Intervista a Daniel Newman

Lo “zingaro” intervistato sulla prossima avventura olimpica

Parlare di Daniel Newman nato a San Diego, California, è ormai difficile, dal momento che è quasi più italiano che americano e in Italia è già da diversi anni.
Lo “zingaro”, come è stato definito per aver militato in tante squadre di città diverse, e come anche lo stesso Daniel Newman ama definirsi con un sorriso, ha iniziato a giocare in Italia nel 1989 a Novara, quindi è passato per due anni a Roma, nel '92 va a Ronchi dei Legionari, fa due stagioni col Riccione, '95 e '96 col Verona per tornare nel '97 a Ronchi, nel '98 è a Milano per approdare in queste ultime due stagioni '99 e 2000 a Parma.
Con la Nazionale italiana lavora e gioca da tre anni, avendo lanciato nel '98 agli ultimi Mondiali, nel '99 alla Coppa Intercontinentale in Australia e in questo anno 2000 allo Spring Training con gli Expo's Mets a marzo in Florida e appunto all'Haarlem week in Olanda.

Con lui parliamo dell'Italia che andrà alle Olimpiadi di Sydney.



Cosa pensi della Nazionale italiana di baseball?

Siamo più potenti che nel '98, ma è impossibile per me fare un paragone con la squadra prima di quell'anno perché non facevo ancora parte della nazionale..



Tecnicamente com'è l'attacco di cui dispone?

Siamo forti nel box di battuta, ma dobbiamo ancora metterci a posto: ci sono tanti ragazzi con piccoli problemi fisici da smaltire per ottenere il meglio



E le partite in Olanda, non sembra l'attacco abbia brillato…

In Olanda mi è sembrato di vedere molti giocatori con la testa rivolta soltanto ai play-off e quindi scarsamente concentrati. Il valore delle partite olandesi direi che è quindi assai relativo. Però vedo inseriti molto bene i nuovi convocati in questo nuovo gruppo.



Tanti nomi e volti nuovi ci sono quest'anno, cosa ne pensi?

Sì, è un buon gruppo dove tutti sono stati chiamati ad occupare il posto che meritano per le loro peculiari caratteristiche. Direi che non ci dovrebbero essere le solite polemiche sulle convocazioni del manager Ambrosiani, questa volta, il quale ha una grande responsabilità: fare di questo buon gruppo un gruppo competitivo per l'Australia.



Dove è più forte questa Italia?

Più forti … siamo più forti sul monte e in difesa, direi. È soltanto due anni che siamo tornati a giocare con le mazze di legno, e il legno è difficile.



Sono le tue prime Olimpiadi …

Sì, per me sono le prime Olimpiadi. Sono molto emozionato, ma anche orgoglioso di rappresentare l'Italia che dopo 10 anni è come fosse il mio Paese.



Sei già stato in Australia, che ricordo hai?
Ho visto il villaggio olimpico a novembre, con molte cose ancora da finire. Tutto molto bello, e per me sarà un divertimento, sia perché parleremo la stessa lingua, sia perché Sydney è molto simile alla mia città, San Diego.



Cosa può e cosa deve fare l'Italia nel torneo?

In generale, puntiamo per prima cosa a vincere 2 partite, anche se sarà importante giocare bene con tutti. Ma in particolare con l'Olanda e con il Sud Africa dobbiamo vincere; loro sono al nostro livello. Gli altri sono più forti.



Come si classificherà?

Se ci classifichiamo terzi, saremo una grande sorpresa. Ma anche entrare nelle prime quattro come nel '98, con possibilità di andare a medaglia sarebbe una gran cosa. Il baseball è strano: non è impossibile vincere, con forti lanciatori, che abbiamo. Il problema sarà fare punti.



E dopo per te?

Sarà forse l'ultimo torneo che giocherò con la Nazionale. Ho deciso di dedicare più tempo alla mia famiglia, a mia moglie e mio figlio, durante il tempo libero.



Vuoi lasciare un tuo pensiero sull'esperienza di questo periodo?

Una cosa spero fortemente: che non succeda come dopo le precedenti Olimpiadi, e cioè che dopo queste Olimpiadi di Sydney gli oriundi non vengano rispediti a casa, che il regolamento non cambi ancora impedendogli di giocare anche se restano … spero insomma che gli oriundi rimangano e che continuino a giocare.

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