Breve storia degli oriundi in Italia

Dai primi tesseramenti degli anni '80, alla nuova “invasione” iniziata nel 1998

Con qualche sporadica eccezione, la storia degli oriundi in Italia inizia ufficialmente intorno alla fine anni ’70, inizio anni ’80 , quando l’infornata nel campionato italiano culminò con la partecipazione, alle olimpiadi di Los Angeles del 1984 dove il baseball era sport dimostrativo, di una nazionale quasi del tutto ‘paisà”.
Dopo un buon decennio di calma relativa, con qualche rara e ben documentata eccezione (si trattava di giocatori che si erano sposati, risiedevano e lavoravano regolarmente nel nostro paese) l’”invasione” si è riproposta a partire dal campionato 1998. Il Grosseto schierò immediatamente Ramos, e successivamente a stagione già iniziata ingaggiò Tony Ross Maddi, alla società toscana si aggiunse il Parma con Di Prima, e continuando in ordine sparso, proprio alla vigilia dei play off, culminati con la vittoria dello scudetto, il Nettuno prese gli italo-americani Manny Gagliano, terza base, ed il lanciatore Tony Coscia, che però proprio per ritardi relativi alla documentazione non fece mai ingresso in campo.
Lanciato il sasso e appurata la possibilità di effettuare tesseramenti in tal senso, le franchigie di serie A si mossero in blocco e nei campionati successivi si assistette ad una vera e propria infornata di giocatori, molti di loro sudamericani, che vantavano una qualche discendenza con il nostro paese, e che peraltro vennero utilizzati (e lo sono tuttora) anche in nazionale. Si giunse ai casi di Caserta e Paternò, ma anche recentemente del Parma, squadre dove la quota di naturalizzati sfiorava, se non superava addirittura, le dieci unità.
Un paio di stagioni e poi iniziarono anche i sospetti, le accuse e le denunce, cosicché il sistema ha cominciato a ‘scricchiolare”, se ci è consentito questo termine, proprio nello scorso campionato, con il caso di Henry Santiago, tesserato per l’Anzio e precedentemente rifiutato da un’altra squadra per via della documentazione. In particolare, anche se in tal senso non c’è mai stata una conferma o una smentita ufficiale, il nome vero del giocatore sarebbe stato Santiago Henry. Poi in ordine di tempo c’è stato il mancato ritorno di Lanfranco ad inizio 2003 nel Nettuno, sino a quanto successe con la nazionale. Vigna e Patrone, due giocatori del Nettuno, non partirono subito ma raggiunsero la nazionale in Olanda per la qualificazione olimpica solo dopo il termine dell’Europeo, e non si sono aggregati ai recenti mondiali di Cuba. A maggio infatti era partita l’inchiesta sui tesseramenti delle società sportive del Lazio che provvisoriamente restituì, in tempo per il torneo di qualificazione olimpica, i passaporti dei due giocatori. Ma dopo qualche mese si è ripresentata come un fulmine a ciel sereno e come risultato attuale ha presentato i ben noti fermi per Bagialemani e Franco Trinci.

Informazioni su Mauro Cugola 545 Articoli
Nato tre giorni prima del Natale del 1975, Mauro è laureato in Economia alla "Sapienza" di Roma, ma si fa chiamare "dottore" solo da chi gli sta realmente antipatico... Oltre a una lunga carriera giornalistica a livello locale e nazionale iniziata nel 1993, è anche un appassionato di sport "minori" come il rugby (ha giocato per tanti anni in serie C), lo slow pitch che pratica quando il tempo glielo permette, la corsa e il ciclismo. Cosa pensa del baseball ? "È una magica verità cosmica", come diceva Susan Sarandon, "ma con gli occhiali secondo me si arbitra male". La prima partita l'ha vista a quattro mesi di vita dalla carrozzina al vecchio stadio di Nettuno. Era la primavera del '76. E' cresciuto praticamente dentro il vecchio "Comunale" e, come ogni nettunese vero, il baseball ce l'ha nel sangue.

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