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“Non lasciamo morire questo nostro, amato baseball”

di Ruggero Bagialemani
Mancanza di dirigenti in grado di produrre un cambiamento, assenza di norme precise e altro ancora. Tutti dovrebbero fare un esame di coscienza. La FIBS dovrebbe imporre regole a cui le società devono adeguarsi. E intanto a Nettuno…
Vecchie glorie all'Acquacetosa: da sinistra Laurenzi, Trinci, Matteucci e Cultraro
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© Le Citt del Baseball

Leggo ogni giorno articoli e interviste che la redazione di Baseball.it produce accuratamente. Talvolta faccio anche qualche giro più ampio, navigando tra notizie vere e "fake news". Devo però dire che, da uomo di sport ed ex-atleta, fa davvero male vedere in che condizioni siamo ridotti. Tanti sacrifici, tante rinunce, vittorie, sconfitte, per arrivare al nulla. Non migliorare lo stato delle cose è una sconfitta della mia generazione: non siamo riusciti a produrre dirigenti di livello in grado di dettare le regole e impartire ordini per cambiare in meglio, sia il livello che la situazione dei nostri giovani. Non abbiamo il coraggio di dire loro la verità: siamo vicino alla morte del baseball e loro (i ragazzi), con questo sport, non avranno un futuro assicurato. Non si è capito, o non si è voluto capire, che bisogna iniziare tutto daccapo. E poco centrano gli sponsor (purtroppo nessuno investe nel baseball).
Tutti, e dico tutti, dovrebbero fare un esame di coscienza. Tutti dovrebbero adeguarsi alle proprie possibilità, senza correre il rischio di partecipare da spettatori e poi fallire dopo un paio di stagioni. La Federazione dovrebbe modificare i campionati cercando di far spendere il meno possibile alle società, giocare di più (siamo uno sport povero), sacrificarsi per qualche stagione e poi eventualmente alzare l'asticella ma non subito di colpo, un po' per volta. Ciò vuol dire radicare nella mente dei dirigenti la possibilità di poter migliorare anno dopo anno. Adesso con l'apertura dei comunitari, andremo incontro ad un ulteriore indebolimento del nostro movimento e dei nostri ragazzi. Sicuramente chi avrà la possibilità prenderà un giocatore già fatto piuttosto che uno da formare. A mio avviso il Consiglio Federale dovrebbe imporre le regole a cui le società devono adeguarsi. Ho sempre forti dubbi che si mettano d'accordo e sono anche certo che non ci sarà nessuna Lega. Nessuno ha voglia di uscire dal campionato italiano e perdere i posti in Europa (cosa direbbero allo sponsor?). Spero quindi che questa Federazione faccia una scelta drastica allineando tutti al progetto FIBS (se la FIBS ha un progetto), ricordando che i soldi sono pochi e che le squadre devono giocare.
E vengo al mio Nettuno. Una tristezza vedere la nostra storia calpestata senza rispetto. Non è giusto per tutte quelle persone che non ci sono più (giocatori, dirigenti, tifosi), coloro che hanno contribuito a far si che la nostra storia diventasse leggenda, come recitava un vecchio striscione che ha fatto epoca. Il bello di essere nettunese era di essere "poveri e vincere contro i ricchi", le grandi potenze del Nord, come Milano, Parma, Bologna, Rimini. Disputare battaglie epiche contro Grosseto, un'altra grande città che ha contribuito a scrivere la storia del baseball italiano, essendo dopo Milano, Firenze e Roma - in epoche diverse - insieme al Nettuno, le uniche squadre a portare il tricolore fuori dall'Emilia-Romagna. Questo era il Nettuno, Davide che batteva Golia. Una famiglia, tutti con un solo obiettivo. Davvero tutti per uno e uno per tutti. Vedere adesso due squadre è una sconfitta di tutta la comunità. Non vinceremo mai più dividendo le forze, si fa solo il gioco degli altri. Per non parlare poi delle emozioni vedendo (per esempio) Trinci da una parte, D'Auria dall'altra e mi dico ma come è possibile? Per non parlare poi dei coach, tutti schierati chi da una parte chi dall'altra... non so. Vorrei ricordare a tutti i giocatori o i ragazzi di Nettuno che il difficile è vincere proprio a Nettuno, non a Bologna, Rimini o San Marino dove trovano squadre gia formate e l'inserimento è molto più facile. Del resto sarebbe stato molto più facile per giocatori del calibro di Ubani, Taglienti, Masin (giusto per fare qualche nome) cambiare squadra e andare in un organico come ad esempio quello del Rimini doce c'erano Carelli, Ceccaroli, Mike Romano, oppure del Parma con Fochi, Valle, Bianchi, Tondi, Schianchi. Entrando in squadre così era molto più facile vincere e avemmo vinto di più anche noi. Invece abbiamo preferito restare a Nettuno, a lottare e raggiungere i risultati con la nostra squadra. Il difficile sta proprio nel prendere la squadra per mano, caricarla sulle spalle e guidarla alla vittoria e per fare questo ci vogliono attributi e cuore oltre l'ostacolo. Si va avanti soltanto con unione di intenti altrimenti saranno sempre e soltanto degli spettatori e non protagonisti del campionato Italiano.
Personalmente spero di vedere una sola squadra partecipante al massimo campionato ma soprattutto che il mio stadio torni a splendere di luce propria e soltanto per il baseball, come in passato e non per altri scopi. Agli Europei del 1991 due ore prima l'inizio della partita in programma alle 21 erano già presenti allo Steno Borghese per il riscaldamento almeno 5.000 persone. Uno spettacolo. Finali di tutti i tipi, partite storiche e memorabili, questo deve tornare ad essere il Nettuno Baseball altrimenti non ha senso continuare con i dispetti personali. Mi sono dilungato. Oggi è andata cosi. Troppo e tanto ancora ci sarebbe da dire. Speriamo solo di risollevare le sorti o fare comunque qualcosa di buono per il nostro sport.

 

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  1. 1Lorenzo RomaniScritto il 23 feb 2018 (10:48)

    Ciao Ruggero, da ex-giocatore di Roma ricordo la passione che si respirava dalle vostre parti. Ogni volta venire a Nettuno erano bastonate e si sentiva il senso di appartenenza dei giocatori. Ora ho smesso da qualche anno ma ho saputo delle diverse squadre che dividono la piazza nettunese. Una pazzia. Il movimento del baseball italiano non è mai riuscito ad essere unito oltre il campanilismo delle singole società e a ciò si aggiunge l'arroganza di pseudo-allenatori ignoranti che non hanno mai voluto formarsi e fare il salto di qualità necessario per insegnare ai ragazzi come si gioca a baseball e come si diventa veri atleti. La crisi economica ha poi fatto il resto levando quei pochi soldi che tenevano tutto in piedi. Personalmente non penso che il problema sia chiudere agli stranieri. Con il protezionismo non si va da nessuna parte nell'economia industriale e quindi nemmeno nell'economia dello sport. Il problema è culturale e, a fianco della giusta apertura dei mercati, dare alle società gli incentivi per formare atleti italiani, perché lo sport deve essere radicato sul territorio, dove deve avere un ruolo sociale. Va bene importare giocatori da fuori, a patto però di esportarne una pari quantità. Altrimenti è solo impoverimento. Non penso che ci sia più spazio ormai per il baseball in Italia. Tutti i livelli sono scesi paurosamente e sotto la A federale c'è il nulla totale.

  2. 2marco borriScritto il 25 gen 2018 (22:16)

    E' già morto. 40 anni fa era il momento di fare determinate scelte, ne sono state fatte altre e gli inevitabili risultati sono questi, uniformi da Major League per campionatini degni di un torneo dopolavoristico. Adesso è solo questione di tempo, in attesa che le ultime generazioni di trentenni e quarantenni accusino sintomi di sciatalgia, poi tutto sarà "game over" perchè dietro c'è il nulla. Buonanotte e sogni d'oro

  3. 3Carlo NaldoniScritto il 24 gen 2018 (20:08)

    Se mi è consentito devo esprimere assenso convinto a molte delle cose dette dal leggendario Ruggero Bagialemani che tantissimo ha dato al baseball italiano. Mi riferisco soprattutto a quanto dice nella prima parte della sua nota che, devo dire, coincide in parte con quanto da me inviato alla redazione di baseball.it a proposito delle considerazioni di Mino Prati che non condivido. Credo che il ragionamento che fa Bagialemani sia da tenere nella massima considerazione anche se personalmente credo che dobbiamo prima di tutto chiarire le intenzioni di alcune società che, secondo me, devono prendere il coraggio a 4 mani e fare il salto della lega professionistica per liberare il movimento da condizionamenti e zavorre che lo stanno portando a fondo. Mi associo inoltre all'affermazione che la FIBS debba prendere saldamente in mano le redini del movimento stabilendo regole che costringano le società ad adottarle perchè emanate per la rinascita del baseball in Italia. A volte di fronte al pericolo di un fallimento e di una caduta la cosa migliore è arretrare per ripensare a tutto, riprogettare e prendere la spinta per un nuovo slancio rifondativo del movimento complessivo, a cominciare dalle giovanili e cercando di raffreddare il più possibile la spesa complessiva. Solo così anche io credo che si possa tornare a pensare in grande, non facendo però il passo più lungo della gamba come nell'ultimo decennio che purtroppo, forse anche al di là dei proponimenti della passata dirigenza. Carlo Naldoni, Presidente del Baseball Godo

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