Santiago: “Il baseball mi ha dato tanto”

Il veterano dei Giants parla della sua lunghissima carriera

Ho incontrato il ricevitore dei Giants di San Francisco Benito Santiago in una circostanza davvero curiosa.
Mentre mi preparavo ad intervistarlo, Livan Hernandez, il lanciatore designato come partente per quella gara, lo ha spinto dentro il magazzino e lo ha imprigionato con una cintura rubata dall’armadietto di Ramon Martinez. Si vedeva solo spuntare la testa di Benito e vi posso dire che non appariva felicissimo. Intorno a lui, tutti ridevano, compreso ‘El Gato Grande’ Andres Galarraga..
Benito ha risposto con una serie di parole in spagnolo che non ho capito, ma che certamente non erano troppo gentili. Livan, che rideva sempre più forte, lo ha liberato.
Aveva ragione nell’intervista di qualche tempo fa Livan: il fatto di lanciare non gli toglie il buon umore.

Ovviamente ho lasciato raffreddare Benito un attimo, prima di chiedergli se potevo intervistarlo.
Benito Santiago ha iniziato la sua carriera con i Padres di San Diego. Nel 1987 era stato nominato ‘rookie dell’anno’ della National League. Questo è il suo quindicesimo anno nelle Grandi Leghe come ricevitore.
Come si fa a resistere così tanto in un ruolo così faticoso? Seguo un programma di allenamento particolare quando il campionato è fermo. Di fatto, mi riposo solo un mese all’anno, in dicembre. Gli altri mesi lavoro.
Quando firmò per i Giants, Santiago aveva davanti a se 2 ricevitori, adesso è il titolare e ha ricevuto più di 100 partite quest’anno.
Come hai fatto? Non è che nessuno ti regali niente, sei tu che devi far succedere le cose. Certo, ringrazio la società che mi ha dato l’opportunità, ma soprattutto ringrazio me stesso. Sapevo di essere ancora in grado di giocare a questi livelli e preferisco essere qui che a Cincinnati. Amo questo sport.

Benito è famoso per essere in grado di far fuori un corridore rimanendo in ginocchio. E’ una scena esaltante, sembra che lo faccia a occhi chiusi.
Ci spieghi come fai? Sinceramente, non sono in grado di spiegarlo. So che c’è un cuscino e tiro verso quel punto. Ho anni di esperienza che mi aiutano a farlo. Ho anche un braccio che mi consente di farlo. Ma vorrei chiarire che non mi piace vedere ragazzini che mi imitano. Per loro non va bene, non hanno ancora la forza per tirare inginocchiati. Capisco questo spirito di emulazione, ma non sempre va bene fare quello che fanno i ‘pro’.
I Giants hanno un astro nascente tra i loro lanciatori, Ryan Jensen. Ho chiesto a Benito in che modo lo aiuta: Con lui faccio esattamente quello che faccio con gli altri lanciatori. Non lo tratto da matricola. Lavoriamo assieme. Il baseball non è uno sport individuale e il lanciatore mi deve aiutare.
Benito ha una grande passione per il gioco, che traspare dai suoi atteggiamenti sul campo: Ho già detto che amo questo sport. D’altra parte è l’attività che svolgo e che mi permette di dare alla mia famiglia il pane che mangiamo. Ringrazio Dio che mi ha dato il talento per farlo. Comunque, ormai ho smesso di prendere le cose come definitive. Sto già pensando al momento del ritiro. Non voglio allenare in Major, mi porterebbe troppo tempo lontano da casa. Mi vedo più come istruttore itinerante, così posso lavorare per 2 settimane e tornare a casa e rimanere magari altre 2 settimane. Vorrei anche aprire un camp di baseball a Portorico. Credo di poter allevare giovani ricevitori. Ho un’esperienza tale che mi sento di poter insegnare come si diventa giocatori.
Cosa ti piace in particolare del baseball? Il senso di famiglia, la gente. Tutta la brava gente che ho incontrato giocando a baseball. E poi tutto quello che mi ha dato di materiale. Da ragazzo in Portorico non mi aveva nemmeno sfiorato, ad esempio, l’idea che sarei salito su un aereo.

Da quei tempi Benito ha fatto molta strada. Ma c’è ancora molto da dare al baseball per lui.
Ha 36 anni, ma non sembra che tanti anni accucciato dietro casa base lo abbiano danneggiato.
I Giants, di sicuro, hanno bisogno di lui per qualificarsi alla ‘post season’.

traduzione di Riccardo Schiroli.

Informazioni su claire 65 Articoli
Claire Matthew è nata e cresciuta nella 'Marin County', poche miglia a nord di S. Francisco.Da bambina ha osservato a 'Candlestick Park' i vari Willie Mays, Willie Mc Covey e Juan Marishal esibirsi con la maglia dei San Francisco Giants. Così, dalla più tenera età, si è innamorata del baseball e ha iniziato a scambiare figurine con i suoi fratelli Chris e Paul.Successivamente il baseball è diventato una professione. Per 5 anni ha lavorato proprio per i Giants come 'coordinatrice degli eventi promozionali' presso l'ufficio 'vendita biglietti'.Il suo secondo amore sono le gare automobilistiche. Claire è stata coinvolta in competizioni di ogni livello, lavorando per diverse 'scuderie' come addetta alle pubbliche relazioni e alle sponsorizzazioni.Oggi è una libera professionista nel settore delle pubbliche relazioni. Il suo ufficio è a Greenbrae, nella California del nord. E' specializzata nell'organizzare eventi per la raccolta di fondi e nell'ottenere spazi sui media per le organizzazioni coinvolte negli eventi.E' la madre 'single' di Alison (20 anni) e Rhianna (19).

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