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World Baseball Classic 2017, gli USA sul tetto del mondo

di Andrea Tolla
Capolavoro della squadra americana che vince per la prima volta il titolo con un roboante 8-0 al favoritissimo Portorico davanti a 51.000 spettatori. Marcus Stroman MVP. Il manager Jim Leyland, che ha plasmato un roster vincente, verso la Hall of Fame
La festa americana dopo l'ultimo out della finale del Classic 2017
La festa americana dopo l'ultimo out della finale del Classic 2017
© Worldbaseballclassic.com

La partita che non ti aspetti. Il dominio assoluto degli USA sul Portorico, 8-0 il finale, ha due chiavi di lettura. Una porta a Marcus Stroman, autore di una prestazione maiuscola e aiutato da una difesa impeccabile nei pochi momenti di difficoltà, come ad esempio nella seconda ripresa quando, subito dopo aver concesso una base per ball a Beltran, sulla linea Crawford-Kinsler-Hosmer si innesca il doppio gioco che consente di pulire le basi. Alla fine dei conti, nei primi 6 inning, Stroman ha affrontato ed eliminato 18 battitori. E qui nasce la riflessione sulla seconda chiave di lettura, quella che vede sul banco degli imputati l'attacco del Portorico, che è parso il fantasma di quello ammirato finora.
Appena 5 giorni fa lo stesso Stroman è stato impiegato come partente nel secondo turno del Pool F, quello che determinava l'accesso alle semifinali, proprio contro Portorico. La storia andò molto diversamente visto che allora, in 4.2 inning lanciati, il partente in forza ai Toronto Blue Jays aveva subito 8 valide ed 1 base per ball, commesso 4 errori e realizzato appena 2 strike-out, mettendosi sulle spalle 4 dei 6 punti complessivi realizzati dai caraibici che alla fine avevano vinto 6-5. Stiamo parlando di nemmeno una settimana or sono e rispetto ad allora di diverso c'è solo la location: il Petco Park allora, il Dodger Stadium oggi.
Polveri bagnate dunque per le mazze del Portorico, che giungevano a questo appuntamento da imbattuti. Il girone di qualificazione era stato archiviato con l'11-0 al settimo contro Venezuela (manifesta superiorità), 9-4 al Messico e 9-3 all'Italia. Il secondo turno si apre con il 3-1 alla Repubblica Domenicana, prosegue con il 6-5 agli USA e si chiude con il 13-2 al Venezuela, e la semifinale vede i caraibici eliminare l'Olanda 4-3. Una cavalcata esaltante, ma alla fine insufficiente per aggiudicarsi il titolo. Il valore aggiunto dei "terrible 3" Javy Baez, Francisco Lindor e Carlos Correa, rispettivamente 24, 23 e 22 anni, che quattro anni fa non erano ovviamente nel giro della Nazionale, è mancato nel momento più importante del torneo.
Tornando alla finale, al settimo inning finalmente l'attacco portoricano realizza la prima valida, un doppio, con Angel Pagan. La successiva visita sul monte di Jim Leyland porta Stroman ad abbandonare il monte di lancio, rilevato da Sam Dyson e salutato dall'ovazione degli oltre 51.000 spettatori presenti al Dodger Stadium. Alla fine il 25enne partente americano sarà nominato MVP. Nel frattempo l'attacco degli States non era stato certo a guardare ed aveva realizzato già 7 punti. Il partente di Portorico, Seth Lugo, nonostante un doppio di Yelich al primo e una base per ball concessa a Hosmer in apertura di secondo inning, era rimasto in controllo per le prime due riprese ma nella terza il singolo di Lucroy seguito dal fuoricampo di Kinsler concede agli USA i primi due punti del match. Il giovane lanciatore dei Mets accusa il colpo e nonostante una base per ball e un colpito, riesce a chiudere l'inning senza ulteriori danni. Mentre Stroman prosegue la sua corsa, al quinto Lugo torna a soffrire. Un singolo di Kinsler e la successiva base per ball a Jones portano Rodriguez a visitare il monte, ma la decisione di lasciare il lanciatore al suo posto consente a Christian Yelich a realizzare il singolo del 3-0. Joe Jimenez, pitcher "All-Star Future 2016" in quota all'organizzazione dei Tigers (per il secondo anno consecutivo "Tigers Minor League Pitcher of the Year "), rileva Lugo e limita i danni ma non può evitare che entri il 4-0 grazie ad un singolo di Andrew McCutchen che porta a casa Yelich.
Altri due punti arriveranno nella parte alta del settimo inning che si apre con Jose Berrios, giovane lanciatore dei Twins, che dopo due rapidi out si complica la vita con un singolo di Arenado, un colpito su Hosmer e una base per ball su McCutchen. J.C. Romero rileva Berrios ma si becca il singolo di Brandon Crawford e viene rilevato da Hiram Burgos, 29enne dell'organizzazione dei Brewers, che subisce il singolo di Giancarlo Stanton per il provvisorio 7-0. Il lancio pazzo che fa avanzare Crawford e Stanton in terza e seconda base, e la successiva base per ball su Lucroy non provocano altri danni ed un "flyout" di Kinsler chiude l'inning. L'ultimo punto della partita arriva all'ottava ripresa con il singolo di McCutchen su Alex Claudio che porta a casa Arenado, mandato in base con un singolo da un lancio di Burgos. La partita non ha più molto da dire. Alla fine Portorico chiuderà il match con 3 valide battute contro le 13 degli americani, fallendo così per la seconda volta consecutiva l'appuntamento con la finale.
Quattro anni fa il solo raggiungerla venne festeggiato come un evento, ma questa volta i caraibici non erano una sorpresa e la sconfitta è una cocente delusione. Al contrario gli USA che hanno iniziato il WBC tra mille difficoltà, compresa quella di comporre un roster affidabile (le franchigie non lasciano i loro giocatori molto volentieri in questa fase della stagione), sono usciti alla distanza, hanno saputo imparare dalle due sconfitte crescendo come squadra. Una menzione particolare va al 72enne Jim Leyland, capace di plasmare questo roster nel quale all'inizio non in molti credevano e regalandosi così l'ennesimo tassello di una carriera da manager strepitosa. Le World Series vinte nel 1997 con i Florida Marlins (in gara7 all'undicesimo inning contro i Cleveland Indians), i 3 titoli di Manager of the Year, due in National League (1990 e 1992 con i Pittsburgh Pirates) e uno in American League con i Detroit Tigers nel 2006 sono le altre gemme di una carriera che gli spiana la strada verso la Hall of Fame.

 

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