Baseball.it

Dieci, cento, mille schermi: il Classic come risorsa

di Luigi Giuliani
Il World Baseball Classic visto come un possibilità di aggregazione: una riflessione su comunicazione e territori per dare un senso locale alle gesta globali della nostra Nazionale
Il manager azzurro Mazzieri in conferenza stampa
Il manager azzurro Mazzieri in conferenza stampa
© MLB.com

Noi e il Classic: la sveglia puntata alle tre, la notte che avanza, il bagliore dello schermo della televisione o del computer, la stanchezza, ma anche l'incredulità, l'emozione per dei ragazzi che sono laggiù a battersi su un diamante contro le migliori squadre del mondo. Certo, si respirano sentimenti e opinioni contrastanti: la sufficienza ("Il Classic non è un Mondiale, è un meccanismo per fare soldi"), il nazionalismo ("Ma ci sono pochi italiani, a parte Maestri, Liddi, Colabello, Poma, Vaglio, Chiarini, Crepaldi..."), l'ironia ("Morris, DeMark... non sembrano esattamente tipici cognomi abruzzesi...), contrastano con il grido di chi all'ultima valida di Andreoli alle sette di mattina urla la propria gioia su Facebook.
Proviamo a prenderla da un altro verso e ad allargare il discorso: questo Classic è una risorsa. E non mi riferisco ai pur importanti benefici in termini di esperienza e di carriera che ne trarranno i giocatori che militano in IBL e quelli che giocano oltreoceano, né alle somme importanti che finiranno alla Federazione in caso di passaggio del turno della Nazionale. Vorrei invece provare qui a impostare il discorso dal basso, partendo dalle nostre realtà, dai centri e dalle periferie della geografia del baseball italiano. E per farlo vorrei raccontarvi la mia Italia-Venezuela, la partita che ho vissuto sabato sera davanti a uno schermo insieme ai ragazzi dell'under 18 e le loro famiglie, ai dirigenti e ai tecnici della Libertas Perugia, ai giocatori della Promos Perugia che quest'anno non ce l'hanno fatta a iscriversi alla serie C.
Un minimo d'organizzazione, un locale disponibile, uno schermo gigante, una cena conviviale, pasta al forno, salsicce e gli occhi increduli di adolescenti che vedono per la prima volta all'opera giocatori di cui ignoravano persino l'esistenza. Perché non sanno chi sia Liddi. Né Cervelli. Né Mazzieri. Ragazzi che da anni con sacrificio ed entusiasmo si allenano e giocano nei campionati regionali ma che a scuola hanno compagni che non hanno mai sentito parlare di baseball mentre sanno tutto della Juve, del Milan o del Perugia Calcio. E ragazzi che vengono da altri Paesi per i quali magari il baseball è un retaggio famigliare che rischia di sbiadire nell'apatia e l'indifferenza dell'Italia di questi anni.
D'accordo, l'Umbria è una realtà marginale nell'orizzonte del baseball italiano, una regione con una storia recente fatta di defezioni (giocatori, dirigenti, intere società scomparse) e problemi (ormai è rimasto un unico diamante nella regione, quello splendido ma in pericolo di Pian di Massiano). Una contrazione in termini di attività e tesserati contro cui lottiamo quotidianamente nelle scuole, negli uffici, sul campo, e che certamente si registra anche in altri luoghi in Italia. Ma qui a Perugia vogliamo provare a usare il Classic come risorsa. Creare momenti di visione collettiva, di festa, di analisi. Vogliamo vederlo insieme, parlarne, scriverne. E provare a fare lo stesso con la IBL, quando inizierà il campionato, con le partite del Padule nella massima serie a solo un'ora e venti di macchina da qui.
Perché -ed è questa la riflessione che oggi, sulla scia delle gesta della nostra Nazionale, voglio proporre- in quest'Italia dove la crisi degli sport minori si inserisce in un quadro di difficoltà economiche e di degrado sociale, i nostri sforzi dal basso (dei tecnici, dei dirigenti, di chi ama questo gioco) vengono in gran parte vanificati anche dalla marginalità della comunicazione intorno al baseball.
Si dice che sia difficile "vendere" baseball in Italia. Gli sforzi anche importanti della Federazione, di chi lavora nei periodici nazionali e locali o in testate giornalistiche online come la nostra -a mio avviso- devono fare i conti non tanto con un "prodotto" lento, fatto di regole non immediatamente comprensibili, ma con un'egemonia (e qui i più avveduti sanno da dove proviene il termine), quella del calcio, che si sposa nei fatti (ne è veicolo e allo stesso tempo contenuto) con interessi economici legati a una visione del mondo culturalmente, socialmente e ideologicamente omologante. Il baseball può presentarsi allora come lo sport della diversità, che rompe gli schemi del pensiero unico imperante, il gioco dell'alterità. È un discorso che deve nutrire le realtà di chi è dentro il baseball e che allo stesso tempo deve circolare là fuori fra chi di baseball non sa nulla. E se la comunicazione -che deve essere il collante che tiene insieme il tutto- fa fatica a diffondere il baseball dall'alto (o nella dimensione orizzontale della Rete), è necessario che dai territori ci si "appropri" degli eventi che possono darci visibilità, in linea con una visione -che è anche politica- dal basso del nostro sport. Dieci, cento, mille schermi: cominciamo a "usare" questo Classic e questa IBL (sì, sì, lo so, con tutte le loro problematiche, con tutti i loro difetti), facciamone uno strumento di crescita, un ingrediente per creare quell'humus indispensabile a rinsaldare il baseball lì dove è ancora fiorente, a farlo tornare a vivere nelle grandi città dove è ormai una realtà testimoniale e a portarlo nelle province dove non è mai arrivato.

 

Licenza Creative Commons È consentita la diffusione in qualunque forma degli articoli e dei dati pubblicati sul sito www.baseball.it.
Tuttavia si richiede che la riproduzione sia completa e non parziale, che comprenda nome, cognome dell'Autore e pagina web dell'articolo riprodotto.
COMMENTA L'ARTICOLO
Il commento prima di essere visibile dovrà essere confermato attraverso l'indirizzo e-mail inserito nel modulo

  1. 1Leo marchiScritto il 14 mar 2017 (20:07)

    Ricorderai che un anno nel Rimini giocò, dopo essere stato scartato dalla Major League, Jason Simontacchi. Venne anche convocato in nazionale e andò alle olimpiadi del 2000 giocando come italiano. Quando ritornò in America ad un giornalista che gli chiedeva se si sentiva veramente italiano, rispose che lui era grato all'Italia per averlo fatto giocare, perchè con gli Stati Uniti non sarebbe mai stato convocato e che avendo fatto una buona prestazione si era riguadagnato la fiducia (e l'ingaggio) di una squadra di MLB; ma che lui era soltanto americano e che dell'Italia baseball non gli interessava niente. Lo stesso Cervelli, che ha il padre italiano, nel primo WBC scelse di giocare per l'Italia perchè avrebbe avuto possibilita di giocare; mentre il Venezuela non lo avrebbe neanche messo fra i convocati. Lui stesso ha dichiarato pochi giorni fa che era ritornato a giocare con l'Italia per gratitudine.

  2. 2Stefano ManziniScritto il 14 mar 2017 (14:59)

    Mi scusi Giuliani, devo avere frainteso i suoi discorsi e probabilmente ha ragione lei dicendo che bisogna formare una nazionale peculiare, quale miglior occasione del WBC, crede che chi ha giocato quelle partite sia passato inosservato, crede che quei signori dietro casa base con i cappellini e i pass in bella vista fossero spettatori? Non ho mai visto spettatori col cronometro e taccuini per appunti. Mi dispiace non poterle dire tutto, chiaramente venato d'amarezza, d'altronde come potrebbe essere diverso se tutto gira attorno all'ETERNA questione degli oriundi, anche al WBC. I bambini/ragazzi mollano questo dannato sport perchè è difficilissimo e dopo 5/6 anni di allenamenti, senza ottenere risultati preferiscono lasciare, se poi alla mancanza di miglioramenti aggiunge la panchina forzata per scarso rendimento senza averne colpa, che passione potranno avere i nostri ragazzi. Strana concezione, si pretende o si vorrebbe il massimo, spendendo il minimo, purtroppo è un prodotto che non è ancora in produzione e non solo nel baseball. Un "prodotto" che costi poco, che duri e che figuri bene non l'hanno ancora inventato, quindi bisogna accontentarsi. Se vuole la Ferrari (non mi sto riferendo a me) deve pagarla, altrimenti deve farsela prestare o viaggiare con la cinquecento, magari fatta negli Usa, ma rimane sempre una 500. Un cordiale saluto anche a lei

  3. 3Luigi GiulianiScritto il 13 mar 2017 (23:44)

    Buonasera Manzini, capisco i suoi ragionamenti (venati di amarezza) sull’eterna questione degli oriundi, ma, fermo restando che – come lei sa benissimo- il Classic non è esattamente un mondiale ma una manifestazione sui generis gestita dalla MLB (con tutte le conseguenze del caso, non ultima quella per noi di dover schierare giocoforza una Nazionale “peculiare”), pensavo che il senso della mia riflessione fosse chiaro: il WBC o l’IBL, così come sono, rappresentano comunque il vertice di una piramide che in Italia ha una base sempre più ridotta e deteriorata e quindi pericolante. Ma proprio per questo, proprio per la situazione in cui versa il baseball italiano, è fondamentale che quelle manifestazioni, che sono le uniche oggigiorno a poter dare un minimo di visibilità al nostro sport nei media italiani, abbiano dei riflessi positivi sul movimento in termini di diffusione, di consolidamento dell’esistente e di allargamento della base. Invitavo dunque a sfruttare questa finestra che ci viene offerta ogni quattro anni per far vedere del baseball di altissimo livello giocato da italiani (o da figli o nipoti di italiani, ma questo è un altro discorso…) ai nostri ragazzi, creando le occasioni per rafforzare il senso di gruppo –vorrei dire di comunità- nelle nostre squadre. Lei, anche per il suo passato di grande giocatore, ha forse colto solo l’inizio del mio ragionamento prendendone spunto per delle (legittime) osservazioni sulla Nazionale e sui talenti nostrani che ne rimangono esclusi. Le dico subito che son d’accordo con lei, ma mi sembra che lei stia parlando della Nazionale e del Classic come di una meta per i migliori giocatori italiani, mentre io ne ho parlato come di un mezzo che possa far crescere tutto il movimento. In Italia ogni anno ci sono tantissimi ragazzini che abbandonano il baseball anche dopo aver giocato per anni, ragazzi che magari sulla soglia dell’adolescenza lasciano il guantone per gli scarpini da calcio. Questi ancor giovani ex-giocatori finiscono col disinteressarsi per sempre di baseball: non rimangono neanche tifosi e smettono di “consumare” baseball in ogni sua forma, anche perché di baseball, fuori dei campi da gioco, ce n’è poco o niente. Anni e anni di lavoro di tecnici e dirigenti finiscono nel nulla, mentre tutti noi ci impoveriamo. E non credo che questo accada perché in Nazionale vengono chiamati più o meno italiani di Brooklyn, ma per un complesso insieme di fattori che non possiamo elencare qui. Lei ha ragione, il problema dei giovani giocatori di élite esiste ed è importante, ma riguarda varie decine di persone in tutt’Italia. A me preoccupa invece il destino delle migliaia di ragazzi che scompaiono completamente dall’orizzonte del baseball italiano. È una questione di prospettiva. Avere una visione dal basso –soprattutto in momenti come questo- vuol dire concepire l’intero sistema del baseball italiano, vertice compreso, in funzione della base, e cogliere ogni opportunità per alzare il “tasso di baseball” dentro e fuori dai campi da gioco. Ecco perché credo che sia anche importante trasformare le partite sugli schermi in esperienze di vita, in emozioni da condividere in gruppo, in storie che dicano qualcosa di importante ai nostri ragazzi, alle loro famiglie, a chi gioca ancora e a chi ha appeso gli spikes al chiodo. Perché se non coltiviamo la presenza del baseball nell’immaginario dei ragazzi e più in generale della società avremo sempre meno giocatori in campo e spalti sempre più vuoti. Un saluto cordiale.

  4. 4Stefano ManziniScritto il 13 mar 2017 (19:09)

    Buonasera Giuliani, ci saranno sicuramente commenti che riguardano i sufficienti, i nazionalisti e gli ironici, mancano quelli accademici, non so se sia la parola giusta, ma si riferisce a tutti quei fenomeni che hanno frequentato l'accademia. Dove sono? Dal 2002 anno più anno meno, fino ad ora 2017, tutti qui giocatori che avrebbero "firmato" per le franchigie, quelli che avrebbero dovuto essere l'ossatura della Nazionale, che fine hanno fatto? In 16 anni sono riusciti a tirare fuori "solo" Maestri? I fenomeni di Gasparini, Clemente, il figlio di Fraccari e tutti gli altri ora ventenni o forse più dove sono? Come mai sul monte ho visto un Luis Lugo, 22 anni, A e A+ e riprese lanciate 2.1? Per favore, a 22 anni se sei americano e anche mancino devi essere in major o li vicino, quindi le conclusioni le tiri lei. Sembro una persona che parla con invidia vero? Non parlo con invidia, non ne ho mai avuto bisogno nella mia carriera e non ho più l'età e le qualità per essere invidioso, parlo con la conoscenza di chi c'è passato, di chi ha dovuto lottare con oriundi penosi e nettamente inferiori non solo a me ma a tanti giocatori italiani della mia "epoca". E' una storia che si ripete, non finirà mai, è 45 anni che continuiamo con questa menata. Mi permetta di dirle che avrebbe dovuto essere una nazionale composta completamente da italiani che fossero dell'accademia o meno, non per patriottismo, ma per visibilità. Se fossero stati dell'accademia, avrebbero fatto il loro dovere e in questi anni gli hanno fatti lavorare per questo motivo. Avrebbero dovuto inserire 4-5 lanciatori oriundi professionisti con i controcoglioni, di quelli che tirano 95 mph e hanno delle curve che sembrano dei fazzoletti che cadono dal tavolo. Il wbc è una vetrina del baseball mondiale, è una specie di torneo di Viaregio per il calcio e io chi mando? Dei vecchi rincoglioniti dai 34 ai 37 anni e giovani americani che a 25-26 anni sono ancora in A o AA? Che aspettative possono offrire i dirigenti di questa federazione? Glielo dico io, quando la posta in gioco è "alta" per modo di dire, chiamano gli americani e gli italiani vanno a loro spese, pieni di speranza a fare allenamento a Grosseto, ricorda? Quando il torneo è un po' più semplice tutti italiani, come una sagra di paese. I dirigenti dovrebbero vergognarsi, non aprire la family house o come c...o si chiama e i giocatori avere un po' più di amor proprio e orgoglio. Cordialmente, Stefano Manzini

  5. 5StefanoScritto il 13 mar 2017 (17:35)

    10, 100, 1000 schermi... dici bene, sempre però che sugli schermi ci sia qualcosa da vedere di aggregante. Sky, in tre partite per 12 ore di trasmissione con oltre 60 interruzioni pubblicitarie non ha raccolto uno spot che fosse uno. La RAI trasmette l'IBL solo se l'Home Team si accolla le spese che la TV, per la quale noi paghiamo un canone obbligatorio, sostiene per realizzare la trasmissione. A scuola, a mio figlio chiedono un extra obbligatorio per le lezioni di freesbee, quando le società di baseball della zona (Rimini) ogni anno e a proprie spese regalano centinaia di ore agli Istituti per divulgare e promuovere (e possibilmente acquisire nuovi tesserati) lo sport del baseball! Io temo che la situazione sia arrivata al punto, come succede giocando a Risiko quando anche se peschi il Jolly nulla puoi fare contro un avversario che dispone di cento carri armatini, di non ritorno.

20 nov 2017
Italian Baseball League

Pillisio verso la Presidenza del Rimini

17 nov 2017
Italian Baseball League

San Marino ha scelto Mario Chiarini

17 nov 2017
Major Leagues

Carlos Beltran dice addio al baseball giocato

16 nov 2017
Major Leagues

MLB, Molitor e Lovullo eletti manager dell’anno

15 nov 2017
Major Leagues

A Judge e Bellinger il “Rookie of the Year”

14 nov 2017
Mercato

Anche Sambucci torna a Parma

12 nov 2017
Italian Baseball League

E' stato Nanni a dire basta

10 nov 2017
Italian Baseball League

San Marino-Nanni, è già finita

10 nov 2017
Major Leagues

I bomber della Major, ecco i Silver Slugger 2017

10 nov 2017
Varie

Spring-training all’italiana: parte la “Pizza League”

9 nov 2017
Mercato

Ricardo Paolini al Parma

8 nov 2017
Major Leagues

Addio Roy: il mondo del baseball piange Halladay

4 nov 2017
Mercato

Torna a casa Poma

2 nov 2017
Major Leagues

“Houston, non abbiamo un problema ma finalmente l’anello”

30 ott 2017
Major Leagues

Una folle gara-5 porta gli Astros a un passo dal trionfo

27 ott 2017
Major Leagues

Goodbye New York: Girardi lascia gli Yankees

26 ott 2017
Major Leagues

Incredibili Astros, 11 riprese per mettere ko i Dodgers

26 ott 2017
Baseball.it Awards

"Baseball.it Awards 2017", la corsa continua...

25 ott 2017
Major Leagues

World Series roventi, ai Dodgers la prima sfida

23 ott 2017
Major Leagues

Houston raggiunge Los Angeles alle World Series

22 ott 2017
European Baseball Series

L'Italia non concede il "tris"  

21 ott 2017
European Baseball Series

Bis azzurro nelle European Series

21 ott 2017
European Baseball Series

Olanda battuta, la “giovane Italia” di Gerali brilla a Verona

20 ott 2017
Major Leagues

Dodgers alle World Series dopo 29 anni, Cubs al tappeto

19 ott 2017
Nazionale

"Gibo" Gerali: la mia Italia


_______
Redazione Baseball.it

BASEBALL.IT è una testata giornalistica online regolarmente registrata al Tribunale di Bologna che si avvale della collaborazione volontaria e a titolo gratuito di giornalisti, esperti e semplici appassionati il cui obiettivo principale è quello di raccontare il baseball italiano e internazionale.

Licenza Creative Commons

Tutti i contenuti di BASEBALL.IT sono pubblicati sotto la licenza "Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia".
Se anche tu desideri collaborare ed entrare a far parte del nostro staff, contattaci con l'indicazione degli argomenti specifici su cui ti piacerebbe contribuire.
È consentita la diffusione in qualunque forma degli articoli e dei dati pubblicati sul sito www.baseball.it. Tuttavia si richiede che la riproduzione sia completa e non parziale, che comprenda nome, cognome dell'Autore e pagina web dell'articolo riprodotto.

© 1998-2017 - Baseball.it di Alessandro Labanti | Reg. n° 7419 del 26/3/2004 Tribunale di Bologna - Direttore Responsabile Filippo Fantasia - Privacy Policy