Italia: così non va

Va bene che alle Olimpiadi l'importante è partecipare, ma non bisogna prendere il detto troppo alla lettera e ora è importante lasciare un ricordo positivo di questi Giochi 2004

Le prime 4 giornate del torneo olimpico di Atene sembrano far emergere in maniera abbastanza chiara quali sono i valori in campo. Partendo dal basso, quel che emerge è tutt'altro che incoraggiante per la nostra nazionale, che si trova ultima senza vittorie al pari della Grecia, che però almeno una partita sino alla fine (con Cuba) se la è giocata.
Sia ben chiaro: anche dando il massimo l'Italia avrebbe potuto perdere tutte le partite. Il livello del torneo è molto alto, com'era prevedibile, e gli azzurri sono pur sempre l'unica delle partecipanti a non essersi rinforzata con giocatori prelevati dalle Leghe americane. Questo però non giustifica in nessuna maniera sbagliare palline di assoluta routine e veder scendere i primi 2 partenti della rotazione senza punti guadagnati ma in svantaggio nel risultato.

Cosa sia successo a questa Italia è onestamente un bel mistero. Da quando Faraone è alla guida della nazionale la difesa non era mai stata un problema, anche quando la squadra aveva giocato rimaneggiata. Le avvisaglie di una brutta tendenza si erano avute al torneo pre olimpico e nella prima giornata delle Olimpiadi, quando 2 errori (oltretutto di Francia e La Fera, 2 dei difensori più regolari) erano costati una partenza ad handicap contro il già fortissimo Giappone.
Trai miei cavalli di battaglia c'è la considerazione che il nostro campionato così com'è è una pessima palestra per giocatori che devono confrontarsi ai massimi livelli. Non ripeterò la storia della bassa intensità di gioco nè mi dilungherò sulla mia convinzione che vada eliminato il doppio incontro del sabato. Mi limiterò a constatare che certe 'amnesie' di cui soffre la nostra difesa sono le stesse che hanno caratterizzato l'Olanda prima dell'arrivo di ben 3 giocatori di Triplo A (Kingsdale, De Caster e Coffie) e uno di Doppio A (Chairon Isenia) a rinforzare la squadra che aveva comunque raggiunto la finale della 'Settimana di Haarlem'.

C'è naturalmente un altro perchè, che mi frulla per la testa. E' l'orrendo sospetto che per diversi azzurri l'Olimpiade sia un punto di arrivo. Cioè, ai Giochi si va senza nessuna particolare ambizione se non quella di esserci.
Spero di sbagliarmi, perchè se così davvero fosse significherebbe che siamo molto più lontani dall'eccellenza di quanto credevamo.
L'Italia ha naturalmente diverse possibilità di dimostrare a me e a tutti gli altri suoi tifosi che mi sbaglio. E non sto parlando di vittorie (che da parte loro non è che disturberebbero, anzi…), ma solo di uscire tra gli applausi, con la consapevolezza di aver dato il massimo.
Lo chiedo quasi implorando: in circa 30 anni di baseball, non ricordo una sola partita della nazionale che mi abbia lasciato la consapevolezza di aver visto giocare la squadra con la scritta “Italia” sul petto al massimo delle sue possibilità.

La lotta per i primi 4 posti dunque non ci riguarda. Però promette di far divertire il pubblico, nella prossima settimana.
Se le cose rimarranno come sono, il Canada volerà dritto in finale e guarderà Cuba e Giappone scannarsi in semifinale, esattamente come era accaduto agli Stati Uniti a Sydbey.
Il Canada sta onestamente impressionando per solidità, dote molto utile in un torneo breve ma intenso come questo.
Quello che era il punto debole dei nord americani, il settore lanciatori partenti, sta al contrario funzionando a dovere. E in attacco e in difesa il Canada è sempre stato fortissimo. Qui ad Atene, oltretutto, sembra che Pete La Forest sia messo in testa di non far rimpiangere la mazza di Morneau, il che naturalmente aiuta.
Il Canada deve in ogni caso ancora affrontare Giappone, Australia e Cuba. Potrebbe anche subire 3 sconfitte e farci cambiare quindi decisamente considerazione.

Onestamente credo che, in un modo o nell'altro (e non pretendo di sapere in che ordine) Cuba, Canada e Giappone (che è probabilmente meno 'invincibile' di quel che chi ha formato la selezione credeva, ma resta il favorito per l'oro) si qualificheranno per la seconda fase. Ho invece molti più dubbi sul quarto nome, anche se (adesso come adesso) voterei Australia.
Delle 3 contendenti (consideriamo anche Taiwan e Olanda) è quella che ha il monte di lancio migliore, sia come qualità che quantità. Il difetto principale della formazione di 'downunder' sembrava essere la mancanza di picchi di rendimento, ma dopo il successo sul Giappone (con ben 15 battute valide) sostenere questa tesi apparirebbe per lo meno balzano.
Taiwan è una squadra che fino ad ora mi ha deluso. Le sue star hanno infatti avuto un approccio al torneo abbastanza strano. Il lanciatore Chang Chi Chia ha perso la gara d'esordio contro il Canada lanciando tutto sommato male. L'esterno Chen Chin Feng appare l'ombra del bomber del Mondiale 2001. E, a livello di collettivo, la squadra commette errori non concepibili, per professionisti affermati.
L'Olanda a me piace. E' una squadra che gioca bene ed è sicura di sè. Temo però (forse sono ripetitivo)che il suo staff di lanciatori non sia adeguato al livello del torneo.

Prima di chiudere, un riferimento al caso Francia.
Come ho già detto in altri casi, le regole sono regole e non ho intenzione di giustificare niente e nessuno. Mi permetto però di dire che il contributo dato da Francia alla squadra (anche in queste 4 gare, nelle quali mai ha battuto valido) è stato positivo sotto tutti i punti di vista. Io ricorderò questo giocatore sempre così: un grande professionista e un esempio per tutti. Ripeto, il tutto senza cercare giustificazioni e nella convinzione che, se ha sbagliato, pagherà.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1195 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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