Cuba ha vinto con merito

Un'analisi della rassegna appena conclusa e dei suoi possibili sviluppi futuri

Alla fine, sembrano tutti contenti. Anche se qualcuno, segnatamente le nazionali di Stati Uniti e Giappone, che erano venute qui a Taiwan per vincere, lo e' solo dal punto di vista strettamente formale.
Ha vinto Cuba, infatti. E, bisogna che sia chiaro, con pieno merito.

Do personalmente grande credito a Higino Velez, un manager che personalmente ho visto solo vincere: a Parma nel 1995, a Cuba nel 1997 e quest'anno al Mondiale.
Velez ha rivoltato la mentalita' della nazionale di Cuba. Quando mai avete visto Omar Linares mettere per terra un 'bunt' di sacrificio? Bene, con Velez e' successo.
Ebbi con Higino un'interessante discussione dopo la mia visita a Cuba del 1997. Nella sostanza, io sostenevo che il baseball cubano era rimasto indietro e Higino mi guardava senza rispondere. Con l'introduzione delle mazze di legno, e l'alzarsi del livello con l'apertura ai professionisti degli altri paesi, Cuba ha sofferto una bruciante sconfitta all'Olimpiade di Sydney contro gli Stati Uniti, torneo nel quale i caraibici avevano perso anche contro l'Olanda nella fase eliminatoria. Insomma: Cuba era rimasta indietro.
Se ne e' accorta anche la federazione, che ha dato l'incarico di guidare la 'seleccion' per il Mondiale a un tecnico che aveva vinto le ultime 3 edizioni del Campionato Cubano e che, soprattutto, aveva vissuto per anni fuori da Cuba, a contatto con il resto del mondo.
Velez ha formato una nazionale con il meglio del meglio, ovvero anche i veterani Pacheco, Kindelan, Ulacia, German Mesa. A loro ha pero' abbinato giovani come Yasser Gomez ed Enriquez, tanto bravo da poter prendere in terza il posto di Linares, quando l'ex 'bimbo prodigio' ha sofferto una contrattura al polpaccio.
I risultati si sono visti. Cuba si e' in parte nascosta nella prima fase, occultando il suo asso Contreras al Giappone e presentandoglielo bello fresco e riposato in semifinale. Che per me e' la gara in cui Cuba ha vinto il Mondiale.
La finale e' stata molto interessante, ma onestamente questi Stati Uniti non avevano i lanciatori per affrontare Cuba, che difficilmente puo' essere messa in difficolta' da onesti mestieranti come i vari Phillips, Enochs, Shearn e Capuano.
Il discorso al riguardo della selezione americana e' articolato e cerchero' di renderlo semplice. Se la “Major League Baseball” decide che nessun giocatore sul roster dei 40 puo' giocare in nazionale, ben che vada i selezionatori americani perdono i migliori 500 giocatori del loro paese. Se poi ci sono agenti 'lungimiranti' che consigliano ai loro assistiti di “non andare a perdere tempo in Cina” (parole sentite con le mie orecchie ieri) o giocatori avidi che preferiscono 4 soldi delle 'Winter Leagues' a un Mondiale, allora temo di essere io, quello a cui sfugge il senso della competizione sportiva.
Per il Giappone e' diverso. Come la Corea, ha prodotto una selezione di assoluta eccellenza, per quanto limitata a giocatori giovani.
La numero uno dell'Asia e' risultata Taiwan, forse l'unica formazione presente (oltre a Cuba) ad aver veramente giocato con un 'Dream Team'.
Ci e' andata vicina anche l'Olanda, che aveva una grande squadra e che, con un po' di fortuna, avrebbe anche potuto arrivare in zona medaglia. Per inciso, gli olandesi tornano a casa delusi dal loro piazzamento tra le prime 8.

Secondo me il Giappone, come talento, era comunque la squadra numero uno. Il problema e' che contro Contreras puo' perdere chiunque, anche gli Yankees. Questo Giappone sarebbe interessante vederlo in una serie contro Cuba. Ma temo che questo non accadra'.

L'Ibaf preferisce infatti articolare la sua attivita' secondo criteri populistici: della serie: “lo sport e' l'oppio dei popoli”. Concetto che funziona benissimo a Taiwan o a Cuba, meno con i paesi che hanno a che fare con la potentissima 'Major League Baseball' e con i suoi diktat. Il Mondiale a 16 squadre e' molto bello e intrigante, ma con questa formula restera' sempre il rimpianto di non aver visto semifinali e finali disputate sulla base di una serie. L'Olimpiade a 10 che e' stata paventata potrebbe dover pagare il prezzo di una riduzione dei roster da 24 a 20 giocatori. Come dire alla 'Major League' di chiamarsi fuori, per il timore che i lanciatori vengano sottoposti ad un super lavoro. Speriamo che a Losanna a queste problematiche pensino con la dovuta attenzione.
Un mondiale a cadenza quadriennale, oltretutto, potrebbe avere piu' logica, se lo scopo e' farne davvero una rassegna del baseball del pianeta. Quel che e' certo e' che, costi quel che costi, il torneo deve rimanere collocato in Autunno, per evitare concomitanze con i massimi tornei di Stati Uniti e Giappone.

Tornando alla rassegna di Taiwan, concludo segnalando 3 giocatori che secondo me vedremo presto o tardi nelle 'majors' americane. Parlo del seconda base degli Stati Uniti Orlando Hudson (oggi in 'Triplo A' con i Blue Jays), ottimo battitore e formidabile corridore, dell'esterno destro del Giappone Takahashi (in Grande Lega giapponese con i Giants), un quarto in battuta con le caratteristiche atletiche del 'lead off', e dell'esterno sinistro di Taiwan Chen-Chin-Feng (in 'Doppio A' con i Dodgers). Al di la' delle classifiche ufficiali, le mie star del Mondiale sono loro.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1195 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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