Cosa c'entra Manzoni col baseball italiano?

C'entra, c'entra…almeno secondo il vostro cronista itinerante, oggi trasformato in topo da biblioteca

Se c'è una cosa giusta che Alessandro Manzoni ha scritto è questa: “Ma, quando io avrò durata l'eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l'avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?
“Bravo, Alex” mi ero detto alle medie. L'hai capito anche tu. Ma poi mi spiegò la mia professoressa di Italiano che in realtà era tutta una finta, che Manzoni sapeva benissimo che i suoi “Promessi Sposi” li avrebbero letti in tanti (più tardi avrei capito che nessuno lavora per 21 anni ad una cosa senza la convinzione che sia un capolavoro). E da quel giorno ho continuato a ripetermi che Manzoni era un trombone presuntuoso.

Io odio l'uso della punteggiatura, del nostro Alessandro. Guardate il suo celebre attacco: Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte….
Ma quante virgole ha messo? E senza neanche un punto…. E pensate che secondo lui noi avremmo dovuto PARLARE così. Perchè Manzoni aveva l'ambizione di unificare l'Italia, questo si sa, dal punto di vista politico. Soprattutto però gli interessava unificarla dal punto di vista linguistico. Fu anche nominato capo di un'apposita commissione, ma combinò poco. Sapesse che a fare quel che tanto sarebbe piaciuto a lui fu la RAI quasi un secolo dopo, credo andrebbe letteralmente giù di testa.

Cosa c'entra Manzoni col baseball? Moltissimo.
Il baseball è sport di letteratura per eccellenza. Lo è sia perchè spesso sui campi da baseball nascono storie interessanti (almeno più di quella di 2 campagnoli che si vogliono sposare e non possono perchè un tizio cattivo non vuole) e poi perchè 'simula' la vita: uno contro tutti, ma uno da solo non ce la può fare etc. Ora, di romanzi sul baseball ce ne sono a sufficienza per dimostrare quello che dico. Mi limiterò a esporvi cosa penso ci debba essere in un romanzo.
1) Una bella storia, con un inizio e una fine
2) Protagonisti che parlano come devono. Cioè, non potremo mai scrivere di una nave di pirati in cui il nostromo dice al marinaio: “Buon uomo, vuole per cortesia nettare il ponte del vascello” o di una partita di baseball nella quale un giocatore chiede all'arbitro: “Signore in blu, ritiene veramente che il lancio precedente fosse nell'area giusta per provocare la chimata strike”.
Meno che mai posso credere che Tramaglino Renzo, riferendosi a Don Rodrigo, si sia espresso verso Padre Cristoforo chiedendo Che dice di quel birbone?. Ma per piacere, “birbone”! Ma avrà detto “bastardo” o “maiale”…vista l'epoca (Tramaglino è uomo, si presume nemmeno troppo istruito, del 1600) posso pensare a “vile”. Ma “birbone”? No, non passa.

Certo, Manzoni non sapeva che un giorno ci sarebbe stato il cinema, con gli attori che parlavano con la loro voce e il loro accento, almeno in America. Era un uomo dell'800. Ma Shakespeare, allora? E Dante, che in 3 versi ci dice chiaro e netto dove vuole andare a parare: Nel mezzo del cammin di nostra vita/Mi ritrovai per una selva oscura/ E la diritta via era smarrita. Vaglielo a dire ai maestri del giornalismo anglosassone, che la storia del “Dove, come, quando e perchè” uno l'aveva già capita quando per mandarti in esilio bastava spedirti da Firenze a Ravenna?

Cosa c'entra il baseball (italiano) con Manzoni? Moltissimo.
Perchè come Alex ha castrato la possibilità che in Italiano venissero scritti romanzi per un 70/80 anni (direi fino agli “Indifferenti” di Moravia) così si è comportato chi è stato ai vertici del baseball italiano. Le fonti di comunicazioni sono state inaridite, i dati statistici custoditi gelosamente e resi disponibili solo a pochi eletti e il linguaggio è stato reso adeguatamente complicato, non si sa mai che il baseball potesse interessare a troppi.
Certo, lo sport del “bv, rl, so e pbc” appare difficile a molti. Normale che sia così. Ma lo sport in cui “un difensore in tuffo non arriva a raccogliere la palla e questo consente agli avversari di correre a punto” magari piace di più. Spero di spiegarmi, ma se non ce la faccio date pure del 'trombone' anche a me.

Il baseball è lo sport di tutti in America. Il “Vecchio Gioco”, la prima cosa che ha unito immigrati di lingue diverse, la prima cosa che ha permesso ad un Italiano (Joe Di Maggio) di essere noto pur non essendo “uomo d'onore”. E a renderlo uno sport 'per pochi eletti' ci dovevamo pensare noi, in Italia.

Già, ma a noi a scuola ci fanno imparare a memoria Manzoni….

Informazioni su Riccardo Schiroli 1195 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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