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Claudio Scerrato, i miei 60 anni nel baseball

di Davide Bartolotta
Dall’esordio come juniores a manager della squadra tirrenica: domani è il compleanno di colui che oggi è anche scout dei Philadelphia Phillies. “Il mio sogno? Vedere un giocatore di Nettuno riuscire ad arrivare in Major"
Claudio Scerrato
Claudio Scerrato
© FIBS

Una passione che non accenna a smettere. Sessant'anni vissuti a pane e baseball. Giocatore, allenatore e anche talent-scout, tutto questo è Claudio Scerrato che di questo sport ha fatto la sua vita. Domani spegnerà la sua sessantesima candelina e Baseball.it ha voluto ripercorrere le tappe fondamentali della sua attività.

Come è nato questo amore per il baseball?
Non so se lo sai, ma i fratelli Lauri sono i miei zii. Nel mio caso si può dire che sono nipote d'arte. Il baseball l'ho respirato fin da piccolo e giocavo già all'età di 5 anni. Una passione che è nata in maniera naturale con me, giocare a baseball è stato un po' come imparare a camminare.

Tutta la trafila nelle giovanili, poi a 15 anni l'esordio con il grande Nettuno
L'esordio in prima squadra è stato improvviso. Come tanti a quel tempo praticavo un doppio sport: d'inverno giocavo a calcio e d'estate a baseball. Avevo 15 anni e stavo giocando con la juniores quando arrivò Gianpiero Faraone che chiamò me e Sergio Morville da parte e ci disse che ci avrebbe aggregato con il roster della prima squadra. Io e Sergio esordimmo insieme contro la MobilCasa, ci chiamavano la "batteria più giovane d'Italia". Era il 1972, Giocai un paio di inning e feci due strikeout. L'anno dopo giocai in maniera stabile con la prima squadra, vincemmo il campionato e chiuso con 1,55 pgl, con il titolo di miglior lanciatore del campionato. Una grande soddisfazione per un ragazzo di 16 anni. Quell'anno poi ci fu anche la Coppa Campioni a Nettuno con la più grande rissa a cui io abbia mai assistito dopo che con una scivolata a casa base Pietro Monaco ferì il ricevitore del Madrid. Sembrava non finisse mai e poi fui chiamato sul monte a chiudere quella partita negli ultimi due inning e vincemmo. Subito dopo quella partita sono stato chiamato in nazionale e esordì durante l'Europeo giocando anche la finale.

Nella tua lunga carriera da giocatore, quale ricordo ti è rimasto più impresso?
Sicuramente la vittoria dello scudetto nel 1973 e la finale contro Ronchi dei Legionari. Quella partita la inizio Alfredo Lauri, ma un po' il freddo e un po' forse non era in giornata, fui chiamato a sostituirlo dopo due inning. Lanciai tutto il match e ti puoi solo immaginare la gioia per un ragazzo di 16 anni che si ritrova a vincere lo scudetto con il Nettuno lanciando l'ultima palla: i compagni che corrono ad abbracciarti, la felicità le lacrime. Un ricordo stupendo.

Finito di giocare resti nel mondo del baseball e diventi anche manager del Nettuno
La mia intenzione è stata sempre quella di fare il pitching coach. Certo nelle giovanile ho allenato, ma non era nei miei progetti quello di diventare manager. Poi c'è stata questa opportunità in cui il Nettuno aveva bisogno della mia figura e sono stato anche contento di quello che ho fatto perché siamo riusciti ad arrivare ad una partita dai playoff nonostante i tanti problemi societari che c'erano nel 2013.

Giocatore, allenatore e anche talent scout
Ho Iniziato a fare lo scout con i Seattle Mariners nel 2000 e ho proseguito con loro fino al 2008 poi dal 2008 ad oggi lavoro con i Philadelphia Phillies. Ho firmato ragazzi importanti come Francesco Imperiali, Giuseppe Mazzanti e Alex Liddi e lui, naturalmente, è quello che mi ha dato più soddisfazione. E' un grandissimo giocatore e averlo fatto firmare e vederlo in Major League è stato un vero orgoglio.

Sono tanti i ragazzi che continui a visionare e che iniziano la loro avventura negli USA. Nel 2016 hanno firmato Leonardo Colagrossi, Alessandro Ciarla e Ludovico Coveri, che futuro vedi per questi ragazzi?
Alex Liddi fisicamente era un ragazzo più preparato ed è partito due anni prima e questo conta. Su Leonardo Colagrossi i Phillies hanno investito su di lui anche per l'operazione alla spalla e ora è in completo recupero. Vuol dire che gli allenatori credono in lui e che può arrivare ad un ottimo livello. Io ci come scout ci credo. Come battitore potrebbe fare la scalata, ma purtroppo nelle Minor per arrivare in Grande Lega ci vogliono anche altri fattori che non si possono prevedere adesso. Spero che cresca sempre più. Ludovico Coveri è buon lanciatore dotato di un'ottima velocità tra 92-93 miglia ed è un buon punto di partenza. Alessandro Ciarla ha grandissime potenzialità di crescere, devo solo rendersi conto dell'opportunità che ha davanti per fare questa scalata. Ci vuole una grande dedizione per arrivare Major League e impegnarsi ogni giorno al 100% nel baseball perché ci sono una quantità impressionante di giocatori che provano la scalata fino in Major League e quindi appena sbagli un anno ti mandano a casa. Il mio sogno è vedere un giorno un giocatore di Nettuno riuscire ad arrivare in MLB.

 

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