Il cronista itinerante è a Panama

Prime impressioni da una città che si annuncia estremamente interessante e un paese che festeggia i 100 anni di indipendenza

Se mi resterà un solo ricordo di Panama di certo sarà il caldo. E' umido, appicicaticcio, persistente. Per usare una parola sola: mostruoso. Sudo, sudo e poi ancora sudo. Di giorno e di notte, quando è un continuo andirivieni tra il giaciglio e il condizionatore d'aria per trovare la temperatura giusta. Diamo tempo al tempo, spero di adattarmi.

Sono qui da poco più di 24 ore ma mi sono già fatto una bella idea di Panama City, la capitale de “El Istmo”. Intanto, i panamensi abitano quasi tutti qui. Il paese ha 3 milioni di residenti, qui ce ne dovrebbero essere circa 2 milioni.
“Panamensi” può rischiare di essere una definizione poco accurata, visto che siamo in presenza del più classico dei 'melting pot'. Ho riconosciuto l'etnia dei Maya, quella azteca, ci sono naturalmente i bianchi (c'è anche una comunità italiana), i neri di origine africana e gli orientali. Come in ogni buon paese americano che si rispetti, gli asiatici sono naturalmente i gestori di quei negozi in cui si vende di tutto, dai fazzoletti di carta al veleno per topi. Quelli che quasi sempre vengono svaligiati nei film di serie B, per capirci.

Una cosa che non mi aspettavo di Panama è che il mio telefono cellulare non funzionasse. Io pensavo di avere l'ultimo ritrovato della tecnica (e anche la sua casa costruttrice, che lo pubblicizza come “il telefono per chiamare in tutti e 5 i continenti”) e quando ho visto che non 'trovava' alcun operatore, mi ha un po' preso il panico.
Ho ignorato l'autista che mi stava portando all'albergo, le sue spiegazioni su la prima città di Panama (distrutta ad inizio 1600, direi dagli Inglesi, ma non ci giurerei) e ho dato segni di vita solo quando mi ha detto che nel 2003 ricorre il centenario della Repubblica.

Ovviamente, al telefono che non funzionava ci ho dormito su. Non prima di essermi orientato nel numero improponibile di canali televisivi che offre la mia stanza d'albergo. Se ne vedono di tutte le parti: Costarica, Colombia, Messico, Cile…naturalmente Panama. Nel mondo del terzo millennio questo è un bel rischio: arrivare dall'altro capo del mondo e accontentarsi di accendere il televisore…
Sconcertante è stato il mio approccio alla TV di Panama. Accendo e ti spunta Aldo Notari, bello sorridente. “Ma cos'è, TV Parma” ho detto ad alta voce. Poi Notari si è messo a parlare in spagnolo delle Qualificazioni Olimpiche e ho capito che l'intervista era stata registrata a Cuba.
Di canali italiani non ce ne sono. Ma uno dei vari taxisti che accompagnano le mie giornate (il taxi è pressochè l'unico mezzo di trasporto sul quale mi sembra di poter contare) mi ha detto di non preoccuparmi che domenica su ESPN c'è il campionato italiano di calcio e che, se per caso domenica voglio dormire, lunedì la TV di Panama fa rivedere tutti i gol.
Qui a Panama di calcio sono appassionatissimi. Mentre cenavo, al ristorante stavano trasmettendo un commovente Panama-Santa Lucia (un'isola dei Caraibi) nella quale i giocatori di Panama facevano sempre gol. E quelli di Santa Lucia, dal 7-0 in poi, ridevano.

Dicevamo del mio cellulare. Dopo aver visitato sia la “Bell South” che la “Cable & Wireless” (le 2 compagnie di telefonia mobile) il verdetto è stato impietoso. Qui i cellulari funzionano sugli 800 mega hertz. Il mio telefono copre 900, 1800 e 1900. Saprà poi dirmi il mio amico degli 'sms' (e maggior possessore di telefoni cellulari del mondo occidentale) perchè è spuntata questa frequenza che io non conoscevo. Ah, ovviamente non me lo potrà dire via sms fino al 12 novembre. Questo è un messaggio privato, rivolto a lui e alla mia amica degli 'sms', che in un messaggio da me ricevuto a Cuba dichiarava di non aver mai affermato che si sarebbe ritirata se le amiche fossero arrivate a 3. Riporto correttamente la rettifica.

Dal punto di vista culinario, Panama promette di darmi soddisfazioni notevoli. Questa sera ho mangiato in un posto che si chiama “La cascada” e che si vanta di essere il più grosso ristorante del Centro America (572 posti a sedere non sono in effetti pochissimi). Bene: grigliata mista che ho fatto fatica a finire e birra a volontà per 14 dollari, mancia compresa. Direi che posso essere soddisfatto.

Meno soddisfatto sono del contatto avuto con gli organizzatori del torneo pre olimpico. Volevo passare oggi pomeriggio dallo stadio per accreditarmi e capire chi in effetti partecipa, ma non mi hanno palesemente voluto e mi hanno invitato a passare domani mattina. Comunque, vi posso dire che a parlare in spagnolo per telefono sono uno spettacolo.

Su segnalazione del web master Alessandro Labanti ho scoperto che è stata aperta una discussione sul forum sul mio addio. Un po' mi fa piacere, ma non tornerò sulla mia decisione. Mi preme però puntualizzare un paio di cose:
1) Ovviamente io sono pagato dalla FIBS. Come potrei stare in giro per il mondo mesi interi, se non facessi questo di professione? Se poi ritenete che io sia fortunato, bene: lo penso anch'io. Non ho mai sognato di fare altro nella vita e cerco di farlo al meglio possibile. Per me il 'meglio possibile' comprendeva anche cercare di far sentire il 'palazzo' più vicino, dare spiegazioni di 'prima mano' agli appassionati del forum. Ma evidentemente mi sbagliavo.
2) Noto che è duro a comprendersi il concetto che io lavoro per la FIBS ma resto un libero professionista. Se serve, posso pubblicare il mio contratto. Ma è una cosa estremamente normale. Io sono un consulente, un “tecnico”. Non sono nè un dirigente, nè un impiegato, nè qualcuno che è stato eletto. Spero di essere stato chiaro. E comunque, la FIBS non è la Santa Inquisizione, la P2 e nemmeno i boy scout. Non ci sono riti di ammissione, Grandi Fratelli a cui prestare giuramenti. C'è gente che lavora, cercando di fare il meglio, e magari sorridendo oggi un po' più spesso di prima.
Già che ci sono, li abbraccio tutti da “El Istmo”.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1196 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

Commenta per primo

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.