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Tommasin Padova, una stagione in chiaroscuro

di Sergio Simionato
Budget ridotto, la tegola del Plebiscito, qualche infortunio di troppo, il discreto apporto degli stranieri. Note positive: l’impiego di tutto il roster, il rendimento di diversi rookie e lo spirito di gruppo. Ora il focus è sul dopo Aluffi
Francesco Aluffi non  stato confermato alla guida del Padova: e ora?
Francesco Aluffi non stato confermato alla guida del Padova: e ora?
© Lorenzo Bellocchio (FIBS.it)

Con il cappotto incassato dal Novara in Coppa Italia si è conclusa la stagione 2017 del Tommasin Padova, una stagione contrassegnata da risultati certo non eclatanti ma che ha dato spunti di riflessione alla società biancorossa.
Le premesse, all'inizio, lasciavano in qualche modo presagire le difficoltà effettivamente poi riscontrate in campo, anche se in corso d'opera sono intervenuti ulteriori fattori che hanno pesantemente condizionato il rendimento della squadra guidata da Francesco Aluffi. Una stagione partita con un budget ridotto rispetto all'annata precedente ma con un progetto ben chiaro nella testa di manager e dirigenza della società patavina, ovvero la crescita dei giovani. Mantenuto il gruppo di italiani che risiedevano in zona (Medoro, Pacini etc.), sono stati infatti aggregati alcune giovani promesse con scarsa o nessuna esperienza nel massimo campionato come Marinig, Sanson e altri. Il roster è stato poi completato da stranieri di provata esperienza che potessero in qualche modo contribuire non solo ad innalzare il tasso tecnico della squadra, ma anche aiutare i nuovi ragazzi nel loro processo di crescita dentro e fuori dal campo.
La malasorte da una parte e la penosa burocrazia del bel paese dall'altra ci hanno messo lo zampino ed i piani ben congeniati hanno subito giocoforza modifiche in corso d'opera. Inizialmente la questione dominante è stata quella della chiusura del diamante di casa del Plebiscito, sia per le partite che per gli allenamenti, in seguito ad una denuncia di un automobilista la cui vettura è stata colpita da una pallina. Nel vuoto governativo che contraddistingueva la città di Padova in quel periodo (giunta decaduta e commissario alla guida della città) ha trovato spazio la paura di alcuni burocrati che, a scanso di equivoci, hanno pensato che lo stadio patavino fosse divenuto improvvisamente insicuro, nonostante da anni vi si svolgessero gli incontri di tutte le categorie di baseball e softball (lo scorso anno anche una partita della nazionale contro la Spagna). Un inconveniente, questo, che ha obbligato la squadra di patron Tommasin a richiedere ospitalità a Vicenza per partite casalinghe ed allenamenti di battuta per circa tre mesi.
Poi ci si è messa di mezzo la sfortuna, con alcuni infortuni (su tutti quello che ha costretto Marco Sandalo a terminare precocemente la stagione) che hanno costretto manager Aluffi a buttare nella mischia, prima del previsto, i giovani giocatori alla loro prima esperienza nel massimo campionato. Teahen è stato spostato forzatamente in terza base ed in prima ha esordito Sanson (ruolo nel quale si è alternato alle volte con capitan Pacini).
Sul fronte lanciatori la scelta degli stranieri non è stata particolarmente felice, con Novoa che ha mostrato un rendimento al di sotto delle attese e che mal si è integrato con il gruppo, tanto da essere stato tagliato in corso d'opera.
Tra le note positive della stagione c'è stato l'impiego costante del 19enne Fabiani come lanciatore italiano partente (con risultati molto buoni anche in prospettiva futura) ed il positivo rendimento del duo Tebaldi-Crepaldi.
Tra i giocatori di ruolo, l'apporto degli stranieri si è visto più nello spogliatoio che in campo; Teahen, Perdomo e Montalbetti (ottimi per qualità ed approccio), infatti, hanno contribuito molto ad accompagnare i rookie patavini nel loro percorso di crescita. L'apporto in campo è stato però solo discreto, con la sola eccezione forse di Perdomo, di gran lunga il migliore del lotto e la cui assenza per infortunio ha pesato non poco nella fase centrale della regular season. Ci si aspettava un po' di più da Teahen nel box di battuta, visti i nobili trascorsi; probabilmente ha pagato i due anni di inattività e il buon livello dei pitcher stranieri partenti delle squadre avversarie.
Nota di merito particolare per capitan Pacini, quest'anno più che mai utility player e sempre un esempio da seguire per i propri compagni.
In conclusione, guardando al classico bicchiere mezzo pieno, le cose positive da sottolineare sono il largo impiego di tutti i giocatori del roster e l'unità di un gruppo che ha tenuto mentalmente nonostante non fosse premiato dai risultati in campo.
L'altra faccia della medaglia, invece, mostra giocatori ancora non pronti al palcoscenico più importante del baseball italiano. Ragazzi che debbono lavorare ancora moltissimo per poter affrontare alla pari le corazzate del campionato. Per la prossima stagione, al netto di eventuali modifiche del campionato IBL, sarebbe già bello riuscire a rimanere davanti a realtà quali Parma e Novara. Il desiderio di migliorarsi, in questi ragazzi c'è come pure la voglia di lavorare che non manca. Bisognerà comprendere quale sarà il budget a disposizione e chi sarà il manager al timone della squadra, dato che il pur bravo Francesco Aluffi non è stato confermato.

 

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