Gli azzurri al Pro Player Stadium

Giornata di riposo per la preolimpica

Mentre buona parte della squadra apre la giornata con una visita ad un grosso negozio di articoli sportivi, Dazzi, Buda e Bonci sono gli unici azzurri che accettano l’invito del coach del Miami Dade Community College Jim Mansilla, e si recano sul campus dell’università per un provino.
I giocatori arrivano alla sede dell’ateneo alle 13; il campo da baseball è esterno al campus, e purtroppo non abbiamo la possibilità di visitare la sede di uno dei junior college più importanti della Florida. Quando gli azzurri giungono al campo, trovano già alcuni giocatori dell’università che si stanno allenando, fra cui il lanciatore oriundo Giuseppe Norrito, che in questa stagione giocherà in serie A2 a Messina; Norrito va nel bullpen e ci fa assistere ad una sessione di suoi lanci, durante la quali possiamo ammirare la sua buona veloce e ottimo cambio. Dopo pochi minuti arriva Mansilla, e mentre i ragazzi si cambiano egli ci spiega come la sua squadra sia un po’ in subbuglio, perché due dei suoi migliori giocatori sono stati esclusi dal gruppo a causa di alcune violazioni al regolamento della scuola; in particolare, pare che i due non siano andati a due lezioni tenute, fra l’altro, da uno degli allenatori della squadra…insomma, non un modo particolarmente intelligente per fare strada nel mondo del baseball, e non solo. Il problema è che la sospensione dei due giocatori arriva proprio nel momento in cui Miami Dade si sta giocando la qualificazione ai playoffs della Southeastern Conference; il fatto che i due siano stati esclusi nonostante il periodo particolarmente importante dimostra come qui non siano fatte eccezioni alle regole che impongono ai giocatori universitari di essere prima di tutto studenti.
Dazzi va nel bullpen, e mostra a Mansilla il suo repertorio di lanci, ma deve limitare il numero di tiri avendo già lanciato il giorno precedente; nel frattempo, Buda e Bonci si uniscono ai ragazzi dell’università, che come ci dice Mansilla sono quasi tutti ispanici, e disputano una partita simulata in cui il lanciatore è il loro manager, un signore piuttosto anziano il cui braccio sembra essere però instancabile. Mansilla sembra essere abbastanza soddisfatto della prova degli azzurri, che hanno la possibilità di tornare a battere con le mazze di alluminio, e sembrano apprezzare la cosa; per loro, forse, ci sarà la possibilità di giocare per lo stesso college in cui hanno militato tanti grandi giocatori, anche italiani (un esempio è Beppe Massellucci) e di Major League, come Mike Piazza.
Mentre i tre cercano di mostrare il loro talento allo staff di Miami Dade, il resto della squadra, dopo una tappa al solito ristorante, si dirige al Pro Player Stadium di Miami, per assistere alla gara di apertura casalinga dei Marlins, contro gli Expos. Durante il viaggio verso lo stadio, per altro abbastanza lungo a causa del notevole traffico, ci rendiamo ancora una volta conto di come, in tante cose, gli americani sono davanti anni luce a noi; per esempio, sulle strade che passano vicino a della scuole ci sono delle luci che si accendono nelle ore di uscita dei ragazzi, invitando gli automobilisti a prestare più attenzione. Inoltre, sulla I 95 che percorre da Nord a Sud la Florida, dei segnali luminosi si accendono quando c’è un problema di viabilità, e suggeriscono a chi è al volante di sintonizzarsi su una particolare stazione radio, che spiegherà loro con precisione qual è il problema.
I ragazzi azzurri, e anche il vostro cronista, rimangono affascinati dalla vista, dall’esterno, del Pro Player Stadium; dentro, la vista è meno edificante: nonostante sia un giorno speciale, l’apertura casalinga, ci sono veramente troppi tifosi vestiti da seggiolini, come dicono da queste parti. 23 mila spettatori per l’opening day…un segnale netto della crisi dei Marlins. Putroppo la gara è poco interessante dal punto di vista competitivo, ma gli azzurri possono godersi lo spettacolo che fa di contorno alle partite di baseball negli USA, che non è meno importante della partite stesse; ad esempio, prima della gara la mascotte della squadra di Miami, il famoso Billy the Marlin, gira per il pubblico arrampicandosi sui gradini dello stadio, e insieme ad altri addetti spara con un cannoncino magliette dei Marlins fra la gente. Poi, la palla per il cerimoniale del primo lancio viene portata sul monte da un ‘uomo razzo”, simile a quello che aprì le Olimpiadi di Los Angeles nel 1984. A metà del terzo inning sul tabellone appaiono i nomi dei gruppi presenti alla partita, e viene fatto notare che nello stadio c’è l’”Italian Olympic Team”; un attimo di notorietà insperata per i ragazzi. Nel quarto inning il pubblico del Pro Player Stadium salta in piedi per quello che crede essere un fuoricampo di Mike Lowell, ma gli arbitri hanno un’idea diversa, e dopo una breve riunione chiamano una foul ball. Il manager di Florida Jeff Torborg impazzisce di rabbia, va in campo a protestare e viene espulso dopo aver scagliato a terra il cappellino in un gesto di stizza. Il pubblico inizia a lanciare oggetti in campo, e le squadre vengono fatte tornare nel dugout; la partita riprende solo quando la gente sugli spalti si è calmata. Qui (al contrario che in Italia), il lancio di oggetti in campo è un’occorrenza rarissima, e la nostra nazionale può diire di avere testimoniato ad un evento insolito.
I ragazzi azzurri entrano in pieno nello spirito americano, e accompagnano la visione della gara con uno spuntino a base di peanuts (le salatissime noccioline americane), e hot-dog;il fatto che ci sia vermente poca gente da una parte è un vantaggio, perché la Nazionale si può muovere liberamente e fare foto da ovunque. Alla fine della partita, di corsa la delegazione azzurra torna in albergo…domani c’è l’ultima amichevole della trasferta americana, contro una selezione dell’università di Florida Atlantic.

Informazioni su Matteo Gandini 704 Articoli
Giornalista pubblicista e collaboratore di Baseball.it dall’ottobre 2000, Matteo è un grande appassionato in genere di sport, soprattutto del mondo sportivo americano, che segue da 10 anni in modo maniacale attraverso giornali, radio, web e TV (è uno dei pochi fortunati in Italia a ricevere la mitica ESPN).Per Baseball.it ha iniziato seguendo le Majors americane. Ora, oltre ad essere co-responsabile della rubrica giornaliera sul baseball a stelle e striscie, si occupa di serie A2. Inoltre, nel 2002, per il sito e l’ufficio stampa FIBS ha seguito da inviato lo stage della nazionale P.O. in Florida, la Capital Cup e i mondiali juniores di Sherbrooke (Canada), il torneo di Legnano di softball, e la settimana di Messina, a cui ha partecipato anche la nazionale seniores azzurra. Nel 2003 è stato invece inviato agli Europei Juniores di Capelle (Olanda). Nel 2001 ha anche collaborato alla rivista “Tutto Baseball e Softball”.Per quanto riguarda il football americano, da 3 anni segue il campionato universitario e professionistico americano per Huddle.org, oltre ad essere un assiduo collaboratore alla rivista AF Post. Nel 2003 partecipa al progetto radio di NFLI, ed è radiocronista via web delle partite interne dei Frogs Legnano.Dopo aver collaborato per un periodo di tempo ai siti web Inside Basketball e Play it, nel 2001 ha seguito i campionati di basket americani (NBA e NCAA) per Telebasket.com, in lingua italiana e inglese. Ora segue la pallacanestro d’oltreoceano per Blackjesus.it.Più volte apparso come opinionista di sport americani a Rete Sport Magazine, trasmissione radiofonica romana, lavora stabilmente nella redazione di Datasport, dopo una breve esperienza in quella di Sportal.Nel 2003 ha lavorato anche per l’Ufficio Stampa delle gare di Coppa del Mondo di sci a Bormio.Ha 26 anni, è residente in provincia di Lecco e si è laureato in scienze politiche alla Statale di Milano. La sua tesi, ovviamente, è legata allo sport: il titolo è “L’integrazione dei neri nello sport USA”. Il suo sogno è dedicare tutta la vita al giornalismo sportivo, in particolare nel settore sport USA.

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