson (triplo A con Seattle) nel bull pen.

Dall'altra parte del tabellone Cuba incrocia di nuovo le armi col Canada, dopo averlo battuto per 2 volte a Panama nelle qualificazioni americane (entrambe con Palma in pedana) e una nella fase preliminare di questi giochi (sempre con un mancino sul monte: Norberto Gonzalez). Questa volta sarà quasi di sicuro Palma a riprovarci. Il Canada a Nettuno aveva annichilito Cuba con Mike Johnson, ma nella fase di qualificazione molto bene si è comportato Shawn Hill, che potrebbe uscire dal cilindro del manager nord americano Ernie Whitt. Hill ha meno esperienza di Johnson (entrambi giocano per gli Expos, Johnson in Triplo A e Hill in Doppio A), ma quest'anno ha messo assieme ottimi numeri.
Certo, in questo frangente l'ex catcher dei Toronto Blue Jays rimpiange sicuramente il fatto che i Colorado Rockies non hanno dato la disponibilità alla convocazione del lanciatore partente Jeff Francis.

Personalmente credo ad una finale tra Cuba e Giappone, cosa che non avrei mai detto all'inizio del torneo, quando Cuba stava giocando male e i suoi lanciatori stentavano a prendere il ritmo partita. In verità, non è stato abbastanza sottolineato come Cuba sia una squadra che viene da un periodo di inattività, al contrario delle altre, formate da giocatori che fino a pochi giorni prima dell'inizio delle Olimpiadi erano impegnati nei rispettivi campionati. Che Cuba sia andata carburando col tempo appare normale.
Saranno comunque 2 semifinali all'insegna dell'equilibrio e aperte ad ogni risultato.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1195 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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